L’architettura dell’arrangiarsi: Sulla Via delle Pinciaie a Sant’Omero

L’architettura dell’arrangiarsi: Sulla Via delle Pinciaie a Sant’Omero

di Sergio Scacchia (Collaborazione Lucio De Marcellis)  –

Cresce sempre di più, nella nostra Provincia, la voglia d’itinerari che colleghino emergenze storico-architettoniche con luoghi d’interesse paesaggistico e naturalistico.

Nella vallata del Vibrata, cuore della provincia teramana, ricca di paesaggi agresti notevoli e di centri storici preziosi, esiste un percorso nel Comune di Sant’Omero, da poco corredato di apposita segnaletica.

Si presta a essere utilizzato a piedi, in mountain bike o a cavallo: è la Via delle Pinciare.

Il nome, come si può intuire, deriva da alcuni affascinanti casali realizzati in terra cruda (le pinciare o pinciaie), tipici dell’architettura “povera” abruzzese, che s’incontrano lungo il percorso.

Il dislivello e la difficoltà sono minimi, il fondo in asfalto e, in parte, in terra battuta. Costituisce un esempio, per tutti gli altri Comuni, di come si possa valorizzare un percorso esistente, con poca spesa visti i tempi di ristrettezze economiche.

Può costituire il primo ramo di una rete di vie alternative, famose green ways in grado di regalare agli utenti ambiente e storia di un popolo.

Fin dai primi decenni del 1900 le pinciaie, case di terra estremamente povere e immagini della miseria, erano numerose nella fascia adriatica del teramano.

Si può ben dire che queste case, simili a quelle costruite al tempo degli Etruschi, erano comuni nel settecento sia in Romagna che nelle Puglie.

La tecnica costruttiva pare sia stata mutuata, nel secolo scorso, anche dalle popolazioni slave. Le abitazioni erano realizzate in aperta campagna con argilla e paglia e costituivano mirabili esempi di architettura dell’“arrangiarsi” per contadini, braccianti e pastori.

Erano caratterizzate da fondamenta pressoché inesistenti e poggiavano su tronchetti di legno infissi nel terreno per dare una parvenza di stabilità. Eppure, a dispetto di una fragilità estrema, le case raggiungevano una certa consistenza, con un piano terra adibito a cucina dal pavimento in terra battuta, camino, camera da letto e magazzino per attrezzi e stalla.

In più, spesso, c’era anche un piano superiore con altri letti. Finestre minime, locali maleodoranti e umidi, freddo pungente, di certo la vita nelle pinciaie era difficile. I suoi abitanti beccavano di tutto, dalle malattie polmonari, alla tubercolosi.

Eppure queste strutture sono la storia di quelli che prima di noi hanno abitato la nostra terra e costituiscono l’espressione di un mondo antico che stiamo dimenticando.

Oggi le pinciaie sono in disfacimento! C’è bisogno di qualche progetto per recuperare urgentemente i caratteristici casali di terra cruda che soffrono il tempo che passa. Crediamo sia opportuno che si faccia tutto il possibile per preservare questi manufatti dalla loro scomparsa.

L’ultime tempeste d’acqua dello scorso inverno hanno fatto franare una delle case rimaste, altre sono molto malridotte, inoltre uno degli affluenti del Vibrata è sempre più sporco, una discarica a cielo aperto, una bomba ecologica.

Non lontano dalla Via delle Pinciaie, si trova S. Angelo in Abbamano, una località agreste di Sant’Omero, un tempo ubicata su di una via molto usata dai romani per condurre gli eserciti nel Pretuzio e nel Piceno ascolano.

Nei tempi antichi, esisteva una sorgente di acque sulfuree, oggi prosciugata. Pare che fosse utilizzata per curare le artrosi. Il luogo era denominato Sant’Angelum ad Puteum probabilmente proprio per l’odore nauseabondo dell’acqua termale.

Oggi su quella che era una massiccia costruzione romana di bagno pubblico o forse di enorme cisterna, sorge l’incantevole chiesina dedicata al culto di San Michele Arcangelo, con le sue semplici strutture romaniche senza fondamenta.

Questa ipotesi costruttiva, dettata da più di uno storico, pare suffragata dalla presenza di un mosaico, sul lato destro del tempio, coperto da uno strato di ghiaia minuta, fatto di piccole tessere chiare, che doveva costituire il pavimento dell’edificio superiore del bagno termale. Proprio su questo mosaico è fondata la base del muro della chiesetta, che in alto è di mattoni rinforzati.

Sull’ingresso della chiesa inoltre, volto a occidente, il gradino della soglia non è altro che un frammento di epigrafe il quale reca incise delle lettere a grandi caratteri imperiali. Il luogo oggi è solitario ma un tempo doveva essere molto frequentato. Si deduce dai ritrovamenti di scheletri di animali e di ossa umane.

A poca distanza, c’è anche la possibilità di visitare un antico frantoio dove le tecniche di realizzazione dell’olio sono rimaste davvero quelle di un tempo.

In un paese come Sant’Omero, martoriato dai continui trafugamenti dei tombaroli, non si capisce bene come non sia stata rubata anche una splendida Madonnina lignea gotica, che fino a qualche anno fa impreziosiva il piccolo tempio contadino. L’opera, che ora è custodita nel Museo Nazionale d’Abruzzo dell’Aquila, rappresenta la Madonna seduta su uno scranno in posizione frontale mentre sorregge con il braccio sinistro il Bambino in piedi. Il piccolo Gesù, vestito con una tunica fermata ai fianchi da un drappo, tiene una minuscola sfera nella mano sinistra. La Vergine velata indossa una tunica coperta da un manto stellato. L’opera è attribuita ad un maestro ignoto di provenienza umbra.

Sono numerose le leggende che popolano questo luogo dal quale si dominano le valli del Vibrata e Salinello. Storie fantastiche di chiocce con uova d’oro, di tesori nascosti sotto terra e di tumuli bimillenari di grandi personaggi dai corredi funerari ricchissimi. Il fascino del luogo però risiede nella storia secolare che custodisce.

Diario di viaggio:

La Via delle Pinciare è una tra le diramazioni secondarie della Fondovalle del Salinello. Per le bici da corsa invece (che richiedono percorsi interamente asfaltati), una delle alternative potrebbe essere la Via delle Terme. Il nome ci rievoca immediatamente l’antica Roma le cui vestigia riaffiorano ovunque in questi luoghi. In località Vallorina di Sant’Omero, nel 1823 fu rinvenuto un cippo miliario che testimonia che qui passava l’antica Via Metella:

http://www.abruzzoinbici.it/documenti/Testo%20integrativo%20di%20Niccola%20Palma%20sul%20tracciato%20della%20Via%20Metella%20tra%20lAbruzzo%20e%20il%20Lazio,%20detto%20anche%20Tracciolino%20di%20Annibale.pdf

http://www.comune.santomero.te.it/27-percorsi_turistici.html

Per raggiungere S. Omero in provincia di Teramo:

Dall’autostrada Adriatica A14 (da nord: direzione Ancona; da sud: direzione Pescara), uscire a Val Vibrata, continuare sulla SP 259 in direzione di Pescara, seguire le indicazioni per Sant’Omero.

www.paesaggioteramano.blogspot.it

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