La biblioteca Delfico vittima della “contorsione espressiva” della politica

di Maria Cristina Marroni  –

 La Biblioteca perdurerà: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, incorruttibile, segreta. (Jorge Luis Borges)

 Lo scrittore Colautti agli inizi del’900 scriveva che “i più furbi sono gli onesti” e aveva ragione, talvolta infatti i politici farebbero una più bella figura a confessare di non essere riusciti a realizzare qualcosa, anziché accampare continuamente scuse. Infatti ormai da quattro anni la Biblioteca provinciale Melchiorre Delfico vive un destino di precarietà, senza che nessuno se ne sia preoccupato.

Il Presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, rilasciò una forbita intervista per annunciare trionfalmente che il 31 marzo 2015 la Delfico sarebbe stata definitivamente salva sotto l’ala protettrice della Regione (dato che la riforma delle Province la esclude fra i servizi che resteranno in capo all’Ente di via Milli).

Ma dopo dieci giorni dalla scadenza l’annuncio ha assunto i toni della farsa. Ieri si è comunque tenuta una tavola rotonda sulle sorti della Biblioteca, dal titolo “Patrimonio e risorsa”, organizzata dal Lions Club di Teramo, alla quale ha partecipato anche l’ubiquo Governatore abruzzese che ha accampato le solite scuse per giustificarsi degli ingiustificabili ritardi della Regione.

ponziani
Luigi Ponziani, Direttore della Biblioteca Provinciale M. Delfico

Il Direttore Luigi Ponziani ha dimostrato, attraverso il suo accorato appello al valore culturale e morale della Delfico, di aver legato indissolubilmente il proprio destino a quello dell’amata biblioteca. E se è vero che alcuni uomini lasciano le tracce del proprio passaggio e altri no, e che esistono modi diversi di lasciare segni per il mondo, Ponziani il suo segno l’ha lasciato: ha curato giorno dopo giorno, per tutti noi teramani, il nostro “patrimonio comune”, la nostra Biblioteca. Però, “a dispetto dei molti che affondano il contatto affinché l’impronta sia più durevole, altri, come lui, scelgono di non lasciarla, come l’animale astuto che cancella le orme sul terreno dopo il suo passaggio” per modestia, per grande umiltà.

Ho faticato molto a carpire dai discorsi dei relatori una proposta risolutiva che, annunciata più volte come pronta a tradursi in qualcosa di effettivo, è rimasta poi sospesa nell’etere.

D’Alfonso però ha lanciato altre promesse, garantendo che fra tre settimane vi sarà una seduta della Giunta regionale proprio in Biblioteca al fine di porre termine alla vicenda del salvataggio. “Le parole sono pietre”, diceva Carlo Levi, e una cosa detta equivale a un impegno da onorare.bla-bla

Il Governatore ha proclamato i suoi slogan sempre a effetto, con toni curiali: “Maturità della classe dirigente”, “sentimento legittimo della comunità teramana”, “valore democratico della Delfico”, punteggiati qua e là di alcune perle come il “diritto alla fantasia” oppure la “contorsione espressiva” che il Presidente attribuisce ad altri, ma che è una sua caratteristica immancabile. Gli diamo atto di rappresentare una figura mitico-letteraria, una forma “multiforme” (polytropos per i Greci) di chi appare pieno di potenzialità. Ma il suono delle parole deve partecipare all’effettiva costruzione di senso. Altrimenti il loro destino sarà lo stesso dell’acqua che evapora: di ritornare a essere acqua.

Resta il fatto che, quanto a fantasia, quella di D’Alfonso è sempre fertile e foriera di ameni motti di spirito, che però faticano a tradursi in realtà, così che la Regione facile e veloce che Luciano prometteva in campagna elettorale – a quasi un anno dalla sua elezione – fatica a manifestarsi concretamente. Fra tre settimane saremo in biblioteca a giudicare se anche questa volta le parole resteranno lettera morta o se, finalmente, potremo scrivere una pagina diversa.

One Response to "La biblioteca Delfico vittima della “contorsione espressiva” della politica"

  1. Il Pignolo   11 aprile 2015 at 10:44

    Una gran folla in Biblioteca, ieri, disposta a lasciarsi arrostire dalle numerose stufe elettriche incandescenti, pur di sapere che fine farà questo gioiello vanto della città. Ma esserci o non esserci poco importava. L’essenziale è sapere se dopo le belle parole (prevedibili e immaginabili anche da parte dei non presenti) seguiranno i fatti. E’ lecito dubitarne. Ma la Biblioteca in ogni caso credo rimarrà aperta, magari senza fondi per i nuovi acquisti, ed anche con illuminazione, riscaldamento e – ahimè – personale ridotti. Chiuderla ci farebbe pensare troppo ai talebani… E i nostri amministratori, da gente civile, certi paragoni non potrebbero sopportarli…

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