Amico libro, sed magis amica veritas: perché sono contro la giornata mondiale del libro

Amico libro, sed magis amica veritas: perché sono contro la giornata mondiale del libro

di Christian Francia  –

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La Treccani oscura il proprio sito per invitare alla lettura

In quali miserandi recessi è sprofondata la Cultura? Avverto l’urgenza di salvare la sacralità del libro dalla stucchevole retorica sui libri che infesta i canali di comunicazione di questo ex-Paese chiamato Italia.

Oggi, 23 aprile, si festeggia la Giornata Mondiale del libro patrocinata dall’Unesco per promuovere la lettura e la pubblicazione dei libri. Non vorrei sembrare un po’ snob, ma la svalutazione della mistica del libro operata dalle pubblicazioni alluvionali di puttanate senza storia, senza idee e senza un briciolo di pensiero, è giunta ad uno stato talmente avanzato che l’operazione di marketing costituita dalla giornata mondiale del libro rappresenta un emetico formidabile.

Meglio sarebbe, nelle condizioni comatose della Cultura contemporanea ad ogni livello, istituire una giornata mondiale contro il libro, contro l’incontinenza di schiere di grafomani, di capre dedite alle loro masturbazioni intimistiche che sentono l’urgenza di propinare all’universo mondo stampandole in ogni foggia e formato e presentandole in ogni scantinato.

Devono andare a fare in culo cotali pennivendoli narcisisti che annegano le librerie con la loro carta igienica autografata ad uso dei social networks: grazie alle loro porcherie sono riusciti a rendere stranieri i libri stessi dai luoghi dedicati alla loro sacralità, cioè le librerie; sono riusciti a cacciare Seneca e Platone dagli scaffali, a soggiogare il pensiero al marketing, ad impossessarsi dell’ennesimo tempio da sottomettere al dio denaro, a spacciare la Cultura per una moda da vendere a quel che resta della borghesia.

E mi spiace davvero che fra le inevitabilmente numerose iniziative sorte come funghi lungo lo Stivale per propinare qualche libretto ai gonzi, sia stato oggi oscurato il portale della Treccani, cioè l’Istituto della Enciclopedia Italiana, per far giganteggiare sulla homepage il seguente obbrobrioso messaggio: “Siamo spiacenti, oggi 23 aprile 2015, il portale Treccani è spento. Leggi un libro”.

Purtroppo il verbo leggere non sopporta né l’imperativo né l’esortativo, al pari del verbo amare. Non che si possa invitare ad amare durante la giornata dell’amore perché, se l’amore non c’è, la giornata dedicata ai sentimenti non ne recherebbe un’oncia di più di quanto ne esiste spontaneamente allo stato brado.

Allo stesso modo, il messaggio della Treccani ottiene il risultato contrario a quello voluto: che le migliaia di utenti quotidiani come lo scrivente non possano accedere ad un servizio fondamentale e quindi oggi sono meno colti e acquisiscono minori informazioni, mentre l’invito a leggere un libro non produce un solo lettore in più (con esclusione dei gonzi che vanno a comprarsi qualche biografia dei calciatori, che poi non si capisce cosa abbiano da raccontare delle loro vite in fotocopia, tutte invariabilmente fatte di allenamenti, di tatuaggi, di figa, di pallone, di sudore e di brillantina).

Siamo nell’epoca della desacralizzazione e della secolarizzazione, per cui non c’è da indignarsi che pure il libro divenga oggetto di fanatismo modaiolo e di glorificazione di personaggi pubblici dall’ego ipertrofico e dal cervello microscopico (il più delle volte inutilizzato), però a tutto c’è un limite, e assistere alla retorica dell’importanza della lettura e della cultura fatta da ignoranti sesquipedali risulta vomitevole.

Mi guardo bene dall’esortare i miei figli allo studio e alla lettura, li esorto piuttosto a giocare e a correre all’aria aperta. L’amore per i libri lo apprendono guardandomi ogni giorno con la testa ficcata in giornali, riviste, tomi, sotto il peso della traboccante libreria di casa.

È l’esempio quotidiano che stimola e, alla lunga, che vince e convince. Innalzare peana alla lettura è inutile e persino controproducente, così come l’andare a messa la domenica dopo essersi profumati e aver indossato il vestito buono. Questi riti hanno ormai svuotato di senso la genuinità del sentimento religioso verso gli Dei e verso la Cultura.

La proliferazione degli operatori culturali, che si riempiono la bocca dell’ennesima banalità, che inneggiano all’ennesimo luogo comune, che organizzano l’ennesimo convegno dove non hanno niente da dire (ma lo dicono benissimo ad uso delle telecamere e allo scopo di far stampare il simpatico trafiletto sui quotidiani o far passare la notizietta nel sottopancia dei telegiornali), mi ha rotto abbondantemente i coglioni.

L’esercito dei diversamente scrittori ha inquinato ogni dibattito e ha spappolato la pubblica opinione, ormai del tutto incapace di distinguere la presentazione di un libro di uno scrittore dalla presentazione di un gadget cartaceo confezionata dal personaggio della domenica.

Il libro, checché ne dicano i gufi, non è destinato all’estinzione nonostante l’avvento dei computers, così come non si è estinto il teatro quando si diffuse il cinema, ma almeno si può e si deve tentare di salvaguardarlo dalle brutte copie, dalle cineserie nostrane che ne hanno appannato il prestigio e la primazia fra le fonti culturali.

È vero che la diffusione dei libri in Italia è fra le più basse d’Europa; è verissimo che più della metà degli italiani non legge nemmeno un libro all’anno, ma lo stalking da “libridine” è pur sempre uno stalking e quelli che una volta si chiamavano intellettuali sono sempre più latitanti, venendo meno alla loro funzione di voce-guida e di vestali del sapere, così che le persone da svogliate che erano hanno sempre minori stimoli ad appassionarsi alla lettura.

Leggere non solo non è necessario, ma sovente non è nemmeno utile: ho letto libri dei quali ricordo benissimo solo la gran perdita di tempo a cercare di carpirne un’ideuzza che nemmeno c’era.

Per cui le pubblicità tipo la giornata mondiale sono solo controproducenti per lo sviluppo della coscienza civile di un Paese, mentre rappresentano una festa profana e consumistica della quale si beano i sedicenti scrittori che hanno un prodotto da piazzare alla folla (a loro gloria personale), un prodotto ottimo per sopire le coscienze delle schiere degli ingenui che – tornando a casa con la paccottiglia cartacea sotto al braccio – possono dire a se stessi che amano e incentivano la “cultura”.

Salviamo i libri da chi ce li propina e salviamoli dai falsi libri, infinitamente soverchianti, che degradano l’intera categoria e condannano la nostra civiltà alla dissipatio humani generis.

3 Responses to "Amico libro, sed magis amica veritas: perché sono contro la giornata mondiale del libro"

  1. Walter   23 aprile 2015 at 21:18

    Questo articolo lo stampo e lo appendo in studio. Formidabile.

  2. Il Pignolo   25 aprile 2015 at 12:18

    Molto di vero, senza dubbio… Ma non tutto. Leggere non è necessario: qual è l’alternativa? Internet, TV, cinema?
    E’ vero: la grafomania imperante non può che deprimere chi prende la vita sul serio… Ma quando si trova un buon libro è possibile comunicarlo a quelli che ci circondano per far sì che molti condividano questo miracolo.
    L’esempio: non sempre funziona, anzi quasi mai. E’ più utile provare a mettere in mano ai nostri figli o ai nostri alunni un testo valido e accattivante. Non sempre l’impresa riesce, ma qualche volta sì.
    Ma a che scopo, mi chiederà l’autore di questo articolo?
    Diventare lettori fin dall’infanzia aiuta ad acquistare quella RAPIDITA’ senza la quale non si possono affrontare studi superiori (già, perché scuola e università non hanno trovato ancora un’alternativa credibile all’uso dei libri per lo studio…). Il ragazzo che non ha mai letto impiega mezz’ora a leggere una pagina del suo testo di storia, o letteratura ecc., e quando arriva in fondo non ricorda più l’inizio. Come farà a sorbirsi i grossi tomi degli atenei?
    Infine – cerco di non farla troppo lunga – leggere fin da piccoli buoni romanzi adatti all’età avvia alla conoscenza del COSTUME delle varie epoche; quel costume che non si impara sui testi di storia; nemmeno su quelli “di sinistra”, sugli antieroici Camera-Fabietti & Co sempre attenti alla vita della gente comune. Quel costume che non è meno importante dei fatti storici ai fini della conoscenza del passato…
    Quanti svarioni sento in TV! Per non parlare degli infiniti aneddoti che si potrebbero raccogliere nelle scuole…
    Un BUON romanzo, al di là della banale storia d’amore o d’avventura (gira gira i fatti della vita sono sempre gli stessi) offre un’ambientazione spesso capillare, la descrizione del modo di sentire in tempi lontani e del modo di porsi di fronte agli eventi ed al prossimo. Gli sceneggiati televisivi degli anni ’50 e ’60 potevano competere col buon romanzo ed insegnare qualcosa. Non vedo che cosa si possa imparare dai polpettoni odierni.

  3. giovan b. nisii   4 maggio 2015 at 19:55

    sostanzialmente d’accordo, è un discorso stratificato e il potente stimolo dell’esempio è basico in ogni dinamica dell’esistenza.
    nella vita pubblica italiana, nel governo della polis da troppo tempo è scomparso l’esempio giusto e positivo, si vive in una dimensione rovesciata, con una opinione pubblica sempre confusa e oscurata dai media cinici e servili.

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