Teramo: città dell’arrendevolezza (la cocaina del calcio e la depressione)

Teramo: città dell’arrendevolezza (la cocaina del calcio e la depressione)

di Christian Francia  –

Teramano medio - pecora
Il teramano medio è borghese o aspirante tale, con una predilezione per il salto sul carro dei vincitori

Oggi è il giorno dell’apoteosi, della gloria di una squadra, di uno sport, di una città capoluogo, di una provincia, per cui i festeggiamenti sovrastano tutto il resto e il calcio sublima nell’orgoglio per i colori biancorossi.

Cosa ci insegna la storica promozione in serie B del Teramo Calcio? Che nella vita ci vuole culo e senza di quello non vai da nessuna parte, ma soprattutto che la fortuna non basta e va aiutata. Non si improvvisano la direzione sportiva, l’allenatore giusto, l’amalgama perfetta, lo spirito di squadra, le condizioni ambientali adatte ad esaltare le doti tecniche e atletiche che si hanno a disposizione.

E così, mentre il Teramo Calcio ha compiuto il capolavoro che lo consegna alla storia, la città di Teramo scava ogni giorno la propria fossa civile, politica, imprenditoriale, commerciale, sociale.

Tutti sostengono che il palcoscenico sportivo innesterà il turbo al marketing territoriale, e c’è davvero da augurarselo, sperando di poter mettere al bando i gufi di ogni sorta, ma le prospettive non sono per niente favorevoli: cosa dovremmo offrire ai neo estimatori della teramanità che iniziano in tutta Italia a comprendere che Teramo non è né Termoli né Terni?

La domanda non è peregrina, ma attiene alle capacità e alle tanto decantate “eccellenze” che possiamo vantare. Di primo acchito mi vengono in mente il vino, l’olio e la gastronomia tradizionale, vere punte di diamante e biglietti da visita del nostro territorio, accompagnati da una natura incomparabile e da una varietà di paesaggio molto rara.

Requisiti invidiabili, non c’è dubbio, ma insufficienti a decretare un successo duraturo, una specificità degna di essere ricordata, in quanto sono slegati fra di loro e non fanno sistema.

Intanto il palcoscenico sportivo sul quale si accinge ad affacciarsi Teramo è di primissimo livello nazionale, ma costringe ad un impegno economico così intenso che per essere mantenuto nel tempo (e non esaurirsi in un solo anno o nel volgere di poche stagioni, come accaduto nel basket) non può essere scaricato sulle sole spalle del presidente Campitelli, il quale ha già chiesto l’aiuto di tutti e ha ricevuto manifestazioni di adesione ideale incondizionata, ma con gli ideali non si fanno campionati di serie B, occorrono tanti soldi.

Vero è che lo stadio Bonolis garantisce l’infrastruttura necessaria per fare bella figura a livello nazionale, ma c’è il rischio che la città non si giovi del ritorno di immagine del calcio perché i tifosi giungono dall’autostrada, vivono l’esperienza di Piano d’Accio e rischiano di fermarsi solo al Centro commerciale, presumibilmente preferendo mangiare, dormire, spendere e passeggiare sulla costa, piuttosto che addentrarsi all’interno fino a Teramo città.

Inoltre, è il sistema che è totalmente disorganizzato per l’accoglienza e per un marketing territoriale efficace: se io fossi un appassionato di vino e venissi a vedere la partita dove la trovo un’enoteca per soddisfare le mie esigenze? Dove lo trovo un ristorante tipico aperto la domenica? Dove posso comprare il pecorino di Farindola?

È l’intero circondario che deve organizzarsi, che sulla visibilità del calcio deve costruire un’industria dell’accoglienza, una rete pubblicitaria efficace, una promozione dei fattori vincenti, la veicolazione capillare di prodotti che hanno bisogno di divenire brand riconosciuti sull’intero mercato italiano e internazionale.

Inoltre il turismo sportivo, realtà in grande crescita, è una direttrice su cui puntare attraverso la realizzazione della ciclabile Teramo-Mare (in primis il tratto Teramo-San Nicolò che collega la città allo stadio), attraverso la manutenzione accurata delle strade, attraverso percorsi individuati e segnalati con l’adeguata cartellonistica, attraverso un’offerta specifica per l’esercizio dei singoli sport, attraverso l’accoglienza alberghiera orientata e attrezzata per agevolare lo sportivo.

L’occasione è di quelle da non perdere, ma rischia di essere sprecata come gli anni del basket in serie A:

– le Istituzioni sono assenti, senza soldi e senza idee, senza coordinamento e senza una strategia condivisa con imprese e commercianti;

– la Camera di Commercio è guidata da un ottantenne illegittimamente nominato che ha la freschezza mentale di un ordigno bellico, ma ha anche il problema di essere percorsa da lotte intestine fra fazioni contrapposte di artigiani, di esercenti, di industriali e imprenditori appartenenti a parrocchie in lotta fra di loro per un simulacro di potere che non c’è più;

– la squadra di calcio necessita di sponsor che si impegnino per un progetto duraturo, ma riesce difficile pensare a realtà imprenditoriali che puntino i loro soldi in un contesto dove il ritorno economico e di immagine rischia di non coprire gli investimenti;

– il tessuto sociale è dei più difficili e dei meno affidabili, in quanto il teramano medio è un pecorone che segue il gregge, che si suggestiona ed è suscettibile di innamoramenti fulminei (come accaduto con la pallacanestro che divenne improvvisamente lo sport preferito dalla borghesia che fino al giorno prima non sapeva nemmeno come fosse fatta la palla da basket), salvo poi subire altrettanto fulminei disamoramenti e ripiombare nell’indifferenza e nell’apatia, disertando lo stadio e non abbonandosi più non appena la squadra dovesse avere dei cedimenti di rendimento.

Insomma, diciamocelo fuori dai denti: Teramo è la città dell’arrendevolezza, vizio morale che il dizionario descrive con i sostantivi acquiescenza, cedevolezza, docilità, malleabilità, remissività, obbedienza, sottomissione.

Il nostro miserando contesto socio-economico-culturale-etico, che sta tracciando la via della decadenza, dell’emigrazione dei nostri ragazzi, della chiusura dei negozi, della deindustrializzazione, della fatiscenza delle infrastrutture, della spina dorsale molle, del prolasso morale, della classe politica e dirigenziale squallida e ignorante, non induce a nessun ottimismo.

Quello che vedo è un contrasto feroce fra una città moribonda ed una squadra di calcio nel pieno del suo splendore, fra un contesto cimiteriale e una fioritura sportiva eccezionale, per cui l’unica speranza è che il calcio sia quel ricostituente che aiuti l’intero sistema a ritrovare se stesso, a darsi nuove motivazioni, nuovi slanci, ad immettere nuova linfa in un corpo sociale stanco e svogliato.

Ma la paura è che la serie B sia solo una dose di cocaina che oggi eccita ed esalta, domani – quando l’effetto energizzante sarà svanito – si tramuterà in una depressione più acuta di quella che già stavamo vivendo.

Si intonino peana al presidente Campitelli, tutto il gregge salga sul suo carro del vincitore, ma non vorrei trovarmi nei suoi panni di eroe (oggi osannato da tutti) il quale – passata la sbornia – diverrà oggetto di feroci critiche ad ogni passo e sarà costretto a scoprire che, quando si sale sull’Olimpo, il sentimento prevalente non è l’onnipotenza, bensì la solitudine, l’immensa e inguaribile solitudine di chi si trova a gettare perle ai porci che non sono in grado di apprezzarle e prima o poi si rivolteranno contro di te.

Piazza Campitelli
Piazza Garibaldi, ribatezzata Piazza Campitelli dai tifosi del Teramo

2 Responses to "Teramo: città dell’arrendevolezza (la cocaina del calcio e la depressione)"

  1. Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano   9 maggio 2015 at 9:34

    Grazie di aver citato la ciclabile Teramo – Piano d’Accio, che dovrebbe diventare Teramo-Piano d’Accio-S.Nicolò-Bellante-Mosciano-Giulianova… Ma la ciclabile, da sola, non basta a creare i presupposti per il cicloturismo e la mobilità sostenibile. Bisogna creare il tessuto sociale, le infrastrutture di supporto, le condizioni ambientali che favoriscano l’uso della bicicletta in ambito urbano ed extraurbano, così che i teramani vadano allo stadio e al centro commerciale in bici, e magari anche al mare in bici, e dalla costa accada lo stesso. Ma il discorso, in questa sede, sarebbe lunghissimo… ne riparleremo presto.

  2. Giuseppe   9 maggio 2015 at 18:33

    ottimo articolo, non una sola parola fuori posto, concetti espressi che condivido pienamente, sarebbe da mandare a tutti quelli che oggi hanno riempito lo stadio è S pavoneggiano nei vari angoli della città. Solo un dubbio m sfiora, che molti sarebbero incapaci d coglierne i contenuti, e forse S fermerebbero a metà lettura pronti a tornare a sventolare la bandiera bianco rossa ………OGGI…….. lasciandola cadere dalle mani alle prime difficoltà.

Leave a Reply

Il Fatto Teramano è l'unico sito che ti permette di commentare senza registrazione ed in forma totalmente anonima. Sta a te decidere se includere le tue generalità o meno. Nel momento in cui pubblichi il tuo commento dichiari di aver preso visione del nostro disclaimer e di accettarne le regole. Per inviare il tuo commento aiuta il sito a verificare la tua esistenza trascinando un'icona secondo le indicazioni e clicca su Commento all'articolo.

 

Your email address will not be published.