Il cancro di Teramo è il PD che non fa autocritica

Il cancro di Teramo è il PD che non fa autocritica

di Christian Francia  –

Teramo va a fondo con Brucchi e Manola
Teramo va a fondo con Brucchi e Manola

Il palazzo trema e la sedia del sindaco di Teramo traballa: prima Gianni Chiodi, consigliere regionale di Forza Italia, critica Maurizio Brucchi, sindaco di Forza Italia; poi Paolo Gatti, consigliere regionale di Forza Italia, critica Brucchi a sua volta. È la certificazione del fallimento dell’attuale giunta comunale.

Ma il PD teramano che fa? Invece di piangere sulle proprie incapacità, sul fatto di non essere riuscito ad intercettare il vento favorevole che soffiava per il PD nel 2014, invece di mettere in campo una operazione verità, una seria ed ineludibile autocritica sugli uomini che hanno affondato il partito al 16,5% alle elezioni amministrative dello scorso anno, nello stesso giorno nel quale il PD sfiorava il 41% alle contestuali elezioni europee, cosa combina il PD? Critica Brucchi sostenendo che pure i capibastone del centrodestra si sono resi conto che la Giunta comunale fa schifo.

Allora la domanda è: se la maggioranza di Brucchi fa schifo e amministra malissimo la città di Teramo, l’opposizione del Partito Democratico annichilita dalle urne quale giudizio merita? Quantomeno lo schifo al quadrato. Se la maggioranza non ha idee il PD ne ha ancora meno, se la maggioranza non ha soldi (e quei pochi rimasti se li intasca), la minoranza del PD non interloquisce, non propone, non trova finanziamenti e non fa nemmeno da tramite con la Regione e con il Governo nazionale entrambi guidati proprio dal PD.

In buona sostanza, il PD si ritiene immune da difetti e si impedisce masochisticamente di costruire una alternativa credibile per il futuro della città. Continua a mettere Manola Di Pasquale sugli scudi, come se esistesse ancora un futuro politico per colei che ha battuto ogni record negativo del centrosinistra cittadino, contribuendo a far nascere numerose liste civiche che erano di centrosinistra e che ciononostante non l’hanno votata nemmeno al ballottaggio del giugno 2014 pur essendo di centrosinistra e pur avversando Brucchi in modo integrale (una disgregazione mai vista prima).

Con simili presupposti il centrodestra può dormire sonni tranquilli, può persino mettere degli scarafaggi sugli scranni assessorili, può rimpastare, fare e disfare fino alle calende greche, tanto il PD è come una mummia che si vieta persino ogni dialogo con coloro che furono i due campioni di voti della coalizione di centrosinistra alle precedenti elezioni comunali del 2009: cioè Giovanni Cavallari e Valdo Di Bonaventura (entrambi inspiegabilmente relegati ai margini).

Con uno scenario del genere non c’è da stupirsi di nulla se il peggio è di casa a Teramo, se il PD non ha una guida, non ha un segretario provinciale (Minosse non esiste), non ha un segretario comunale (Maurizio Angelotti è evanescente), non ha una linea politica, non ha una strategia, non ha nemmeno un simpatizzante (e gli ex simpatizzanti sono inorriditi dalle macerie di quello che fu un partito).

Frattanto volano gli stracci nel centrodestra: Chiodi denuncia lo sfacelo (C’è molto da registrare, serve una gestione più autorevole) e invoca l’azzeramento della Giunta Brucchi, il quale resta muto e annichilito dal fuoco amico.

Gatti assegna uno zero in comunicazione alla Giunta comunale – composta per quattro decimi da suoi uomini – affermando: “il problema principale non sta tanto nei fatti, quanto nella percezione dei cittadini”. Cioè a dire: quel poco che si riesce a fare nelle pietose condizioni attuali la Giunta non riesce nemmeno a comunicarlo, nonostante tutti i media tranne “Il Fatto Teramano” siano sdraiati, oppure amici oppure non ostili all’Amministrazione comunale.

Gatti, ovvero il padrino degli asini che siedono a palazzo comunale, ha dichiarato: “Si può fare molto meglio, ma soprattutto nella percezione che si dà ai cittadini. Non c’è molto feeling in questo momento tra amministrazione e città, bisogna recuperare un rapporto. Ma, ripeto, più che nei fatti il problema sta nella percezione”. Cioè a dire: i miei assessori sono delle mezze calzette e sono pure antipatici, tanto che anche i miei elettori mi riferiscono di quanto siano scarsi. Ma possiamo migliorare, tanto dall’altra parte c’è il PD, cioè il vuoto.

Incapace di cogliere la propria insignificanza, tanto che la maggioranza è costretta a farsi delle autocritiche visto che il PD non le fa nemmeno il solletico (e visto che nonostante il consenso di Brucchi sia ai minimi storici quello del PD non ne beneficia né poco né punto), il Partito Democratico cittadino è partito baldanzoso all’attacco: “tutto il centrodestra riconosce il fallimento politico e amministrativo ma nessuno se ne assume le responsabilità. Bene, le responsabilità sono di tutti coloro che hanno appoggiato Brucchi e continuano a farlo tentando però di differenziarsi per un futuro accreditamento, come entità diverse, verso gli elettori. Noi non lo consentiremo. Stare con Brucchi vuol dire condividere il suo modo di governare e chi lo fa in futuro non potrà che essere il naturale proseguimento di questa giuntina che sta gradualmente demolendo la città e i cittadini. Se svolta dev’esserci, come auspica Chiodi, può essere solo la svolta della città attraverso le dimissioni del sindaco ed un ritorno alla volontà degli elettori prima che sia davvero troppo tardi”.

Purtroppo non è esattamente così: le responsabilità sono soprattutto di chi non ha saputo opporsi a Brucchi negli ultimi cinque anni ed è stato bocciato dai teramani nel 2014 nonostante la città abbia espresso la voglia di cambiare ed abbia costretto il sindaco uscente al primo ballottaggio della storia cittadina (che il PD è riuscito incredibilmente a perdere).

Talmente ridicolo, il PD, che Brucchi non gli ha nemmeno risposto. Del resto chiedere di tornare alle urne dopo la batosta del 2014 significa avere perso ogni pudicizia, considerato pure che frattanto il PD non ha messo in evidenza nessuno che abbia la statura culturale, politica e relazionale da riuscire ad aggregare una possibile maggioranza.

Difatti, se anche si votasse oggi, il PD chi avrebbe da opporre a Brucchi? Topo Gigio? Manola? Tommaso Navarra? Oppure il solito papa straniero come Mauro Di Dalmazio (nel caso realizzi la transizione al centrosinistra)?

Ma il colmo è che sia lo stesso Chiodi, dopo aver criticato Brucchi, a replicare alle farneticazioni del PD: “Ci saranno difficoltà in questa amministrazione, ma niente a che vedere con ciò che potrebbe combinare il Pd teramano, il più debole d’Abruzzo se non d’Italia”. Sante parole.

Da ultimo si è svegliato pure Paolino Tancredi, il quale ha ribadito come ci sia bisogno di un rilancio serio dell’attività e soprattutto di comunicazione”. Ma guarda che strano: tutti i capibastone convengono che la maggioranza comunale comunica male.

Non sarà mica che sono un branco di incapaci e pure antipatici? Non sarà mica che ci sono forze di opposizione del tutto estranee al PD (che ci schifa molto più di Brucchi) come “Teramo 3.0” che hanno rivoluzionato il modo di comunicare la politica ai cittadini e che hanno dimostrato carte alla mano con analisi puntuali e studio quotidiano che finalmente esiste una opposizione che mette a nudo le deficienze di chi malauguratamente ci governa?

One Response to "Il cancro di Teramo è il PD che non fa autocritica"

  1. WYATTEARP   7 luglio 2015 at 20:16

    Come Si diverte a sparare sulla Croce Rossa! intendo PD.
    Ma sinceramente non Le fa un po’ pena?
    Al sottoscritto, inizialmente, dopo il famigerato 16% vincente facava molta rabbia; adesso solo ed esclusivamente pena.
    La prego, per carità, non mischi più il nome di Giovanni Cavallari con certa gente, le persone per bene hanno il diritto di essere trattate “da sole”.

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