Figura di merda planetaria di Luciano D’Amico: il Ministro dell’Università conferma la sua incompatibilità

Figura di merda planetaria di Luciano D’Amico: il Ministro dell’Università conferma la sua incompatibilità

di Christian Francia  –

Luciano D'Amico - Che magnifica figura di merda
Luciano D’Amico: un Rettore disonorato

Molti ci domandano come facciamo ad essere il blog più popolare in Abruzzo (fra i primissimi d’Italia). La risposta è semplice: diciamo quello che gli altri non vogliono raccontare (per interessi economici), non possono raccontare (per ordine dell’editore) o non sanno raccontare (per incapacità).

L’esempio ve lo forniamo oggi ed è talmente clamoroso che i siti e le testate teramane avrebbero dovuto dedicargli il titolo d’apertura, invece che omettere completamente la notizia. Si tratta della certificazione pubblica dell’incompatibilità della doppia poltrona del rettore dell’Università di Teramo, Luciano D’Amico, il quale è anche il Presidente della società pubblica ARPA S.p.A. (oggi divenuta TUA S.p.A.).

Lo abbiamo scritto a suo tempo con dovizia di dettagli giuridici (http://www.ilfattoteramano.com/2015/05/26/incredibile-il-rettore-delluniversita-di-teramo-e-incompatibile-e-dovrebbe-decadere/), eppure il sistema si è autoprotetto non dicendo nulla a riguardo né prendendo provvedimenti. Ribadiamo i concetti e poi vediamo cosa è successo in Parlamento.

L’illegittimità del doppio incarico è delineata dal D.P.R. n. 382/1980, il quale disciplina la docenza universitaria. L’Art. 13, significativamente rubricato “Aspettativa obbligatoria per situazioni di incompatibilità”, al numero 10 del comma 1 prescrive che il professore ordinario è collocato d’ufficio in aspettativa per la durata della carica, del mandato o dell’ufficio nei seguenti casi: nomina alle cariche di presidente (…) di società a partecipazione pubblica, anche a fini di lucro”.

Il successivo comma 3 dell’art. 13 prevede inoltre che “Il professore che venga a trovarsi in una delle situazioni di incompatibilità di cui ai precedenti commi deve darne comunicazione, all’atto della nomina, al rettore, che adotta il provvedimento di collocamento in aspettativa per la durata della carica, del mandato o dell’ufficio”.

Quindi il professore ordinario D’Amico avrebbe dovuto comunicare al rettore D’Amico la propria situazione di incompatibilità ed avrebbe dovuto di conseguenza autocollocarsi in aspettativa per tutta la durata della presidenza dell’ARPA (oggi TUA S.p.A.).

È successo invece che Luciano D’Amico, o per ignoranza o per furbizia (non so quale delle due sia più umiliante e degradante per il “magnifico”), sia rimasto tranquillamente al suo posto.

L’art. 15 del D.P.R. n. 382/1980, rubricato“Inosservanza del regime delle incompatibilità”, ai commi 3 e seguenti prescrive determinate conseguenze derivanti dalla violazione delle sopra citate disposizioni:Il professore ordinario che violi le norme sulle incompatibilità è diffidato dal rettore a cessare dalla situazione di incompatibilità. (…) Decorsi quindici giorni dalla diffida senza che l’incompatibilità sia cessata, il professore decade dall’ufficio. Alla dichiarazione di decadenza si provvede con decreto del Ministro della pubblica istruzione su proposta del rettore (…)”.

Evidentemente la commistione dei ruoli di controllore e controllato che D’Amico esercita all’interno dell’Università lo ha tenuto indenne dalle conseguenze che la legge avrebbe richiesto a carico del professor D’Amico titolare della presidenza di una importantissima società regionale di diritto privato in mano pubblica.

Oltre alla caduta di stile e al definitivo crollo di credibilità e di autorevolezza sia del Rettore sia del Presidente della Regione Luciano D’Alfonso che lo ha nominato all’ARPA, la sopravvenienza e il permanere in essere di tale situazione di illegittimità comporta profili disciplinari, profili amministrativi relativi ai poteri del responsabile della trasparenza e del responsabile della prevenzione della corruzione dell’ateneo teramano, oltre che profili concernenti il consiglio di amministrazione dell’università, il senato accademico e il Ministro dell’Università, nonché profili erariali di competenza della Corte dei Conti e eventuali profili penali sussumibili quantomeno nella fattispecie dell’Abuso d’ufficio.

Senza contare il danno di immagine dell’Ateneo teramano, esposto al pubblico ludibrio proprio perché colui che lo rappresenta, cioè il Rettore, si trova in una palese circostanza di violazione di legge che getta ombre sul prestigio dell’istituzione.

Gesù disse: “la verità vi farà liberi”, ma nell’Italia odierna la verità non serve a un cazzo e sono la bugia, l’omissione e l’ipocrisia a guidare la vita civile del Paese. Nessuno quindi si meravigli se siamo un popolo sul viale del tramonto.

Ad ogni buon conto, qualcuno potrebbe pensare che la mia parola non sia “la verità” (in tal caso è onere di chi reputa di poter negare la correttezza delle mie argomentazioni confutare le stesse nel merito), per cui il deputato abruzzese Fabrizio Di Stefano si è premurato mercoledì pomeriggio (24 giugno) di interrogare alla camera dei Deputati direttamente il Ministro dell’Università Stefania Giannini.

Il Ministro, rispondendo formalmente all’interrogazione, ha ribadito inequivocabilmente la gravissima situazione di incompatibilità tra docente ordinario e gli incarichi di presidenza di società pubbliche, salvo poi risolvere all’italiana la questione: non è di competenza del Ministero sanare questa evidente non applicazione della norma, ma spetterebbe alle stesse università (così D’Amico che è il Rettore continua a fare le pernacchie alla legge e gli organi di controllo interno dell’Università per timore del Rettore divengono complici dello schifo).

Il deputato Di Stefano si domanda: “tutti gli atti fatti in regime di tale incompatibilità sia come presidente sia come rettore, come sono da considerarsi?”. Semplice: sono illegittimi, in quanto il professore universitario avrebbe dovuto collocarsi in aspettativa dall’insegnamento, vietando la legge lo svolgimento del doppio ruolo, e non avendolo fatto sarebbe dovuto decadere (con conseguente illegittimità anche degli stipendi medio tempore percepiti da D’Amico).

Di Stefano si meraviglia: “Certo che il presidente D’Alfonso non si è posto il problema se un Ateneo non ha fatto rispettare la legge italiana” (figurarsi cosa gliene frega a D’Alfonso della legge) e conclude: “Ma quello che più mi rattrista è assistere alla non applicazione della norma dalle stesse istituzioni, gli Atenei, che la norma dovrebbero insegnarla alle giovani generazioni. Il Ministro Giannini, pur ammettendo l’incompatibilità, si è però rifugiato dietro l’autonomia degli Atenei, ma l’autonomia non significa l’autorizzazione ad andare contro le leggi dello Stato.

Possibile leggere queste parole da un deputato berluschino, cioè da uno che ha sostenuto ogni infame attentato all’ordinamento giuridico posto in essere sotto i governi di Arcore? Ma come ci siamo ridotti?

Non solo, ma il fatto che il Preside della Facoltà di Giurisprudenza non chieda immediatamente le dimissioni del Rettore è un fatto squallido che squalifica imperituramente la Facoltà giuridica e ne cancella ogni prestigio, considerato che dovrebbe essere il faro illuminante della legalità e del rispetto delle disposizioni normative della Repubblica.

D’altro canto, che Luciano D’Amico fosse un peracottaro ed abbia fatto una magnifica figura di merda è ormai acclarato e certificato anche dal Ministro dell’Università (perché il Rettore non si dimette e corre a nascondersi?), ma quello che più inquieta è come l’Ateneo teramano si sia sdraiato ai suoi piedi ed abbia persino avallato una situazione di plateale incompatibilità sancita dalla legge.

Se questo è il livello della classe dirigente abruzzese e teramana…

6 Responses to "Figura di merda planetaria di Luciano D’Amico: il Ministro dell’Università conferma la sua incompatibilità"

  1. Tibisay   26 giugno 2015 at 12:50

    Storia veramente triste che ci rammenta ancora una volta come sia caduta in basso l’intera società italiana….
    e poi danno tutti la colpa agli immigrati….. mavafff

  2. Anoniomo   26 giugno 2015 at 14:21

    In questo paese ci vuole una grande pazienza per sopravvivere agli abusi e soprusi della casta politica e dirigenziale. Bisognerebbe fare uno sforzo di buona volontà: 100 cittadini benemeriti potrebbero fare una colletta (50€ a persona) per ricorrere al Tribunale Amministrativo ed inficiare qualche importante provvedimento in regime di incompatibilità. Basterebbe contestare le firme del rettore apposte sulle lauree di una intera sessione ed a quel punto il “Magnifico dei miei corbezzoli” sarebbe arrivato al capolinea. Mi chiedo: E’ possibile che i Cittadini debbano ricorrere a tali stratagemmi per avere un minimo di regolarità amministrativa?

  3. Anonimo   26 giugno 2015 at 19:39

    Ma cosa insegnamo a questi ragazzi universitari? Il pudore non esiste più …Ma poi come fa un comune cristiano a essere in contemporanea rettore, presidente del Braga e Presidente dell’Arpa. Sette vite come i gatti

  4. Anonimo   26 giugno 2015 at 22:14

    Quanto è grave questa storia: ma il rispetto delle regole dove è andato a finire?

  5. francesco di luigi   29 giugno 2015 at 10:40

    per anonimo
    a parte il salto della ” i ” nel verbo “consegniamo” per il resto sono perfettamente in accordo con te!!!

  6. Anonimo   21 gennaio 2018 at 22:55

    Affiderei alle patrie galere i pro rettori e i delegati che nell’approvare questa incompatibilità hanno pure affermato che il ruolo di presidente Tua ha fatto crescere l’università di Teramo figuriamoci se questo fa il Sindaco. Io dico docenti e ricercatori di Teramo dove cazzo siete che fate affermare ciò da un manipolo di invertebrati.
    Perdono la comunità studentesca perché è ben noto che la lettera di solidarietà il Rettore se l’è scritta da solo.

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