Il mercato uccide la musica

Il mercato uccide la musica

di Enrico Romagnoli  –

soldi-e-concetto-di-musicaPartiamo dal presupposto che per me fare musica è avere qualcosa da dire, comunicare a qualcuno come ti senti, quello che hai vissuto, ciò che ti circonda e tutto quello che può essere raccontato.

Quando questa condizione viene meno allora credo sia inutile continuare.

Ultimamente si vedono, e soprattutto si sentono, delle cose improponibili, prive di senso, fatte per riempire un disco e/o solo per fini commerciali.

So che per i fan più accaniti di qualche cantante, credere che il proprio idolo scriva qualcosa perché deve, perché gli viene imposto o più semplicemente perché non sa più che dire, sia difficile da credere.

Il fatto è che quando con una cosa ci puoi mangiare, e anche bene direi, allora la dignità professionale si rinchiude in isolamento.

C’è da dire che la colpa non è esclusivamente degli artisti che si vendono, ma anche e soprattutto di chi continua a comprare i loro dischi, di chi va ai concerti e di chi li osanna nonostante tutto.

Dietro ogni azione c’è una ragione. In questo caso la ragione del loro declassamento morale è il comportamento di chi continua a fare quelle cose già dette sopra; così un artista, che ormai non è più degno di tal nome, pensa: “A me chi me lo fa fare? Tanto qualsiasi cosa faccio va bene”.

Con questo modo di fare si scambia la merda per oro, scusate il francesismo, e tanti giovani talenti vengono lasciati e non considerati perché c’è il mercato che comunque va.

Alla fine c’è sempre chi due risate te le fa fare, dicendo che preferiva quel cantante agli inizi, certo, quando aveva qualcosa da dire, quando era se stesso.

“Quando hai dato troppo devi andare e fare posto” (Ligabue – “Una vita da mediano”).

One Response to "Il mercato uccide la musica"

  1. Il Pignolo   14 maggio 2015 at 16:42

    A chi è interessato all’argomento di questo articolo consiglierei di leggere la storia della parabola artistica di Bob Dylan, con particolare attenzione alle reazioni dei suoi fans… Una storia un po’ vecchiotta, è vero, ma molto istruttiva.

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