Provincia di Teramo: quei milioni di euro che non tornano nelle casse pubbliche

Provincia di Teramo: quei milioni di euro che non tornano nelle casse pubbliche
Renzo Di Sabatino - Presidente renziano al 100
Obiettivo della Provincia: socializzare le perdite, privatizzare i guadagni

Sono passati più di sei mesi dall’elezione di Renzo Di Sabatino alla presidenza della Provincia di Teramo, un avvocato che si vanta di aver fatto parte del Partito Comunista, ma che non osa toccare i portafogli dei dirigenti, mentre fruga cupidamente in quelli delle centinaia di dipendenti.

Leggiamo dalle cronache che Di Sabatino ha imparato a piangersi addosso, come è costume dei politici che non hanno voglia di ingaggiare una vera lotta per il miglioramento delle istituzioni.

E allora via al balletto dei numeri: oddio, c’è un disavanzo di 4 milioni! Ohibò, ci sono 6 milioni di debiti fuori bilancio (somme urgenze, utenze non pagate, spese legali, la voragine di Teramo Lavoro che inghiottirà complessivamente 4 o 5 milioni)! Ahia, c’è la drastica riduzione delle entrate! Mannaggia, si riducono drammaticamente gli investimenti e i servizi!

Piangersi addosso non serve a niente, invece servirebbe fare tutto quello che andrebbe fatto e che Di Sabatino non farà mai: ad esempio recuperare quello che è doveroso alle casse dell’Ente, cioè gli esborsi illegittimi effettuati negli anni a dipendenti e dirigenti, e censurati formalmente dall’Ispezione ministeriale del 2010.

Sono passati 5 anni da quella Ispezione del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ma nemmeno un euro è tornato indietro del maltolto. Perché la Provincia non provvede ai recuperi? Forse perché la maggior parte dei soldi devono essere restituiti proprio dai dirigenti che se li intascarono negli anni in maniera certificatamente illegittima?

Perché il Presidente ex comunista non li richiede indietro? Perché non li sottrae direttamente dalle laute buste paga dei Dirigenti? Risulta che i vertici amministrativi debbano restituire qualcosa come 430.000 euro sottratti ai cittadini, di cui quasi 200.000 euro solo l’ex direttore generale, quasi 100.000 un ex dirigente, 75.000 l’attuale dirigente Leo Di Liberatore, 25.000 l’attuale dirigente Piergiorgio Tittarelli, e a scalare gli altri.

Fanno schifo codesti soldi? Se ne pagherebbero di utenze! Sarebbero sufficienti per il servizio di trasporto dei disabili! E invece niente. Ma la Corte dei Conti quando interviene? A babbo morto?

Per non parlare, poi, della questione scandalosa del pensionamento illegittimo dell’ex direttore generale Francesco Grue, anch’esso stigmatizzato dall’Ispezione ministeriale del 2010.

Il precedente segretario generale Gianna Becci, tristemente nota per essere stata raccomandata per iscritto da Gianni Letta, nonostante fosse stata incaricata di revocare l’illegittimo pensionamento da direttore, in quanto il collocamento a riposo avvenne nella molto meno remunerata condizione di dirigente, per 4 lunghissimi anni è stata a braccia conserte, lasciando che l’INPS erogasse qualcosa come 6.000 euro al mese di pensione all’ex direttore, in luogo della cifra quasi dimezzata a cui avrebbe avuto diritto (senza contare l’indennità di buonuscita).

Quando poi, nel 2014, alla fine del suo mandato, l’ex segretario ha pensato bene di revocare il pensionamento illegittimo di Grue, l’INPS non ha battuto ciglio e ha provveduto a ridurre la pensione erogata. Solo che poi ha scritto alla Provincia per chiedere indietro direttamente all’Ente i 270.000 euro sborsati in più rispetto a quanto avrebbe dovuto sborsare per i trattamenti pensionistici di Grue.

Adesso chi paga? Sono sempre i contribuenti a pagare i danni fatti da chi amministra? Perché non si perseguono in Tribunale i dirigenti che mandarono illegittimamente in pensione l’ex direttore? Perché non li persegue disciplinarmente? Perché non vengono licenziati come avverrebbe in ogni azienda privata? Solo perché siamo noi gli azionisti? E perché Renzo Di Sabatino li difende?

Perché non fa causa alla Becci per negligenza? Per i danni arrecati dalle sue colpevoli omissioni? Per quale motivo non sono stati avviati contenziosi per il risarcimento dei danni arrecati alla Provincia dalla scandalosa gestione di Teramo Lavoro, che ha creato una voragine di milioni non riconosciuti dalla regione Abruzzo?

Perché non si dice ai cittadini che stanno già pagando di tasca loro per gli errori degli amministratori? Perché non si dice che è stato già spalmato nei precedenti bilanci oltre un milione e mezzo di euro non riconosciuto dalla Regione Abruzzo per marchiani errori gestionali non sanabili?

E Di Sabatino dov’era mentre si perpetravano tali scempi? Non era forse egli capogruppo del PD in Consiglio Provinciale? Perché taceva? Cosa controllava? E oggi cosa ha fatto per porre rimedio ai disastri che si susseguono uno dietro l’altro?

Come sempre accade nelle miserevoli condizioni delle nostre bombardate istituzioni, si socializzano le perdite e si privatizzano i guadagni. Con buona pace dei presidenti ex comunisti che continuano a pagare profumatamente i dirigenti e a tenere a stecchetto tutte le centinaia di dipendenti (privati pure dei buoni pasto).

E oltre al danno c’è pure la beffa: che molti dirigenti dovrebbero restituire soldi illegittimamente percepiti – come certificato dal Ragioniere Generale dello Stato nel 2010 – che loro si guardano bene dal restituire e che l’Amministrazione si guarda bene dal richiedergli (mentre la Corte dei Conti incredibilmente non interviene).

Mentre tutto va a fondo, sventola solo la bandiera del PD, la purulenza democratica…

Il Paràclito

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