La musica che si fa vedere

La musica che si fa vedere

di Enrico Romagnoli  –

Fuochi artificiali
Musica e pirotecnia

La musica sembra non avere davvero confini o barriere entro cui essere delimitata. Da poco tempo infatti c’è una nuova forma di intrattenimento che comprende la musica, ovvero gli spettacoli piromusicali, che non sono altro che un particolare tipo di spettacolo pirotecnico caratterizzato dall’esecuzione contemporanea e sincronica di brani musicali e fuochi d’artificio.

Si sono unite due cose di generazioni lontanissime: i fuochi e la tecnologia, basti pensare che i fuochi sono nati in Cina nel VII secolo dopo Cristo e la tecnologia con cui si organizzano e producono certi spettacoli è recente, del XX secolo.

Lo spettacolo è interamente dipendente di particolari programmi che uniscono il fuoco alla musica, ma non è così facile. La bravura di un pirotecnico dipende da come sa interpretare la canzone, da come abbina le note con lo sparo e ovviamente da una perfetta sincronizzazione tra lo sparo e la musica.

Come tutte le cose, anche questo tipo di spettacolo può avere delle pecche: un’esecuzione completamente sbagliata, la scelta di brani che piacciono poco, la poca varietà nella successione delle canzoni e soprattutto la durata, che a parer mio non deve superare i 15-20 minuti, altrimenti rischia di essere ripetitivo e noioso.

È nata una nuova forma d’arte che si sta sviluppando a macchia d’olio. Come tutte le novità ci si metterà un po’ prima di assimilarla, ma già in molti sembrano essere attratti da questa nuova frontiera musicale.

One Response to "La musica che si fa vedere"

  1. Il Pignolo   28 maggio 2015 at 11:55

    In moltissimi (tra cui D’Annunzio) hanno tentato la fusione di varie forme d’arte, a volte addirittura auspicando la nascita di una sintesi che comprendesse ogni genere di manifestazione artistica. Con risultati deludenti, in verità. Per la musica si può fare un discorso a parte: essa si accompagna naturalmente alla danza e vive in simbiosi con cinema, teatro ed ogni altra forma di spettacolo. La possiamo ascoltare in sottofondo mentre visitiamo un museo ammirando quadri e reperti antichi… E non è mai gregaria, ma sempre protagonista perché suggerisce atmosfere e interpreta i nostri stati d’animo esprimendo ciò che noi solo vagamente saremmo riusciti ad intuire. Nihil sub sole novi, dunque. Purché non si scada nel banale…

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