Il disincanto della politica

Il disincanto della politica

di Ernesto Albanello-

vignetta
Satira politica dall’Huffington Post

Ormai appare chiaro che non cogliere l’umore della popolazione, non saperlo interpretare equivale ad andare a precipizio nei consensi elettorali.

Le recenti consultazioni lo dimostrano : i 5 stelle, giustamente, incassano per essere passati dalle parole ai fatti in termini di dimezzamento dei propri emolumenti, di rifiuto dei rimborsi elettorali e di destinazione di quelle che loro considerano eccedenze nei propri compensi a favore delle piccole e medie imprese.

Dicevo : fatti non parole.

Certamente ancora non tutti sono riusciti ad essere consapevoli questa loro volontà munifica abbinata ad una sobrietà di azioni e comportamenti, che evidentemente pagano : coloro che non distinguono tra il movimento di Grillo e le altre forze politiche (sono oltre il 50%) conservano il disgusto per la “politica politicante” si tengono ben lontani dalle urne.

La Lega soffia sempre di più sul vento della minaccia della invasione dei migranti in un momento in cui i cittadini sono in precarie condizioni per cui l’ultima loro aspirazione sarebbe quella di dividere quel poco che è rimasto con chi arriva e che, nella estrema indigenza, contribuisce al degrado di realtà urbane già abbastanza impoverite e squalificate.

Il restante centro destra prova a rialzare la testa, ma come la Lega, opera soprattutto in chiave di malcontento e di resistenza ai cambiamenti che rappresentano qualcosa rispetto alla quale una società in evoluzione non può valutarlo come miglioramento, ma come specchio delle paure in cammino verso un futuro percepito solo come minaccioso.

Certamente l’invito a far posto agli ultimi della terra non può provenire da una “casta” che si tiene ben stretti tutti i propri “anacronistici” privilegi, perché è come se venisse riproposto il famoso adagio: armiamoci e partite! (Da qual pulpito parte la predica!).

Certamente  riflettere sul disincanto della politica fa bene in quanto aiuta a comprendere le ragioni per cui se il centrosinistra affronta problemi sociali, poi non viene capito anche perché esita e balbetta nel fare le proprie dichiarazioni.

Il Dottor Ernesto Albanello - psicologo
Il Dottor Ernesto Albanello – psicologo

Altra sorte è quella riservata a Papa Francesco che ormai non ha paragoni con i pur grandi pontefici che lo hanno preceduto sulla base della capacità di essere riuscito a parlare al cuore delle donne e degli uomini della Terra e sa riscuotere  consensi planetari senza paragoni.

Matteo Renzi ha terminato la sua luna di miele con il popolo italiano: avrebbe potuto continuare a prosperare grazie al pregiudizio positivo nei suoi confronti in virtù delle sue parole forti come rottamazione, innovazione, accelerazione delle riforme, se avesse accompagnato tutto ciò con il taglio drastico dei vitalizi alla casta, con le manifestazioni clamorose contro evasione e corruzione, con lotte senza quartiere nelle zone ad altra densità criminale, mostrando una estraneità al vezzo del “predico bene razzolo male” com’è avvenuto con la discussa e discutibile candidatura di De Luca in Campania.

Adesso dire che tutte quelle candidature che hanno fatto perdere il centrosinistra lui le ha subìte , lo fa somigliare a quei soggetti che quando vincono, è soprattutto merito loro mentre quando le cose vanno di traverso sono gli altri che l’hanno fatto perdere.

L’Abruzzo non è diverso e lo dimostra la riconquista del Comune di Chieti da parte del Centrodestra ed una serie di manifestazioni molto critiche verso il modo in cui viene governata questa regione a cominciare dalle prospettive nefaste che potrebbero abbattersi sul suo litorale : intanto i centri nascita da chiudere prima di innalzare e portare ai livelli di eccellenza nazionale le ostetricie e ginecologie dei presidi ospedalieri che restano casomai con servizi di elicottero ed altre rassicurazioni garantite per le partorienti, avrebbero dovuto rappresentare i primi ragionevoli comportamenti “politici”, che però non si sono fatti vedere; ad essi si aggiunga, appunto, il decreto “sblocca italia” che per l’Abruzzo dovrebbe chiamarsi “ingloba inquinamento” con la prospettiva delle trivelle in Adriatico verso le quali c’è stata la sonora risposta dei 60.000 di Lanciano.

Luciano D’Alfonso e il suo camion che sembrava dovesse simboleggiare la voglia di trasformare la regione in “cantieri” e in attività imprenditoriali da inaugurare in pari misura con le sue auliche declamazioni, non ha “incantato” ed oggi, al di là dei presenzialismi, registriamo rinnovamenti di cariche a presiedere organismi che dovrebbero ridare impulso e innovazione a quasi ottuagenari che senz’altro non possono cogliere il nuovo.

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