Buon compleanno, Roma!

di Maria Cristina Marroni –

Oggi Roma compie 2768 anni, che sono tanti ma non troppi, in fondo non stiamo parlando forse della Città Eterna? Secondo la leggenda Romolo, così come riferisce anche Varrone, l’avrebbe fondata il 21 aprile del 753 a. C.

Di Roma si può dare una interpretazione razionale e oggettiva, che però non scalderà il cuore, o una simbolica. Chi ama profondamente questa Città ne apprezza tutto: la bellezza, la magnificenza, ma anche l’oscenità e la miseria. Qui “i cittadini si trasfigurano nelle più svariate comparse davanti a una scenografia dove profonda sacralità e sciatteria profana si abbracciano in una rappresentazione dell’assurdo” (Carlo Verdone).

Se arrivi a Roma a diciannove anni, cresci nelle sue viscere e ne assapori tutte le potenzialità, che ti porteranno a superare il tuo provincialismo e ad aprirti alla vita. Spesso tra le sue vie sei solo, ma è quello che cerchi: vuoi immergerti nella sua atmosfera, entrare nelle chiese, calpestare la storia nel completo anonimato, per compagna solo la giovinezza.

“Un’anima in me, che non era solo mia,/ una piccola anima in quel mondo sconfinato,/ cresceva, nutrita dall’allegria/ di chi amava, anche se non riamato./ E tutto si illuminava, a questo amore/ forse ancora di ragazzo, eroicamente,/ e però maturato dall’esperienza/ che nasceva ai piedi della storia./ Ero al centro del mondo…”

Così Pasolini celebrava Roma ed è proprio questa la sensazione più forte: sentirsi al centro del mondo, perlomeno quando si è giovani, poi si comprenderà che il mondo è molto più ampio. Ma a vent’anni rubi tutto quello che puoi e qualcuno lo paga anche a caro prezzo.

Mi sono innamorata in Abruzzo, ma ho amato ancora sul Pincio, a Villa Borghese, in Via Del Pellegrino, nel Giardino degli Aranci, a Villa Ada, dentro La Sapienza, sotto la statua della Minerva, lì tra la facoltà di Lettere e quella di Giurisprudenza, a piazza Navona, a Trastevere, in Rione Monti, in via Margutta perché come canta Venditti: “Innamorarsi ancora/ è solo questa la novità/ innamorarsi ancora/ è straordinario come questa città”. Amare a Roma è più eccitante, come girare in vespa di notte per la Città, lassù fino al Fontanone o allo Zodiaco.

(segue sotto)

Il Museo del Louvre di Giuseppe Casetti
Libreria “Il Museo del Louvre” di Giuseppe Casetti a Roma

Nel cuore del Ghetto, tra piazza Mattei, con la famosa fontana delle Tartarughe, e Portico d’Ottavia c’è un luogo a me carissimo, la libreria-museo di Giuseppe Casetti, che apre quando gli pare e se vuoi incontrarlo devi aspettare. Lì ho trovato la prima edizione italiana del Moby Dick di Melville, tradotta da Cesare Pavese e alcuni numeri di Lacerba, Solaria, La Voce.

Lì dentro ci sono poi molti disegni d’artista, come Giosetta Fioroni, Achille Perilli, Tano Festa, Stradone; uno straordinario archivio fotografico di Luxardo, Secchiaroli, Mario Dondero, Ugo Mulas; intere collezioni di riviste storiche del Novecento. “Un lavoro da minatore della memoria, quello di Casetti, al limite dell’ossessione catalogatrice, prezioso per chi volesse –magari prendendo esempio dal filosofo Walter Benjamin –indagare il sottosuolo privato della città, fra dolce vita e giorno d’inaugurazione del Vittoriano con le maestranze a pranzo nel ventre del cavallo, fra delitto della procace marchesa Anna Casati Fallarino e scontri fra studenti e celere a Valle Giulia, fra epopea del mago di Napoli e le grandi parate di Via dell’Impero”.

Proprio ora Roma è illuminata a festa per il suo compleanno, dal Foro di Nerva a quello di Augusto e al Foro di Traiano, con il lavoro del premio Oscar Vittorio Storaro e della figlia Francesca, celebre lighting design.

A Roma mi sono sentita come quella bolla di sapone a cui un certo giorno una farfalla bianca disse: Er celo, er mare, l’arberi, li fiori/pare che t’accompagnino ner volo:/e mentre rubbi, in un momento solo,/tutte le luci e tutti li colori,/te godi er monno e te ne vai tranquilla/ner sole che sbrilluccica e sfavilla” (Trilussa).

roma
Veduta di Roma

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