Il piano industriale del Ruzzo è inutile o è illegittimo?

Il piano industriale del Ruzzo è inutile o è illegittimo?

di Christian Francia  –

Antonio Forlini - Ho rifilato una supercazzola
Antonio Forlini, Presidente della Ruzzo S.p.A.

Non vorrei prendermela con il presidente della società pubblica Ruzzo S.p.A., Antonio Forlini, ma la situazione dell’acqua pubblica è tragicomica ed è ben lungi – come sempre accade a Teramo – dal poter essere chiarita.

Cerchiamo di trovare il bandolo della matassa. Intanto i fatti: due giorni fa l’assemblea dei soci della società “in house” Ruzzo S.p.A., composta da 36 sindaci della provincia teramana, ha approvato a larga maggioranza il cosiddetto piano industriale della società; nelle stesse ore, come in un dialogo fra sordi, al forum organizzato a Teramo dalla Società Geologica Italiana professori ed esperti invitavano il Ruzzo a sterzare bruscamente rispetto alla direzione intrapresa, ma nessun sindaco/socio ascoltava ciò che sostengono gli esperti della materia (poiché tutti impegnati ad approvare il piano industriale).

Questa situazione surreale è solo una delle infinite stranezze e anomalie che accompagnano la gestione dell’acqua pubblica.

Per cominciare, i consigli comunali di molti fra i 36 Comuni soci del Ruzzo sono stati totalmente esautorati della capacità di poter esprimere gli indirizzi della cittadinanza in merito alla gestione della loro società “in house”, in quanto nessuno si è premurato di sottoporre alla loro approvazione la bozza di piano industriale poi approvata dall’assemblea dei soci. Nei servizi idrici, quindi, la democrazia è sospesa, ma nessuno pare lamentarsene e nemmeno rendersene conto.

Ma questo è il vulnus meno grave. Perché il tanto decantato piano industriale redatto dal presidente Forlini rischia di essere carta straccia, buona solo per la solita propaganda da quattro soldi che riempie le pagine dei giornali e fa fessi i gonzi. Vediamo il perché.

Il mercato dell’acqua, come è noto, è un mercato regolato nel quale le tariffe non sono libere, ma sovraintende alla materia un’apposita Autority, l’“Autorità per l’Energia Elettrica, il Gas e il Sistema Idrico” (AEEGSI), la quale ha ingenti poteri di regolazione e di controllo.

Sia il Codice dell’Ambiente (il D.Lgs. n. 152/2006) che le leggi regionali disciplinano il settore dei servizi idrici forniti alla cittadinanza. E in Abruzzo vige una legge, al solito bislacca per non dire di peggio, che regolamenta il servizio idrico integrato regionale: la L.R. n. 9 del 2011.

Già a far data dalla precedente Legge Regionale n. 37/2007, poi abrogata, i poteri naturalmente facenti parte degli Enti pubblici proprietari delle società affidatarie della gestione dei servizi idrici regionali furono affidati ad un autonomo Ente pubblico (dal 2011 denominato ERSI, Ente Regionale per il Servizio Idrico Integrato) che funge da organo sovrano.

L’ERSI non è mai nato, ma dallo stesso 2011 c’è un Commissario straordinario (l’Ing. Pierluigi Caputi) delegato dalla Regione a svolgerne tutte le funzioni, fra le quali: approvare gli atti di pianificazione e di programmazione del Servizio, approvare il Piano d’Ambito, deliberare la forma di gestione, affidare il Servizio, controllare l’adempimento degli obblighi convenzionali da parte dei gestori. Allo stesso modo, la Legge Regionale demanda al medesimo Commissario straordinario l’esercizio del potere di controllo analogo sui gestori “in house” del Servizio, come nel caso del Ruzzo.

Il Codice dell’Ambiente prescrive che il Piano d’Ambito contenga: a) la ricognizione delle infrastrutture; b) il programma degli interventi (contenente: “opere di manutenzione straordinaria e le nuove opere da realizzare, interventi di adeguamento di infrastrutture già esistenti, necessarie al raggiungimento almeno dei livelli minimi di servizio, nonché al soddisfacimento della complessiva domanda dell’utenza. Il programma degli interventi specifica gli obiettivi da realizzare, indicando le infrastrutture a tal fine programmate e i tempi di realizzazione”); c) il modello gestionale ed organizzativo; d) il piano economico finanziario.

Nel Piano d’Ambito si prevedono “gli obiettivi da raggiungere, gli investimenti da fare e i loro tempi di realizzazione, la struttura del gestore e la sua organizzazione territoriale, la tariffa del servizio e il suo andamento nel periodo di piano”. È il Commissario straordinario che “procede alla scelta del gestore, un’unica entità che gestirà il servizio idrico integrato in tutto il territorio”. Affidato il servizio è sempre il Commissario che deve “controllare che esso venga svolto secondo quanto previsto nel Piano e nella convenzione di affidamento e preoccuparsi di aggiornare il Piano periodicamente”.

Come si vede, è il Piano d’Ambito a rappresentare per la legge quello che empiricamente definiremmo “Piano industriale”, che nella specifica materia non esiste, ma al quale forse il presidente Forlini è affezionato poiché egli notoriamente dirige un’azienda che si occupa di pollame.

Personalmente cerco con tutte le mie forze di non avere pregiudizi nei confronti del presidente del Ruzzo (sebbene non vada mai dimenticato che Antonio Forlini era membro del C.d.A. della Tercas S.p.A. mentre la stessa subiva il più grande crac economico-finanziario della storia della nostra Regione), ma sono i giudizi che mi vado facendo che mi inquietano da morire.

Ebbene: se da anni è un Commissario a fare le veci dei soci/proprietari della società di gestione dell’acqua (Ruzzo), se è lo stesso Commissario ad esercitare il controllo analogo sulla società, se è sempre il Commissario ad approvare il Piano d’Ambito (che deve contenere gli indirizzi assegnati al gestore, nonché le opere da fare, gli interventi da realizzare e quant’altro), allora qualcuno potrebbe spiegarmi cosa cavolo sia il piano industriale approvato dall’assemblea dei sindaci sabato scorso?

Provo ad immaginare: o è la specificazione pedissequa di quanto contenuto nel vigente Piano d’Ambito, per cui la sua portata effettiva è pressoché nulla (e quindi è un atto inutile approvato per dimostrare la ritrovata efficienza del Ruzzo); oppure è un atto illegittimo nel caso contenga linee operative difformi da quelle – obbligatorie per legge – contenute nel vigente Piano d’Ambito.

In entrambi i casi mi sento di consigliare al presidente Forlini di continuare ad occuparsi di polli ad uso alimentare, cosa che forse gli riesce meglio che gestire una società pubblica articolatamente regolata come il Ruzzo, e cosa che forse gli riesce meglio che gestire una Banca (collassata sotto la sua gestione, tanto che lui in persona è stato pesantemente multato per le gravi inadempienze commesse alla Tercas).

Con crescente inquietudine apprendo dagli organi di informazione che l’appena approvato Piano industriale del Ruzzo contiene un aumento del 6,5% delle tariffe dell’acqua” (chi ha autorizzato gli aumenti, l’AEEGSI? Il Piano d’Ambito? Il Commissario straordinario? La Regione? Chi???), ma contiene anche “46 nuove assunzioni” (chi ha autorizzato le assunzioni, l’AEEGSI? Il Piano d’Ambito? Il Commissario straordinario? La Regione? Chi???).

Si legge addirittura che il Piano contenga altri salassi per i contribuenti: il costo per la sostituzione del contatore passerebbe da 0 a 120 euro; la verifica del contatore da 25 a 150 euro; la rescissione volontaria da 0 a 90 euro; l’allaccio alla rete idrica passerebbe da 106 a 179 euro. Chi ha autorizzato tutto ciò?

E il Commissario straordinario, cioè l’ingegner Caputi, cosa ha intenzione di fare? Impugnare il Piano industriale? Fare finta che non esista? Subirlo in silenzio?

Per soprammercato, il presidente del Ruzzo si permette pure di essere piccato per la mancata unanimità manifestata nei confronti del suo Piano (33 sì su 36 soci): “Era difficile pensare che potesse esserci un voto unanime, anche se sarebbe stato opportuno”. Davvero sarebbe stato opportuno?

Non poteva mancare l’autorevole opinione dello stupratore seriale della legalità, alias Maurizio Brucchi, il quale dall’alto della sua scienza giuridica instillatagli dall’inclito barone universitario Vinicio Ciarroni, ha scandito: Qualcuno ha portato il piano industriale in consiglio comunale e non doveva farlo. Da questi consigli sono venuti fuori emendamenti che alcuni sindaci pretendevano di inserire nel piano, che ne sarebbe risultato stravolto. Io ho stoppato la cosa proponendo di trasformare questi emendamenti in “raccomandazioni” alle quali il presidente dovrà rispondere, e questa linea è passata attraverso una votazione preliminare a quella sul piano in sé”.

Che genio! Quale mente illuminata! Che stratega! Addirittura alcuni sindaci pretendevano di cambiare il piano! Per fortuna che Brucchi ha stoppato l’onda democratica e ha arginato l’insana voglia di trasparenza. Mi meraviglio che non abbia auspicato l’eliminazione dei Consigli comunali!

Frattanto, mentre i sindaci sabato giocavano agli industrialotti, al concomitante convegno dei geologi i professionisti sancivano alcuni princìpi di buon senso: potabilizzare l’acqua inquinata del lago di Piaganini costa molto e restituisce acqua di scarsa qualità (ma la Regione ha già finanziato 33 milioni di euro per la potabilizzazione); bisogna abbattere le perdite nella rete (che inoltre sono causa di molte frane) e sfruttare nuove sorgenti.

I geologi sono preoccupati per il fatto che, nonostante viviamo in una regione ricca d’acqua, “scelte di opportunità si indirizzano sempre più verso l’uso di potabilizzatori di acqua inquinata”. Gravissime, inoltre, “le perdite alle condutture idriche, che non solo avvantaggiano l’ingresso dei contaminanti nelle tubazioni, ma sono una delle prime cause del dissesto idrogeologico del nostro territorio”. Gli esperti consigliano di “intervenire sull’ammodernamento della rete idrica e individuare sorgenti per l’integrazione delle risorse idropotabili disponibili, come ad esempio l’acquifero dei Monti Gemelli. Bisognerebbe utilizzare l’acqua potabilizzata solo in caso di necessità”.

Ma Forlini, manager del pollame, non ha bisogno di consigli da parte dei geologi, né hanno bisogno di consigli i sindaci capitanati dal lungimirante Maurizio Brucchi. Anzi, il presidente del Ruzzo, per dimostrare a quanti anni luce egli si trovi rispetto alla realtà quotidiana dei cittadini comuni, alla domanda sugli incrementi tariffari ha risposto gigioneggiando: “i cittadini neanche se ne accorgeranno, è del 6,5%”.

È proprio vero che “pancia piena non pensa a quella vuota”! Ed è altrettanto vero che chi può permettersi di bere le migliori acque in bottiglia non pensa certo ai poveracci che si troveranno nei rubinetti lo schifo dell’acqua potabilizzata!

One Response to "Il piano industriale del Ruzzo è inutile o è illegittimo?"

  1. Levisssiiiiimmmmmaaaa   22 giugno 2015 at 22:59

    Bevici su, l’acqua è tanto buona.

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