Canzano: il borgo sospeso nel cielo

Canzano: il borgo sospeso nel cielo

di Sergio Scacchia  – 

Un cucchiaio di buon cibo, un pizzico di paesaggio, una manciata di cultura. Ecco tre ingredienti per catturare l’attenzione del turista su Canzano. Il borgo, tra vedute pittoresche e scorci da cartolina, nasconde tesori da non perdere.

L’indimenticabile Tiziano Terzani, vestito di bianco candido, descriverebbe così, nella sua maniera forbita, questo posto meraviglioso: “Il Divino Artista è inesauribile con le sue sorprese. Gli spazi sono magici e, nei paesaggi del cielo, le montagne e le colline rivaleggiano con l’atmosfera …”.

Risalendo la valle del Vomano, attraverso la zona rurale di San Martino, il borgo di Canzano appare agli occhi, con il suo tipico aspetto che lo fa sembrare un gigantesco essere vivente, arroccato su di un colle olivato.

Nell’epoca dei social network, del cemento che ingombra i panorami, tra centri commerciali e città assediate da ruspe, è bello trovare ancora luoghi dell’anima. Parliamo di uno di quei villaggi collinari in Italia pieni di storia e di storie, per chi cerca il bello, l’autentico per ospitalità, gastronomia e arte minore. Un luogo sospeso nel cielo tra scorci da cartolina.

Storia sontuosa quella di Canzano. Alcuni reperti archeologici confermano un insediamento romano. Il massimo splendore è nel medioevo quando fu costruito un castello. Allora il luogo si chiamava “Canzanella”, cittadella della Buona vista. Seguirono anni di dominio degli Acquaviva, Duchi di Atri, le vicende del Regno delle Due Sicilie e l’unificazione d’Italia.

Qui non si è mai rinunciato ai ritmi lenti. Il piccolo centro defilato in alto, guarda il mare volgendo le spalle alle vette dell’Appennino. Si respira l’aria dell’“arriere-pays”, come chiamano i francesi i piccoli paesi dell’entroterra, immuni dall’ostentazione del lusso e dagli schiamazzi della costa.

Dal balcone di una signora che si è prestata a ospitarmi per il tempo di scattare foto di un’incomparabile veduta, il Gran Sasso ancora innevato luccica come fosse di metallo.

Il borgo è minimo, ma è un’acropoli di antiche dimore e archi, torri, porte e scale dentro un anello di mura, che si sciolgono in rivoli di strade e abitazioni. Il paese inizia dalla “porta Nuova”, attraversa via Roma e, in piazza, si dirama in un intarsio urbano di vicoli stretti a spina di pesce, come la “strada piazzetta” larga appena 65 centimetri. Un’antica cinta muraria segna il suo profilo con un torrione merlato del secolo XI.

“Noi viviamo di economia agricola – mi dice Antonio Parnanzone, per anni componente della dinamica Pro Loco – ecco perché con Benito Marsilii e Angeloandrea De Martiniis abbiamo coltivato per anni il sogno di allestire un museo di cultura contadina con un’associazione che potrebbe nascere grazie alla collaborazione dell’azienda agricola Cerulli Irelli Spinozzi”.

È uno scampolo di meraviglia visitato anche dalla Madonna. Un’antica tradizione racconta del miracoloso apparire della Vergine nel 1526 che, dall’alto di un ontano, comunicò a un contadino il desiderio di una chiesa eretta in suo onore.

Oggi questo luogo sacro sorge su uno dei tre colli dell’abitato: Il Castellano, con la chiesa gotico- barocco della Madonna dell’Alno, il Civetta, con un ameno boschetto e San Salvatore con la solitaria pieve omonima.

Proprio nella chiesa nata per volontà della madre di Cristo e dedicata al miracolo è tornata, in occasione dei festeggiamenti per la miracolosa apparizione, la pregiata pala d’altare con la Madonna del Rosario in mezzo a San Domenico e Santa Caterina da Siena.

Questo, dopo diversi mesi di restauro, eseguito magistralmente da Emilia Ippoliti di Teramo e Irma Camaioni di Torano, su commissione della Soprintendenza dell’Aquila. L’opera di grande dimensione, già in uno stato profondo di degrado, aveva subito altri danni a causa del sisma del 2009.

Mi disse qualche anno fa il parroco di allora, Don Tommaso, in occasione di un trasmissione televisiva che curai per Rete 8 che “se vuoi capire meglio il miracolo c’era da visitare la minuscola chiesina del Perdono, poco sotto dove avvenne il misterioso evento”.

La chiesina di campagna che poco dopo si aprì ai miei occhi era vuota e solitaria, in fondo ad una strada piena di dossi. Il mondo era rimasto dietro l’ultima curva e sembrava celarsi nel silenzio odoroso della campagna, nello stormire delle foglie, nella soffusa cantilena del vento che ci seguiva ovunque.

La porta cigolò e, aprendosi, scoprii la minuscola navata, disarmante nella sua semplicità ma profondamente mistica per chi crede nella apparizione della Madonna. Il minuscolo tempio si aperto anche in questo mese di maggio, come ogni anno per ricordare l’evento.

Ma le meraviglie di Canzano non finiscono mai! L’ampia vallata del Vomano- Mavone, come sapete, è costellata da una serie di edifici romanici di grande valore artistico. Basti pensare all’abbazia di Santa Maria di Propezzano del XIV secolo, San Clemente, Santa Maria di Ronzano, San Giovanni ad Insulam e, nel cuore della Valle Siciliana, San Valentino di Isola.

Forse l’esempio più suggestivo di questa magnifica stagione del Romanico abruzzese è la chiesa dei S.S. Salvatore e Nicola, appena fuori l’abitato di Canzano. È un monumento che lascia il segno raccontando una storia di fede e arte, scritta nel fascino delle sue pietre e del suo territorio.

L’antica pieve stupenda nella sua semplicità e linearità si presenta solitaria e austera, dall’alto dei suoi secoli di storia. Bellissima la descrizione che ne fa il noto critico d’arte teramano, Giovanni Corrieri: “La ricchezza della decorazione pittorica di San Salvatore può essere oggi considerata, nonostante la sua frammentarietà, la Cappella Scrovegni d’Abruzzo per la persistenza del linguaggio giottesco, annunciatore di un successivo Rinascimento, che però da noi giunse il modo assolutamente improprio”.

Infatti, l’imponente ciclo di affreschi custoditi all’interno, malgrado vistose mutilazioni dovute dal tempo e dall’incuria dell’uomo, rimane uno dei più estesi e completi esistenti in Abruzzo.

È il frutto prezioso della proficua collaborazione di più artisti di scuola farfense, ispirati dall’insigne Giotto. Il linguaggio artistico di questo grande pittore penetrò nel ‘300 da Rimini, fino alle Marche e poi in Abruzzo. Si rimane stupiti, entrando nell’enclave del XII secolo, nell’ammirare opere come “Il Giudizio di Salomone” e “S. Anna e la nascita della Madonna”. Poche notizie certe sull’ignoto architetto che mirabilmente utilizzò le pietre marroni per innalzare la massa muraria e i pilastri di questo capolavoro.

Infine il piccolo paese dai grandi tesori ci invita all’arte e alla buona cucina. Ricordo, anni fa, un bellissimo incontro con una donna dal volto solare e ipnotico. Editta Serpente ancora oggi e da molti anni rappresenta a Canzano la storia del merletto di cui il paese si fregia di esserne capitale.

Quel giorno mentre avevamo terminato le riprese video per Rete 8, la donna fondatrice di una fiorente scuola di esperte ricamatrici, mi disse piena di passione: “Il ricamo non è solo patrimonio culturale del nostro paese, è amore e riscoperta di un’occupazione antica che ha sempre caratterizzato la donna, sin dai tempi della Bibbia”. Roba da non credere.

Canzano, a dispetto delle sue dimensioni, offre di tutto: associazioni di anziani che organizzano scuole di cucina e quadriglie, donatori di sangue, una banda musicale dalle tradizioni antiche. Ma è, da sempre, la gastronomia a farla da padrone con il suo “tacchino alla canzanese”, vero culto della tavola abruzzese.

La deliziosa pietanza in gelatina servita fredda, rappresenta la nostra cucina nel mondo. Pensate che è stato un piatto del teramano sbarcato niente dimeno che sulla luna! Infatti, si racconta, quasi come leggenda, che Neil Armstrong, il primo uomo a porre piede sul satellite della terra, lo individuò come cibo ideale per le imprese degli astronauti, perché nutritivo, saporito e con lunga conservazione.

In paese si eccelle anche nei dolci. Proverbiali sono le ciambelle di San Biagio, il santo patrono del paese, protettore dai mali della gola. Sono incredibilmente buone. E poi c’è lo “storione” che non è un pesce dei mari del nord ma un gustoso dessert di mandorla, cioccolato e crema, che non giova al colesterolo, ma che mette allegria a fine pasto.

Come arrivare a Canzano:

Da Nord – Dall’autostrada Adriatica A14 direzione Ancona, uscire a Teramo/Giulianova/Mosciano Sant’Angelo, prendere la SS.80 Strada Statale del Gran Sasso in direzione Teramo, continuare sull’autostrada A 24, uscire a Val Vomano, prendere la SS 150, attraversare Piano di Corte e proseguire seguendo indicazioni per Canzano.

Da Sud – Dall’autostrada Adriatica A14 direzione Pescara, uscire a Roseto degli Abruzzi, proseguire sulla SS 150 verso Montorio al Vomano, prendere poi la SS 26B per Canzano.

Da Pescara – Percorrere la SS 16 in direzione di Chieti, continuare in direzione dell’autostrada A 14, uscire a Roseto degli Abruzzi, proseguire sulla SS 150 verso Montorio al Vomano, prendere poi la SS 26B per Canzano.

Per gustare i piatti tipici Ristorante La Tacchinella, in centro paese (www.latacchinella.it) dove potrete visitare la storica “Neviera”.

www.paesaggioteramano.blogspot.it

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