Io, ateo, d’accordo con il cardinal Bagnasco

Io, ateo, d’accordo con il cardinal Bagnasco

di Christian Francia  –

Cardinale Angelo Bagnasco
Il Cardinale Angelo Bagnasco

La notizia mondiale è che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dato il via libera ai matrimoni gay in tutti i 50 Stati che compongono gli USA. La sentenza ha stabilito che il matrimonio è un diritto garantito dalla Costituzione americana anche alle coppie omosessuali.

Ciò comporta che tutti gli Stati dovranno consentire a due persone dello stesso sesso di sposarsi e dovranno altresì riconoscere i matrimoni omosessuali contratti in qualsiasi parte degli USA. Obama ha dichiarato: “Grande passo verso l’uguaglianza”.

In tema di matrimoni omosessuali è nota l’avversione del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), del quale conservo con cura il discorso di apertura ad Assisi dell’assemblea dei vescovi di qualche mese fa, laddove ha riaffermato la centralità della famiglia tradizionale, toccando tutti i temi dell’attualità.

Sui matrimoni gay, Bagnasco si rassegni, perché non è possibile difendere i sacrosanti diritti della famiglia rifiutando i diritti di coloro che vogliono stare insieme e vogliono vedersi riconosciuta la possibilità di istituzionalizzare il loro legame. Che un gay non abbia la possibilità di lasciare in eredità la propria casa al suo compagno, oppure che incontri difficoltà nell’assistenza sanitaria solo perché lo Stato non riconosce il suo legame è cosa incivile e indegna di un Paese occidentale che si fondi sui diritti dell’uomo.

Ciò premesso, non si può non riconoscere alle parole del cardinal Bagnasco la forza della verità almeno sotto sette profili (compiutamente espressi nel discorso di Assisi), i quali dovrebbero suscitare più di qualche preoccupazione nei politici che ci governano:

1) La Famiglia, che è “patrimonio e cellula dell’umanità”, “soggetto portante della vita sociale”, “sorgente di futuro”. “La famiglia – come definita e garantita dalla Costituzione – continua ad essere il presidio del nostro Paese, la rete benefica – morale e materiale – che permette alla gente di non sentirsi abbandonata e sola davanti alle tribolazioni e alle ansie del presente e del futuro. Famiglie, vi ringraziamo a nome nostro, come Pastori, che ben conoscono i sacrifici che fate ogni giorno con dignità ammirevole; vi ringraziamo – nessuno si adombri – anche a nome del Paese, perché siete titolo di onore e di speranza per la nostra Terra. Si parla a volte di “familismo” italiano: se gli eccessi non fanno bene in nessuna cosa, il forte senso della famiglia deve renderci fieri in Italia e all’estero”.

2) I figli, che “non sono oggetti né da produrre né da pretendere o contendere, non sono a servizio dei desideri degli adulti: sono i soggetti più deboli e delicati, hanno diritto a un papà e a una mamma”.

3) Il nichilismo, “annunciato più di un secolo fa, si aggira in Occidente, fa clima e sottomette le menti: “Manca lo scopo – scriveva Nietzsche –, manca la risposta, tutti i valori si svalutano” (Frammenti postumi 1887-88). A che cosa appigliarsi? Se manca lo scopo ideale, non si può rispondere alla domanda radicale, che, prima o dopo, emerge nel cuore di tutti: “Perché sono al mondo? Che senso ha la mia vita? Che cosa sto facendo?”. Potrebbe essere, questo fantasma nichilista, un pungolo salutare per concentrare attenzione, sprigionare energie nuove, non essere dispersivi?”.

4) Le regole, in quanto “respiriamo una cultura che parla di rapporti ma respinge i legami, in quanto li considera mortificanti dell’autonomia individuale, anziché spazio di libertà; si respira, infatti, un clima per cui l’individuo è norma a se stesso, in una crescente allergia alle regole”.

5) La disoccupazione e le disuguaglianze sociali, perché “L’occupazione – nonostante l’impegno dei responsabili – è in discesa. Da quanto ascoltiamo, ci auguriamo che si ragioni non solo in termini di finanza, ma innanzitutto di produzione e sviluppo, assicurando con ogni sforzo che il patrimonio industriale e professionale, di riconosciuta eccellenza, possa rimanere saldamente ancorato in casa nostra. Al riguardo, l’esperienza insegna che non esistono garanzie che tengano. Cresce il fenomeno di coloro che neppure cercano il lavoro, tanto sono sfiduciati: è fin troppo chiaro che le difficoltà di inserimento appaiono sempre più gravi. Si sta perdendo una generazione. Che cosa sarà di tanti giovani? Quali vie li attendono se sono costretti a rimanere ai bordi di una società che sembra rifiutarli? Quali loschi personaggi – in Italia e altrove – sono pronti a farne scempio per i loro interessi? È questa la globalizzazione? Quella dell’indifferenza, dell’interesse e del malaffare, anziché quella dello scambio virtuoso e di una vita degna per tutti, a partire da chi ha meno o niente? I poveri e i bisognosi – di ieri e di oggi – guardano con terrore una società che corre e si allontana, rispetto alla quale loro non hanno più il passo o non l’hanno mai avuto. La globalizzazione, vera opportunità per culture, risorse, valori, è forse destinata ad arricchire i ricchi e a impoverire i poveri?.

6) La cultura e la scuola, perché la base della cultura non sono le competenze, che ci sono e sono spesso eccellenti, ma innanzitutto la formazione globale della persona. Il problema non è avere più informazioni, ma provare a fare sintesi. Ci sembra che la scuola sia sempre più tentata dalla sirena tecnologica: naturalmente la sirena canta per bocca e per conto di chi ci specula e arricchisce. I bambini sanno usare i dispositivi tecnologici meglio degli adulti, ma la macchina fornisce dei dati, non insegna a fare sintesi. Per questo a scuola – specialmente quella dell’obbligo – hanno bisogno di adulti che, capaci e appassionati della loro missione, aprono le menti e i cuori alla verità, al pensare, alla sintesi delle conoscenze, delle competenze e delle esperienze. A questa scuola, in tutti i suoi ordini e gradi, rinnoviamo la nostra stima e l’incoraggiamento”.

7) La politica, perché “Si sente parlare di “patto sociale” affinché – remando tutti nella medesima direzione – si possa uscire da onde travolgenti. Qualcuno fa riferimento al nostro Dopoguerra: dalle macerie delle case e delle persone, chi era in piedi ha realizzato quel patto sociale da cui è nata la Costituzione. Allora c’era un tessuto connettivo del Paese e da quello partivano le legittime differenze che, però, non impedivano di intendersi sui principi fondamentali. Ma oggi? Non ci sono macerie di case da ricostruire, sembrano esserci, invece, le macerie dell’alfabeto umano. Per questo, per poter rispondere doverosamente al “che cosa fare?”, è necessario chiederci chi siamo, che cosa vogliamo essere. In altri termini, potremmo dire che bisogna rifondare la politica, rimettere cioè a fuoco che cosa vuol dire stare insieme, lavorare insieme per essere che cosa. Non è un esercizio astratto, ma la premessa di ogni urgente dover fare. Premessa che – nell’Italia del dopoguerra – era chiara per tutti, anche per quanti forse non sapevano dirla a parole, ma la sentivano col cuore. In realtà, insieme all’Europa, non attraversiamo soltanto una crisi economica e strutturale, ma siamo in mezzo ad una crisi culturale da prendere sul serio. In questo senso, l’Occidente dovrebbe mettersi maggiormente alla scuola di un’autorità alta, quella di coloro che soffrono, che stanno peggio, ricordando che l’ascolto delle sofferenze illumina e guida ogni politica, che intende essere forma alta di servizio”.

2 Responses to "Io, ateo, d’accordo con il cardinal Bagnasco"

  1. Anonimo   20 luglio 2015 at 15:03

    “Che un gay non abbia la possibilità di lasciare in eredità la propria casa al suo compagno, oppure che incontri difficoltà nell’assistenza sanitaria solo perché lo Stato non riconosce il suo legame è cosa incivile e indegna di un Paese occidentale che si fondi sui diritti dell’uomo.”

    Ma scusi.. Sono un ciellino… OK, secondo me va preparato un set di leggine ad hoc perchè sia regolato quanto lei dice..

    Basta rendere possibile questo…. Che attenzione, NON C’ENTRA NIENTE con il matrimonio…

    La famiglia è un’altra cosa.

    Riconosco però il buco legislativo che c’è nel nostro paese.

    Saluti

  2. Anonimo   20 agosto 2016 at 21:32

    Papà!

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