Paolo Tancredi, Lanfranco Venturoni, Gianni Chiodi e Maurizio Brucchi sputtanati dal Tribunale di Teramo

Paolo Tancredi, Lanfranco Venturoni, Gianni Chiodi e Maurizio Brucchi sputtanati dal Tribunale di Teramo

di Christian Francia  –

Paolo Tancredi - cosa pensavate, che facessi i vostri interessi
Paolino Tancredi: il disonorevole che rappresenta Teramo in Parlamento

Premetto che non ho nessuna fiducia nella Procura e nel Tribunale di Teramo, perché negli ultimi dieci anni in questa città la legalità è stata completamente negata senza che coloro che avrebbero dovuto tutelarla muovessero un solo dito.

Ciò premesso, un timido segnale di vita si è avuto con la prima sentenza teramana del cosiddetto processo “Rifiutopoli” (anche se il filone principale dell’inchiesta è rimasto al Tribunale di Pescara), la quale sentenza ha sancito quattro mesi fa la condanna dell’ex amministratore delegato della Te.Am. S.p.A. Giovanni Faggiano, chiarendo i dettagli del sistema criminoso messo in piedi da politici e imprenditori locali (dettagli resi noti con il recente deposito delle motivazioni della sentenza).

La vicenda penale è relativa al progetto per la realizzazione di un impianto di bioessiccazione che sarebbe dovuto sorgere a Teramo, proprio sui terreni della Te.Am. In particolare la Procura ritiene che il gruppo Di Zio, tra il 2006 e il 2009, avrebbe esercitato pressioni per mettere le mani su tale succulento appalto.

A quel tempo il simpatico Paolino Tancredi era il coordinatore provinciale del PDL e riferì serenamente di aver ricevuto un apposito finanziamento elettorale da 20.000 euro nel 2009 proprio dal gruppo Di Zio: “In vista della campagna elettorale per le elezioni provinciali e comunali, Di Zio si disse disponibile a finanziarci, gli spiegai che avrebbe potuto procedere regolarmente”. Che tenero, Di Zio era disponibile e pagò, ma elegantemente non chiese nulla in cambio, il suo fu un gesto di generosità e di liberalità.

Oggi, dopo anni, si iniziano a mettere i primi punti fermi in quella vicenda, della quale dobbiamo ricordare alcune circostanze particolarmente inquietanti, come ad esempio le intercettazioni che lasciavano trasparire la volontà criminosa di violare la legge per fare in modo che il gruppo Di Zio partecipasse al grande affare della realizzazione dell’inceneritore a Teramo, senza che ovviamente si svolgesse una gara pubblica.

Nel 2010, qualcuno lo ricorderà, l’allora assessore regionale Lanfranco Venturoni fu arrestato su ordine del Tribunale di Pescara (mica di Teramo, eh?) e nella vicenda sono finiti Paolo Tancredi (che fungeva da garante politico dell’operazione), Gianni Chiodi (che era sindaco di Teramo all’epoca dei fatti) e pure Maurizio Brucchi il quale – appena eletto sindaco nel 2009 – darà immediatamente il suo avallo al progetto dell’inceneritore (solo il Tribunale di Pescara ci salvò dall’avere un inceneritore dietro casa).

Subito dopo l’arresto pubblicai dieci domande molto dettagliate a Venturoni (articolo che ritrascrivo testualmente in fondo), chiedendo una risposta pubblica che ovviamente non ottenni mai.

Ricordo anche, a beneficio di tutti, che l’ordinanza di arresto di Venturoni conteneva addebiti a dir poco pesanti. Ad esempio, che i rapporti tra Chiodi e Di Zio fossero stretti, lo testimonierebbe “l’interessamento di Venturoni per la proroga del contratto di lavoro con i Di Zio di Antonio Di Pasquale. Di Pasquale “è il genero di Giuliano Gambacorta, segretario di Chiodi. “L’interesse di Chiodi – dice il Gip – è scoperto e lo stesso Chiodi invia un sms a Di Zio”.

Venturoni telefona a Di Zio: «Ti devo disturbare per il genero di quello lì, capito». La sintesi del Gip è questa: «Venturoni può chiedere, perché ha dato e darà; Di Zio concede, perché attende restituzioni».

L’allora segretario di Chiodi, Giuliano Gambacorta, scriverà poi un sms a Venturoni per ringraziarlo: «Lanfranco, volevo informarti che Rodolfo Di Zio ha sistemato mio genero. Grazie per tutto. Sei un vero amico e conta su di me. Giuliano». Ad assunzione fatta sarà poi lo stesso Chiodi, il presidente della meritocrazia e dei banchetti dei disoccupati in campagna elettorale, a ringraziare Di Zio: «Caro Rodolfo, Giuliano mi ha detto che vi siete sentiti. Grazie e buona domenica».

Giusto per rinfrescare la memoria dei teramani, che spesso vacilla.

Tutto ciò ricordato e premesso, giungiamo alle recentissime motivazioni della sopracitata sentenza del Tribunale di Teramo (di condanna per l’ex amministratore delegato della Te.Am. Faggiano), motivazioni che vengono curiosamente evidenziate solo dal quotidiano La Città, come se i contenuti non fossero degni della più alta risonanza (siamo sempre a Teramo, porco d’un cane!).

1) Il Pubblico Ministero Stefano Giovagnoni, nella requisitoria, aveva parlato di “Piccola Mafia Capitale”, di un “quadro di desolante illegalità” e di logiche improntate al “guadagno facile che calpesta l’interesse dei cittadini”. Il collegio giudicante ha accolto integralmente tale tesi nelle motivazioni.

2) L’ex amministratore delegato della Teramo Ambiente, Giovanni Faggiano, viene definito dai giudici l’uomo “giusto da lasciare in una posizione dirigistica grazie alla sua consolidata affidabilità nell’aderire a un programma criminoso”.

3) I giudici, riferisce La Città, hanno ritenuto che “gli intrecci politici e imprenditoriali, per quanto riguarda il settore dei rifiuti in Abruzzo”, siano “il contesto entro il quale giudicare le condotte degli imputati. Intrecci esistenti e in qualche modo malati. Una sorta di “do ut des”, volto a garantire interessi privati anziché interessi pubblici. Gli intrecci evocati in particolare sarebbero quelli tra l’ex assessore regionale Lanfranco Venturoni e gli imprenditori dei rifiuti Rodolfo Valentino e Ferdinando Di Zio (tutti sotto processo a Pescara per “Rifiutopoli”). Per realizzare il bioessiccatore a Teramo, la famiglia Di Zio avrebbe avuto un appoggio forte in Venturoni che avrebbe consentito di bypassare la gara d’appalto aggirando o addirittura modificando norme regionali in tema di rifiuti. Il tutto, secondo i giudici, con l’aiuto degli altri imputati”.

4) In riferimento al progetto criminoso di realizzare l’inceneritore, la sentenza parla di un torbido e desolante scenario in cui veniva a realizzazione un sistema di assegnazione pilotato in una direzione imprenditoriale predeterminata” (i Di Zio). Il tutto in spregio delle leggi e confidando anche sull’aiuto dei parlamentari di centrodestra Paolo Tancredi (tuttora indagato per la medesima vicenda) e Fabrizio Di Stefano.

5) Nella sentenza compaiono considerazioni chiarissime: “Le numerose intercettazioni consentono di delineare uno scenario in cui appare evidente che la Regione Abruzzo in quegli anni è stata vittima di un regime di monopolio nel settore dei rifiuti che, certamente, condizionava l’imposizione di tariffe alle pubbliche amministrazioni (sul mercato privato c’erano solo le discariche e gli impianti gestiti dai Di Zio).

6) Naturalmente, spiega sempre la sentenza di primo grado, l’imbroglio fu reso possibile grazie a condotte attive e conniventi, da parte di funzionari di enti amministrativi, di politici locali e di rilevanza nazionale e di componenti di collegi sindacali (preposti per legge al controllo della legalità) i quali, in cambio di vantaggi di varia natura come elargizioni di contributi elettorali, incarichi e consulenze, offerte di lavoro, assunzioni di persone amiche, partecipazioni in Cda di società di comodo, hanno consentito a Di Zio Rodolfo Valentino di divenire il dominus della situazione e di controllare il mercato regionale del settore in tutte le province abruzzesi”.

Abbastanza chiaro, no?

(segue sotto l’articolo del 2010)

Venturoni con Almonti e D'Amore nel 2010 o 2011
Lanfranco Venturoni nel 2010, con gli amici Roberto Almonti e Antonio D’Amore

10 domande a Lanfranco Venturoni

(articolo di Christian Francia pubblicato il 16 dicembre 2010)

Signor consigliere regionale, prendo atto delle Sue dimissioni da assessore alla sanità e della Sua vibrata dichiarazione di innocenza, però – deve scusarmi – non mi fido molto dei politici e in particolare di quelli del PDL.

Perciò, al fine di fare chiarezza sulla vicenda che La riguarda, porgo 10 domande figlie di altrettanti amletici dubbi che, per la verità, non mi fanno supporre affatto la Sua innocenza.

Cionondimeno, per onestà intellettuale, sarei disposto a mutare opinione qualora Lei fornisse chiara ed esaustiva risposta alle seguenti 10 domande.

1) Nel 2009 la Stati, ex assessore regionale all’ambiente, al telefono sbotta con il padre per la manovra poco limpida che sospetta si stia consumando per favorire gli imprenditori spoltoresi dei rifiuti. Alcuni giorni dopo, lamentandosi dell’ingerenza dell’assessore alla sanità Lanfranco Venturoni nella materia ambientale, riferisce la cosa al presidente Gianni Chiodi e non nasconde il proprio disappunto. “Presidè”, dice al telefono, “io te lo dico francamente, se lui pensava di venire a fare gli affari come ha più volte cercato di provare a fare, anche all’assessorato all’ambiente dove stanno i rifiuti, io devo fare il bene dell’Abruzzo”. Come si difende in merito?

2) Il settore rifiuti non è di competenza dell’assessore Venturoni, che dovrebbe occuparsi esclusivamente (così come da delega) della gestione della Sanità regionale, presa in mano dopo gli scandali dell’inchiesta Sanitopoli. Eppure lui sembra interessato a ben altro, nonostante non nasconda che qualcuno gli avrebbe fatto notare l’anomalia. Venturoni: «Ultimamente, qualcuno mi ha fatto pesare: ma questo fa l’assessore alla Sanità, che ha l’ottanta per cento sul bilancio regionale, ora si interessa pure delle cose…». Cosa ha da dire in merito?

3) L’ordinanza del Suo arresto firmata dal GIP Campli contiene addebiti a dir poco pesanti. Ad esempio, che i rapporti tra Chiodi e Di Zio fossero stretti, lo testimonierebbe “l’interessamento di Venturoni per la proroga del contratto di lavoro con i Di Zio di Antonio Di Pasquale”. Di Pasquale, scrive Campli, “è il genero di Giuliano Gambacorta, segretario di Chiodi”. “L’interesse di Chiodi – dice il Gip – è scoperto e lo stesso Chiodi invia un sms a Di Zio”. Venturoni telefona a Di Zio: «Ti devo disturbare per il genero di quello lì, capito». La sintesi del gip è questa: «Venturoni può chiedere, perché ha dato e darà; Di Zio concede, perché attende restituzioni». Ma non si tratterebbe di un favore qualunque, in questo caso, perchè «i tempi» della prima assunzione e successiva proroga per il ‘segnalato’ sono per la procura «fortemente suggestivi». Il 7 ottobre 2008 Antonio Di Pasquale, genero del segretario di Chiodi, viene assunto alla Deco di Di Zio appunto. Solo 7 giorni dopo, il 14 ottobre, proprio la Deco «otterrà, senza concorrere con alcuna altra impresa» l’assegnazione del progetto per la costruzione del Tmp. Ad aprile 2009 Di Pasquale ottiene la seconda assunzione in proroga. «É il periodo», annotano i magistrati, «in cui si salda, grazie al senatore Di Stefano, l’alleanza tra Venturoni-Di Zio e Daniela Stati». Il segretario di Chiodi, Giuliano Gambacorta, scriverà poi un sms a Venturoni per ringraziarlo. «Lanfranco, volevo informarti che Rodolfo Di Zio ha sistemato mio genero. Grazie per tutto. Sei un vero amico e conta su di me. Giuliano». Ad assunzione fatta sarà poi lo stesso Chiodi, il presidente della meritocrazia e dei banchetti dei disoccupati in campagna elettorale, a ringraziare Di Zio: «Caro Rodolfo, Giuliano mi ha detto che vi siete sentiti. Grazie e buona domenica». Normale amministrazione?

4) Secondo i magistrati Venturoni, al tempo presidente della TE.AM., avrebbe deliberato senza il mandato del consiglio di amministrazione l’acquisto del 60% delle quote della società Tecnologyl srl (società costituita il 12 luglio 2007 da Rodolfo Di Zio e Ferdinando Ettore con capitale interamente conferito dalla Deco, poi trasformata in Team Tecnologie Ambientali il 19 luglio 2007). Lo scopo, secondo gli inquirenti, sarebbe stato quello di attribuire al soggetto privato un partenariato in società pubblica in favore della quale sarebbe stata di lì a poco disposta l’autorizzazione a costruire e gestire l’impianto di termovalorizzatore di Teramo, originariamente in capo alla TE.AM. Scelta legittima secondo Lei?

5) Venturoni è anche accusato di essersi impossessato di € 30.000 del patrimonio della TE.AM. (di qui l’ipotesi di peculato) versandoli alla Deco quale prezzo corrispettivo per l’acquisto delle quote di cui sopra. Inoltre, secondo gli inquirenti lo stesso Venturoni si sarebbe appropriato del progetto per la costruzione dell’impianto di termovalorizzazione e lo avrebbe attribuito alla Deco, dietro pagamento forfettario dei costi di realizzazione, pari a circa € 76.000, valore economico di gran lunga inferiore a quello di mercato. È tutto falso?

6) Nel 2008 poi la TE.AM. delibera un aumento di capitale ed il socio privato, la Deco, conferisce il progetto di cui sopra ma per un valore di poco inferiore ai € 300.000. La TE.AM., invece, conferisce dei terreni che si trovano in contrada Terrabianca, pagati 1,1 milioni nel 2007 e valutati invece € 612.000. Terreni che poi sarebbero stati messi a disposizione del privato per la costruzione dell’impianto. È falso?

7) Secondo l’accusa, l’assessore alla Sanità si sarebbe fatto garante affinché l’affare del termovalorizzatore potesse andare in porto senza alcuna gara pubblica. Le ultime trattative risalirebbero al luglio del 2009, quando Venturoni era già assessore di Chiodi con altre deleghe, e insieme ai Di Zio avrebbe cercato di coinvolgere una ditta di Milano, la Ecodeco spa, che avrebbe dovuto fornire gratuitamente alla Deco dei Di Zio la tecnologia necessaria per la costruzione dell’impianto di termovalorizzazione. Gli inquirenti hanno calcolato un risparmio di circa 5 milioni di euro per il privato. In cambio la società milanese avrebbe ricevuto la garanzia di poter partecipare al business ricevendo l’assicurazione di avere direttamente l’appalto tramite una società a cui avrebbero partecipato i Di Zio e la stessa Ecodeco srl. La società individuata era la consortile Abruzzo Energia. È falso?

8) Il senatore teramano Tancredi, ricostruisce la procura, «dovrà farsi garante verso la Ecodeco che l’inceneritore si farà», ma il suo ruolo «sarà destinato a crescere nella vicenda» e parteciperà a due incontri ritenuti «snodi fondamentali». La sua, scrive Campli, non è solo «una benedizione politica». Il 24 agosto 2009 si incontra con Venturoni, Di Zio e il neo eletto sindaco di Teramo Maurizio Brucchi nella sede della TE.AM. In quell’incontro l’imprenditore ottiene «l’avallo definitivo al suo progetto». Sarà lo stesso Di Zio a raccontarlo al telefono il giorno seguente: «hanno detto che…facciamo l’inceneritore». È tutto legittimo?

9) La strategia appare chiara dalle intercettazioni, nelle quali Venturoni chiarisce a Di Zio quale soluzione amministrativa sarà adottata. Venturoni: «no, l’appalto non lo dobbiamo fare… noi dobbiamo in qualche modo prefigurare che essendoci già l’Ato unico, sei il gestore unico. Capito? Si fa… dopo queste elezioni, se le cose vanno come credo, abbiamo insomma un canale privilegiato, no?». Un’intercettazione captata a novembre 2008. Cosa ha da dire in merito?

10) Da ultimo, si apprende con sgomento che l’Abruzzo è l’unica tra le regioni commissariate ad avere un assessore alla Sanità. Non ce l’ha il Lazio, nè il Molise, nè la Campania, nè la Calabria e, per dirla tutta, lo stesso Ministero e il “tavolo Massicci” per le verifiche sul piano di rientro sarebbero sempre stati contrari alla doppia figura commissario-assessore perché si tratterebbe di un evidente spreco. All’Abruzzo, all’epoca, fu concesso di nominare un assessore con delega alla Sanità solo perché era l’unica tra le cinque regioni canaglia a non avere come commissario il presidente di Regione (Del Turco era stato arrestato), ma un esterno come Gino Redigolo. E quindi al solo scopo di assicurare una partecipazione della Regione alla gestione del piano di rientro. Se l’assessorato alla Sanità era superlfuo, perlomeno a far data dall’assunzione del ruolo di commissario da parte del presidente Chiodi, ci spiega perché fino ad oggi ha occupato quella poltrona sperperando soldi pubblici? O forse Lei fungeva da assessore all’Ambiente ed era la Stati ad essere inutile?

Si rimane in attesa di cortese riscontro.

3 Responses to "Paolo Tancredi, Lanfranco Venturoni, Gianni Chiodi e Maurizio Brucchi sputtanati dal Tribunale di Teramo"

  1. Domenico Attanasii   2 maggio 2015 at 14:18

    Basta, Francia!
    Adesso, basta con questa fantomatica “Piccola Mafia Capitale”, con il surreale “quadro di desolante illegalità” e di logiche improntate al “guadagno facile che calpesta l’interesse dei cittadini”; della “consolidata affidabilità nell’aderire a un programma criminoso”; di “’do ut des’, volto a garantire interessi privati anziché interessi pubblici”; di un “torbido e desolante scenario” e “condotte attive e conniventi, da parte di funzionari di enti amministrativi, di politici locali e di rilevanza nazionale e di componenti di collegi sindacali”.

    Insomma, basta con questi ammiccamenti poco gratificanti nei riguardi della nostra nobile classe politica.

    Lo confesso: io sono il vero criminale; il pericolo pubblico n° 1 di Teramo.

    Qui di seguito, la mia confessione:
    https://it-it.facebook.com/salvatore.mandara/posts/10200599104876814

    Nel novembre del 2013, a seguito delle indagini relative al disegno criminoso da me messo in atto, ho patteggiato 2 mesi e 20 giorni (pena sospesa e 500 euro di penale).

    Per il crimine da me commesso, di cui mi pento amaramente, ho incaricati 2 avvocati per assistermi. Il primo, l’ho pagato “in nero” all’interno di un androne con una “bustarella” contenenti 500 euro; un avvocato, quest’ultimo da me revocato perché stava accordandosi con la controparte. All’altro avvocato, che ha portato a termine la causa penale, ho passato attraverso l’uscio un’altra “bustarella” in nero contenente 200 euro. Non posso provare ciò dichiarato. Però, qualcuno potrebbe curiosare e spulciare negli archivi delle procure per poi chiedere conto delle fatture di pagamento per parcelle da me probabilmente dovute a chi mi ha patrocinato in tribunale.
    Fantascienza?

  2. francesco di luigi   5 maggio 2015 at 18:30

    ‘ngul Attanà ma second ta avaste Castrogne pè tutte sta gende?

  3. francesco di luigi   6 maggio 2015 at 18:58

    i tre non si trovano in un bar di Teramo, cosa perfettamente possibile ma a più di 100 chilometri da Teramo.

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