Musica e razzismo

Musica e razzismo

di Enrico Romagnoli  –

Ray Charles
Ray Charles

Veniamo da un secolo che ha insegnato tante cose, purtroppo a caro prezzo. Nonostante ciò c’è chi ancora oggi sembra non aver imparato la lezione e fa del razzismo uno dei credo principali nella vita quotidiana.

Strano pensare come il colore di pelle possa influire sull’atteggiamento di una persona, se farla essere “buona” o “cattiva”. Il grande principio della coerenza viene a mancare anche qui, poiché il razzismo culturale e sociale dovrebbe anche riflettersi musicalmente, ovvero, detto in maniera più semplice: se un nero suona una chitarra io non ascolto la chitarra.

Non che io giustifichi il razzismo, mai lo farei, anche perché sono di pensiero opposto, ma voglio dire che la differenziazione razziale che viene fatta da molti è solamente un pensiero stupido dettato dalla nostra cultura.

Dico questo perché la musica che ascoltiamo oggi è stata fatta da gente di colore, che voi lo sappiate o no è così. Durante la segregazione razziale, in America, nei campi di cotone, i neri usati come schiavi si riunivano segretamente per suonare, per esprimere loro stessi, per sentirsi liberi, per far capire che esistevano! Da lì è nato il jazz, il blues, il rock e la maggior parte della musica che noi oggi mastichiamo tutti i giorni.

Perché ho parlato di razzismo, coerenza e musica? Provo a spiegare.

Il razzismo, detto in parole povere, consiste nell’idea che la propria razza sia la migliore (ammesso che si possa parlare di razze all’interno degli esseri umani) e di conseguenza nella inevitabile denigrazione e svalutazione di tutte le altre, considerate inferiori.

Partendo da questo presupposto e dal fatto che molta della musica oggi dominante è nata nelle piantagioni, ne consegue che se si è razzisti per coerenza non bisognerebbe ascoltare quasi nessuna musica, essendo i neri gli inventori e sviluppatori di quella cultura musicale che è diventata oggi nostra, per cui molti dovrebbero eliminare la maggior parte delle canzoni contenute nelle loro librerie musicali.

L’ignoranza e la poca informazione portano a credere a grandi bugie come il razzismo.

One Response to "Musica e razzismo"

  1. Il Pignolo   27 aprile 2015 at 11:53

    E’ vero. Ma oltre al razzismo esiste il conformismo. Non dimentichiamo che, se Elvis Presley fu guardato con sospetto dai bempensanti in buona parte perché si ispirava alla musica dei neri, anche i Beatles furono a lungo rifiutati in USA, quasi fossero corruttori della gioventù. Ed essi non avevano molto in comune con la musica afroamericana.

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