La Grecia ha inventato la democrazia, oggi la insegna. La Germania ne faccia tesoro e l’Italia si svegli dal Renzismo

La Grecia ha inventato la democrazia, oggi la insegna. La Germania ne faccia tesoro e l’Italia si svegli dal Renzismo

di Maria Cristina Marroni  –

Tsipras - noi, i ragazzi della zia di Berlino
L’ultimo libro di Alexis Tsipras

Siamo alla vigilia di un cambiamento epocale nella nostra Europa, una metamorfosi politica innescata dalla Nazione che ha inventato la democrazia migliaia di anni fa e che oggi ha insegnato di nuovo ai professorini di tutto il continente cosa significa dare la parola al popolo.

Alexis Tsipras - Dinasty
Il Primo Ministro della Grecia

Il referendum greco ha sancito il ripudio dell’austerità imposta dalla Troika (si è chiesto ai cittadini di pronunciarsi sull’accettazione o meno delle condizioni capestro imposte dalle Istituzioni creditrici, cioè UE, BCE e FMI) e la vittoria del NO ha rappresentato un trionfo per il primo ministro Alexis Tsipras, considerata l’altissima percentuale di coloro che hanno votato NO (61,31%).

Appare fin troppo ovvio che la politica europea dell’austerità ha fatto crollare i PIL di molti Paesi, aggravando le problematiche interne e costringendo a sempre maggiori sacrifici da sopportare con la medicina delle infinite riforme (che dovrebbero nel lungo periodo aggiustare i conti).

Non è difficile constatare come i governi nazionali – obbedienti alle ricette finanziarie degli organismi centrali europei – si trovino in una drammatica situazione di svuotamento del consenso, con conseguenti reazioni popolari di repulsione per le politiche dell’Unione. La Grecia è solo la capofila di un rigetto che si allargherà a macchia d’olio.

Grillo, Salvini, Vendola con Tsipras
Il nuovo partito italiano pro-Tsipras

Gli ultimi tre governi italiani (Monti, Letta, Renzi) sono stati tutti addomesticati e commissariati dalla Troika, scaricando sul popolo le colpe e i conti da pagare: non occorre la sfera di cristallo per immaginare che i cittadini hanno sete di rivalsa e accorrono numerosi sotto le bandiere politiche dei populisti di ogni colore (Grillo, Salvini, Vendola, Civati-Fassina, ecc.).

Appare chiaro come il problema sia solo ed esclusivamente politico, e non invece economico. Non è un caso che l’inesigibilità del debito greco è stata una valutazione politica che sottende la volontà di punire la Grecia, non certo di darle una mano. Ora l’Europa, per sua colpa, si trova a dover fronteggiare il rischio di ulteriori ribellioni.

Renzi è un poveretto che non pesa nulla e che nemmeno viene invitato agli incontri che contano, ma sulle sue spalle si addensano tutte le colpe anche di Berlusconi, di Monti e di Letta, per aver recepito entusiasticamente le ricette disastrose richieste dall’Europa che hanno prodotto il pauroso crollo del PIL, la disoccupazione alle stelle, la crescita del deficit e l’aumento della povertà. Ciononostante le rassicurazioni sono sempre le stesse: tutto va bene madama la marchesa, le riforme le stiamo facendo e funzionano benissimo, l’Europa è contenta dell’Italia. Peccato solo che ad essere massacrati siano gli italiani.

E mentre la cittadinanza sopporta sacrifici enormi, i privilegi non vengono mai ridotti perché la classe dirigente nostrana continua a percepire stipendi superiori al Presidente Obama, mentre i salari medi sono i più bassi fra i Paesi dell’Europa occidentale. Una Nazione corrotta fino al midollo si è venduta l’interesse collettivo in cambio delle sue rendite di potere, acconsentendo al decadimento generalizzato della qualità della vita.

Ma l’Europa avrebbe potuto stabilizzare la crisi greca da molto tempo e con molte minori perdite (40 miliardi solo quelle italiane), se non lo ha fatto è solo perché ha voluto una prova di forza che adesso ha prodotto lo spezzarsi della corda, con il ministro greco Varoufakis che ha sancito una tremenda verità, cioè che i membri dell’Eurogruppo sono dei terroristi.

Le imminenti elezioni in Spagna e in Portogallo molto probabilmente risentiranno dell’onda lunga del referendum greco (che soffierà come un vento favorevole ai partiti che si oppongono a questa Europa), fornendo una lezione democratica contro la retorica europeista che minaccia sfaceli finanziari per coloro che non si allineino al pensiero unico (che prevede di bypassare completamente la volontà popolare e l’opinione pubblica).

Oggi la patata bollente è sul tavolo della Merkel e di Hollande, con la Banca Centrale Europea che deve decidere se finanziare ancora le banche greche. Non è escluso che entro luglio si giunga al default della Grecia, se i Paesi creditori converranno che il suo fallimento e la conseguente uscita dall’euro siano più convenienti per essi stessi rispetto a continuare a finanziare Atene.

Tsipras - Abbiamo vinto
Tsipras mendica

Nel caso decidessero che ulteriori prestiti non servirebbero a risolvere la questione, ma prolungherebbero l’agonia accrescendo le perdite dei creditori che si ritroverebbero (come già accaduto) fra pochi mesi nella stessa situazione odierna, allora l’Europa potrebbe staccare il respiratore alla Grecia, di fatto cacciandola. In tal caso, probabilmente, Atene dovrà tornare alla sovranità monetaria e ad emettere la propria moneta nazionale, lasciando i creditori con un palmo di naso per aver subordinato la sopravvivenza di un popolo alla rigida sostenibilità finanziaria dei conti pubblici.

Vero è che fuori dalla zona euro si sta benissimo, come insegnano l’Ungheria, la Polonia (dove c’è una bella crescita economica, assenza di inflazione, disoccupazione di molto inferiore a quella italiana) e anche la Repubblica Ceca (con una crescita notevole, quasi zero inflazione, disoccupazione bassissima). Vero è che l’Unione Europea potrebbe vendicarsi della sberla democratica ateniese, così come è altrettanto vero che il popolo tedesco è rigidamente contrario a continuare a pagare i greci.

E non bisogna tralasciare che i Paesi che già hanno sopportato anni di sacrifici (come l’Italia e la Spagna), probabilmente non accetterebbero di pagare il conto della Grecia che non vuole saperne di fare altri sacrifici. Per cui ove si accordassero ulteriori regali ad Atene anche Italia e Spagna pretenderebbero lo stesso trattamento di favore. E questo sarebbe fisicamente impossibile.

C’è fortunatamente chi fornisce una lettura storica della situazione attuale, offrendo una precisa e ragionevole via d’uscita: il famoso economista francese Thomas Piketty, il quale accusa direttamente la Germania di miopia e di assenza di memoria.

Thomas Piketty
L’economista Thomas Piketty

Piketty ricorda come la Germania è in assoluto “l’esempio principe di un paese che nella sua storia non ha mai pagato i suoi debiti pubblici. Né dopo la prima né dopo la seconda guerra mondiale. Pretese che fossero altri a pagare (…) Se sento i tedeschi di oggi che dicono di avere un approccio molto morale alla questione dei debiti e che sono fermamente convinti che i debiti debbano essere pagati mi viene da dire: ma questa è una vera barzelletta! Proprio la Germania è il paese che non ha mai pagato i suoi debiti. Come fa a dare lezioni ad altri paesi?.

L’economista sottolinea che “L’Inghilterra, la Germania e la Francia si sono tutte già trovate nella situazione della Grecia di oggi, erano gravate da un debito addirittura maggiore. Ci sono sempre stati molti modi di cancellazione dei debiti e non solo uno, come Parigi e Berlino vogliono insegnare ai greci. La storia ci insegna che uno stato con alti debiti ha due possibilità per saldarli. Il primo è quello seguito dal Regno Unito nel XIX secolo dopo le guerre napoleoniche costate una fortuna. Si tratta del metodo lento, quello che si consiglia oggi anche alla Grecia (…) il secondo metodo è assai più rapido. La Germania l’ha sperimentato nel XX secolo. Essenzialmente consiste di tre componenti: inflazione, una imposta straordinaria sui patrimoni privati, e tagli ai debiti.

Piketty spiega: “Lo stato tedesco dopo il ’45 era indebitato per una somma pari al 200% del suo PIL. Dieci anni dopo di quel debito rimaneva ben poco, l’indebitamento era sceso al 20%. Anche la Francia conseguì un risultato analogo nello stesso periodo. Una riduzione dei debiti di questa entità non sarebbe stata possibile con le sole politiche di bilancio che oggi consigliamo alla Grecia. Al contrario le nostre due nazioni applicarono la seconda soluzione impiegando le tre componenti di cui dicevo ivi incluso il taglio dei debiti. Pensi alla Conferenza sul debito che si tenne a Londra nel 1953, in cui il 60% dei debiti esteri tedeschi furono annullati, cosa che consentì di ristrutturare il debito interno della giovane Repubblica federale. In quella decisione non c’entravano le considerazioni morali, si trattava di una valutazione razionale di politica economica. Si valutò correttamente che dopo grandi crisi che comportano grandi debiti arriva prima o poi un momento in cui bisogna pensare al futuro. Non si può pretendere dalle nuove generazioni di pagare per decenni le colpe dei padri. Ora è chiaro che i greci hanno commesso gravi errori. Fino al 2009 i governi di Atene hanno truccato i loro bilanci. Per questo tuttavia la giovane generazione dei greci non ha una responsabilità maggiore di quella dei giovani tedeschi degli anni ’50 e ’60. Ora dobbiamo guardare avanti. L’Europa fu fondata sul fatto che si sono dimenticati i debiti e che si è investito sul futuro. E cioè non sull’idea della penitenza eterna. Non possiamo dimenticarlo”.

Parole che pesano e che suscitano più di qualche riflessione, come la stilettata seguente: “Se negli anni Cinquanta avessimo detto a voi tedeschi che non avevate riconosciuto fino in fondo i vostri errori sareste ancora lì a pagare i vostri debiti. Per fortuna siamo stati più intelligenti”.

L’ipotesi di gettare fuori la Grecia dall’euro non entusiasma Piketty: “Se cominciamo a buttare fuori le nazioni, la crisi crescente di fiducia in cui si trova oggi l’eurozona è destinata ad aumentare. I mercati finanziari si rivolgerebbero subito al prossimo paese e questo sarebbe l’inizio di una lunga agonia in cui rischieremmo di sacrificare sull’altare di una politica del debito conservatrice e irrazionale il modello sociale europeo, la sua democrazia, la sua stessa civiltà.

L’economista francese smonta pure la presunta generosità della Germania, la quale “finora ha guadagnato con la Grecia in quanto le ha accordato crediti per un tasso di interesse piuttosto elevato”.

La soluzione al problema viene suggerita da Piketty: Abbiamo bisogno di una conferenza sull’insieme dei debiti europei come fu fatta dopo la Seconda Guerra Mondiale. Una ristrutturazione del debito non è solo inevitabile per la Grecia ma in molti altri paesi europei. Abbiamo appena perso sei mesi in trattative del tutto poco chiare con la Grecia. Ci sarebbe bisogno di una nuova istituzione democratica europea, che decida sul livello di debito ammissibile per evitare una nuova crescita del debito stesso. Potrebbe essere per esempio una camera parlamentare europea, come emanazione dei parlamenti nazionali. Le decisioni di bilancio non possono essere sottratte ai parlamenti. Sottrarsi alla democrazia come oggi sta facendo la Germania insistendo sui meccanismi di regolazione del debito degli stati stabilite a Berlino è un errore madornale. Se negli scorsi anni le decisioni europee fossero state prese in modo democratico ci sarebbe oggi in tutta Europa una politica del risparmio meno restrittiva.

Sebbene la situazione sia molto delicata e complessa, nessuno deve dimenticare che “la crisi finanziaria ha cambiato molte cose. Dobbiamo superare gli egoismi nazionali”.

L’economista francese conclude scuotendo il popolo tedesco: “è così orgoglioso del suo successo che pretende di dare lezioni a tutti gli altri. Questo è un po’ infantile (…) ora la Germania deve voltare pagina, altrimenti la sua posizione sulla questione del debito diventerà un pericolo serio per l’Europa. Quelli che oggi vogliono cacciare la Grecia dall’eurozona finiranno nella pattumiera della storia. Se la cancelliera vuole garantirsi il suo posto nella storia, così come fece Kohl con la riunificazione, deve impegnarsi a trovare una posizione comune che risolva la questione greca e dare vita a una conferenza sul debito che ci permetta di ricominciare da zero”.

Per quanto ci riguarda, invece, l’Italia deve svegliarsi, la sua remissività è costata moltissimo in termini sociali e di scollamento dei tessuti connettivi del Paese. La Grecia, oggi al pari di duemila anni fa, ha ancora molto da insegnarci in termini di democrazia, di dignità e di orgoglio nazionale.

E quel che è peggio, abbiamo da imparare pure dal nostro stesso antico Impero romano che costruiva strade, acquedotti, teatri, migliorando significativamente la qualità della vita delle popolazioni conquistate, a differenza dell’Unione Europea che invece sta disgregando lo Stato sociale (o “welfare state” che dir si voglia).

Renzi selfie con Merkel
Renzi si fa un selfie con la Merkel

Altro che “cambiare verso”! Il verso di Renzi è sempre quello dei suoi predecessori: a corpo morto dalla parte della finanza internazionale, della Troika, dell’austerità, contro il popolo, contro la democrazia, contro la Costituzione, contro i diritti elementari di cittadinanza.

Persino Schulz, il presidente del Parlamento Europeo e leader del Partito Socialista Europeo, nonostante promettesse politiche economiche espansive per favorire il lavoro e la solidarietà, si è schierato senza vergogna per il SÌ al referendum, anche lui tradendo le radici della sinistra europea che da sempre è a favore dei lavoratori e dei diritti dei più deboli.

La sinistra tedesca della Merkel e di Schulz, la sinistra italiana di Renzi, la sinistra francese di Hollande, da socialdemocratiche si sono tramutate in turboliberiste a trazione finanziaria. Una eterogenesi dei fini che sconcerta e che spaventa: tutti a parole democratici, tutti nei fatti a difesa dei poteri forti anche al prezzo della macelleria sociale.

marroni
Maria Cristina Marroni

Ma la riscossa dei popoli europei è partita proprio dalla terra greca, dove gli eroi dell’antichità (come Leonida Re di Sparta) hanno insegnato al mondo che si combatte a testa alta per la propria gente anche quando si è certi di perdere, anche quando le forze nemiche sono soverchianti, per difendere la dignità e l’orgoglio, per difendere la civiltà dalla barbarie della tecnocrazia e della finanza senza scrupoli che hanno decretato la subalternità del lavoro, la fine della solidarietà, la morte dello Stato sociale.

One Response to "La Grecia ha inventato la democrazia, oggi la insegna. La Germania ne faccia tesoro e l’Italia si svegli dal Renzismo"

  1. Antonio   8 luglio 2015 at 9:01

    bellissimo articolo…oggi dovremmo sentirci tutti Greci e al diavolo la Germania

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