La suggestione del nulla: Viaggio alla scoperta di Faraone Vecchio

La suggestione del nulla: Viaggio alla scoperta di Faraone Vecchio

 

di Sergio Scacchia  –

Il mare è a pochi chilometri. Non più di una quarantina di tornanti. La strada sale fino alle ultime curve e in certi giorni di primavera è lì, in mezzo alle colline, che assapori il profumo aspro del verde, trasportato dal vento.

Imbocco la breve sterrata che porta al fiume. Pochi passi e incontro un signore che conosco da anni. Giuliano Bernardi è una sorta di maratoneta antico. Ha una faccia da cinema, scolpita con l’accetta e cotta dal sole. A sessant’anni suonati, ogni giorno che il buon Dio regala, accumula quanti più chilometri può a piedi. questa volta è arrivato da Civitella del Tronto e lo incontro mentre gronda sudore e marcia come di consueto.

La bocca aperta a portare più ossigeno ai polmoni, le guance scavate e la pelle tirata. La testa nuda, lucida, bagnata, che appare più grande di quello che è. Gli occhi duri, puntati dritti. Le braccia compiono movimenti ampi e lenti. Le gambe pendolano, avanti e indietro con i quadricipiti che si gonfiano e danno leggerezza al corpo. Un beve saluto, mi propina la sua solita caramella al limone che mi offre a ogni nostro incontro casuale con le scarpe da runner, e in pochi passi mi ha già lasciato.

Di là della bella porta medioevale, pochi metri dopo si apre un mondo scomparso. L’arco d’ingresso in stile rinascimentale, con tanto di stemma e bassorilievo della Vergine Maria, introduce a Faraone Vecchio, un borgo che fino alla seconda guerra mondiale era un paese vivo, collegato a Sant’Egidio.

Il tempo sembra divorare senza posa ciò che resta di quest’affascinante paese, situato tra Villa Lempa e Sant’Egidio alla Vibrata, ai confini tra il teramano e l’ascolano. L’abitato fu abbandonato, nei primi anni del secolo scorso, perché scivolava lentamente verso il fiume ed era diventato pericoloso a causa di un terremoto e di continui smottamenti del terreno.

Il villaggio fantasma, su di una piccola altura dominante il corso irregolare del fiume Salinello che qui sposa il Vibrata, è in una sorta d’isolotto collegato alla terraferma da un piccolo ponte circondato da fossi. Da questa chiocciola di pietra dal cuore antico, è nato Faraone Nuovo lì dove, nella notte dei tempi, esisteva la chiesetta paleocristiana di San Vito.

Una lapide, quasi illeggibile, una pietra consunta, ricorda la protezione della Vergine quando il paese fu miracolosamente risparmiato dalle incursioni nemiche del 1944. La scritta recita: “O Maria delle Misericordie: il Parroco, D. Giovanni Reali e il popolo di Faraone alla loro protettrice, perché liberati dai pericoli della guerra”.

Chi ha voglia di assaporare il silenzio è servito! Il fascino del niente è bellissimo.

Dall’antica porta si accede a una piccola piazza sulla quale si affacciano i resti della chiesa di Santa Maria della Misericordia ad Palatium. Un tempo era piena di opere d’arte. Oggi le tele sono custodite nella parrocchiale di Faraone Nuovo.

Un androne misterioso coperto da rovi e caprifichi e, dietro, una sorta di piccola brughiera che corre lungo il fiume. All’orizzonte si staglia il vecchio campanile sopra un tetto parzialmente crollato. Non lontano, s’intravedono imponenti palazzi cadenti, dagli architravi nobili e viuzze completamente soffocate dalle erbe.

La storia di questo borgo fantasma è molto più misteriosa di quanto non dicano le poche carte in mano al parroco del paese nuovo. Inizia durante il periodo romano quando dalla capitale dell’Impero arrivò una legione romana diretta verso il sito di Santa Maria a Vico, nelle vicinanze di Sant’Omero. I soldati sostarono su questa grande piana, verde di grano e querce, vicina al fiume, cibandosi di fichi, energetici per un esercito di guerrieri.

Faraone era una sorta di unico maniero con la sua contrada, proprietà della famiglia Castiglioni, in seguito annesso alle terre dell’abbazia di Sant’Atto a pochi chilometri da Teramo dove resiste ancora il convento delle suore benedettine, grazie all’interessamento della famiglia dei Melatini.

Il piccolo borgo fu fortificato con mura perimetrali ancora oggi visibili e una torre circolare custodita da guardie scelte, divenendo una sorta di unico maniero con la sua contrada.

Un castello sui generis che non aveva la solita ubicazione in posizione dominante su di una valle, ma quasi nascosto, a voler passare inosservato.

Nel corso degli anni Faraone ha restituito vestigia anche longobarde. Il popolo barbaro sostò a lungo dalle nostre parti e lo testimoniano resti di necropoli tra Castel Trosino, Valleinquina e la Vibrata.

Un luogo insolito, misterioso, che consigliamo di visitare.

www.paesaggioteramano.blogspot.it

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