Regione: più punti nascita (e un punto morte per Luciano D’Alfonso)

Regione: più punti nascita (e un punto morte per Luciano D’Alfonso)

di Christian Francia  –

Luciano D'Alfonso - non vale più un cazzo
L’Abruzzo vale, ma Luciano non vale più un cazzo

L’arroganza mefistofelica di Luciano D’Alfonso ha ricevuto la sua prima clamorosa umiliazione. Ciò dimostra che il Dio degli Abruzzesi non è invincibile, non è irresistibile (tranne che per il voltagabbana Leandro Bracco), non è onnipotente. Ma dimostra anche che quando i cittadini si mobilitano, fanno la voce grossa e si incazzano per davvero, i politici si cagano sotto e tornano una volta ogni tanto a fare gli interessi della comunità.

Il Consiglio regionale ieri ha approvato la risoluzione – presentata dalle opposizioni – con la quale si invita il governatore nonché commissario ad acta della Sanità, Luciano D’Alfonso, a mantenere aperti i punti nascita di Atri, Sulmona, Ortona e Penne (la cui chiusura è stata sancita dal decreto dello stesso D’Alfonso), a garantire la sicurezza per neonati e mamme con iniziative specifiche, e quindi a sospendere e riesaminare il decreto di chiusura.

Una sconfitta tanto inattesa quanto eloquente. I consiglieri della maggioranza di centrosinistra che hanno votato contro D’Alfonso e a favore della risoluzione del centrodestra e del M5S sono ben quattro (e sono stati decisivi): Monticelli e Pietrucci (PD), Gerosolimo e Olivieri (Abruzzo Civico). Infatti, sui 31 votanti 17 hanno votato a favore della risoluzione e 14 contro. I voti contrari di D’Alfonso e di Paolucci sono stati fischiati dal pubblico presente, reato di lesa maestà che segna un rigurgito di democrazia nella Regione delle pecore.

Fuori dai cancelli dell’Emiciclo si sono radunati circa 1.200 abruzzesi che hanno manifestato una rabbia davvero salutare e hanno urlato la loro protesta contro la chiusura dei punti nascita. Sono volate parole grosse e accuse pesanti all’assessore regionale alla Sanità, Silvio Paolucci, che ha dovuto ascoltare il ruggito di coloro che lui dovrebbe rappresentare.

Il sindaco di Sulmona ha messo a nudo Big Luciano: “D’Alfonso ha adottato 37 decreti sulla sanità senza condivisione con i territori interessati, dunque, il problema é politico, é di economia e di scelte”.

Luciano Facile, che i presenti definiscono visibilmente deluso e contrariato dal voto, ha immediatamente riunito i consiglieri di maggioranza e gli assessori per tentare una lavata di capo del tutto inutile.

È inutile infatti sbandierare in campagna elettorale che i pazienti sarebbero stati “coccolati” e poi fare tutto il contrario appena dopo che si è vinto. È un modo di agire da infami che D’Alfonso ha mutuato da Matteo Renzi e dalla Serracchiani, paladini della giustizia e della rottamazione prima di andare a comandare, conservatori oggi che comandano.

Sui punti nascita D’Alfonso ha peccato di presunzione e ha barato su tutti i fronti, incassando un K.O. che lo riporterà con i piedi per terra:

1) Per migliorare la sanità bisogna prima accrescere e potenziare i nuovi servizi, solo poi si chiudono quelli vecchi, non il contrario. D’Alfonso e gli svalvolati Paolucci e D’Alessandro vorrebbero chiudere subito promettendo solo dopo migliori servizi. Sbagliato. Se ad esempio si pianifica la chiusura del punto nascita di Atri per consentire maggiori standard di sicurezza e le terapie intensive neonatali, si deve prima provvedere a costruire nuovi ospedali, dotarli di tutte le tecnologie e le risorse all’avanguardia, dotarli di infrastrutture adeguate a raggiungerli negli stessi tempi che impiegano oggi gli utenti a recarsi dalle loro case all’ospedale di Atri, e solo dopo si può procedere alla chiusura.

2) Il sindaco di Sulmona ha dettato la linea da seguire al Faraone: “occorre che la Regione abbia una visione chiara di quale Abruzzo vuole tra 10 anni e per questo bisogna ridiscutere per intero la localizzazione dei servizi pubblici e delle attività produttive”. Non si possono attuare interventi spot senza una pianificazione generale e condivisa con i territori.

3) Del resto, l’accordo Stato-Regioni consente ampiamente la deroga motivata sulla razionalizzazione dei punti nascita, per cui non è stato mai spiegato perché non sia stata chiesta. La scelta frettolosa e non condivisa di D’Alfonso ha offeso la popolazione e oggi mostra le incapacità di un governatore che pensava a torto che il suo eloquio curiale gli bastasse a guadagnarsi obbedienza e sottomissione.

4) È sbagliato a prescindere prendere decisioni dall’alto, senza consultarsi e restando sordi alle obiezioni di buon senso, specie in casi di scelte di vitale importanza come quelle che riguardano la salute e la sicurezza dei cittadini. Ma se a ciò si aggiunge il fatto che la Toscana ha chiesto ed ottenuto dal Ministero della Sanità di mantenere aperti 4 punti nascita ben al di sotto dei 500 parti l’anno, e cioè Barga (460 nascite l’anno), Piombino (313), Bibbiena (295) e Portoferraio (211), risulta evidente l’incapacità, la malafede e l’indifferenza di D’Alfonso e dei suoi nanetti politicamente sottosviluppati.

La seduta di ieri del Consiglio regionale ci insegna, insieme alle manifestazioni contro la deriva petrolifera, che quando un manipolo di cittadini agisce compattamente e si reca davanti ai palazzi del potere ad urlare la propria contrarietà a scelte imposte dall’alto che contrastano con il volere popolare, i politicanti riescono ad accantonare gli interessi di partito, di bottega e personali, per rimettere la palla al centro e ricominciare un discorso pubblico che chiede capacità di convincimento e doti di ascolto, non imposizioni dogmatiche. Magari si arriverà alle medesime conclusioni, ma attraverso l’esercizio della grammatica istituzionale di cui la politica deve essere portatrice, non attraverso i comandamenti di un governatore ottuso e dei suoi nani da compagnia.

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