Have you ever seen? L’UOMO NERO

Have you ever seen? L’UOMO NERO

di Sara Fantozzi  –  

Chi tra noi non ha mai visto “Titanic”?
Chi tra noi non ha provato pena per Jack quando la nave affonda?
Chi tra noi non ha desiderato di salvarlo, anche solo per un secondo?
Chi tra noi non è rimasto toccato dalla sua morte?
O piuttosto…
Chi di noi non è mai stato in piscina?
Chi non ha vissuto l’odioso momento in cui l’acqua entra nelle narici?
Ma poi finisce tutto, dura solo pochi secondi, spegniamo la TV o alziamo la testa, usciamo dall’acqua ed è tutto passato.
Ci piacciono tanto i film, a noi, e allora immaginiamoci su una barca, in alto mare, mentre scappiamo dal luogo in cui siamo nati, cresciuti e da cui non vorremmo mai andare via se non fosse che una guerra voluta da “Paesi civili” ha distrutto la nostra casa, la nostra famiglia, le nostre speranze e ha annullato ogni minima possibilità di sopravvivenza. QUALCOSA VA STORTO, chiudiamo gli occhi, l’acqua inizia a entrare nel naso, nella bocca, l’acqua entra piano, ma non abbastanza.. Questa volta non per pochi secondi e il mare è freddo. Questa volta non possiamo uscire, ma per fortuna, per noi è solo un film.

 Se c’è una cosa che mi lascia perplessa è come 150 vittime di un disastro aereo possano fare più rumore di più di 1800 persone morte (solo dall’inizio del 2015) nello stesso mare in cui tra poche settimane andremo a fare il bagno (più o meno) spensierati.

Mi sono sempre chiesta cosa spinge l’uomo a rifiutare un suo simile come tale, solo perché nato in una diversa latitudine: eppure sbandieriamo la superiorità della nostra presunta civiltà, ci vantiamo di essere Occidentali, Cristiani e addirittura “fin troppo” tolleranti e moderni.

Street art in Camden Town

Forse rifiutiamo la diversità perché abbiamo paura di mettere in discussione il nostro ego, ammettendo che può esistere qualcos’altro e che non sia necessariamente brutto e negativo. Abbiamo timore nel riconoscere che abbiamo dei limiti, che troppo spesso sbagliamo, ma che soprattutto il mondo va avanti senza di noi, perché ci piace sentirci onnipotenti, avere sempre qualcosa da insegnare, avere sempre la bocca aperta a dispensare lezioni e consigli ma mai le orecchie tese ad ascoltare qualcosa… NOI sappiamo già tutto, come gira il mondo e come vanno le cose.

Stando in Inghilterra invece ho imparato che essere stranieri è un valore, essere immigrati è soprattutto avere una storia diversa da raccontare, esperienze vissute altrove da condividere.

Ogni mattina mi sveglio con un fuso orario diverso da quello della mia famiglia, faccio colazione con caffè italiano e latte inglese, leggendo Internazionale. Salgo su una macchina francese per andare a fare benzina (probabilmente importata da Russia o Medio Oriente): mi servono un ragazzo pachistano ed uno inglese.

Ogni mattina mi sveglio in una parte del Mondo che non ha vergogna di mostrare le sue sfumature, in cui non è tutto o bianco o nero, ma bianco, nero e colorato.
Ogni mattina mi sveglio, mi guardo intorno e con un solo sguardo, percorro infiniti kilometri: vedo l’Arabia Saudita nel turbante di un uomo, la Cina negli occhi di un’altro, il sole dell’India nel tatuaggio di una ragazza, il caldo dell’Africa nelle treccine di un’altra, Istanbul negli occhi castani che scorgo sotto un velo.

Ogni mattina mi sveglio e mi sento parte del Mondo.

È assurdo negare a qualcuno la possibilità di mettersi in gioco solo perché noi abbiamo qualcosa di diverso da lui, è inutile nascondersi dietro le nostre paure, rifiutando tutto ciò cui neghiamo l’appartenenza: la realtà è ben diversa e prima o poi si imporrà con prepotenza.

Fermarsi a notare differenze estetiche, utilizzandole come unico criterio di giudizio è molto più impegnativo che guardare chi ci sta di fronte considerandolo semplicemente un essere umano.

Lo pseudo patrio-nazionalismo lasciamolo a chi siede in alto, a chi vive nel mondo di giacche cravatte e parole, a chi non vive la quotidianità.

Io per fortuna non sono salita su un barcone, ma su un aereo, non sto scappando da una guerra che miete vittime e distrugge case, ma sogni e ambizioni (che fortunatamente qui ho ritrovato).

Ma IO sono una stranieraIO sono un’immigrataIO sono come i vostri figli, come voi, ma soprattutto come “loro” … NOI siamo.

Siamo tutti esseri umani.

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