Brucchi licenzia 46 dipendenti della Te.Am., ma non sua moglie

Brucchi licenzia 46 dipendenti della Te.Am., ma non sua moglie

di Christian Francia  –

Maurizio Brucchi - Ne licenzio solo 46
L’adesivo del TeAm del dottor Brucchi

“Il fatto non sussiste, ma uccide” recitava amaramente uno striscione esposto durante la fiaccolata aquilana dell’altra sera per ricordare le vittime del terremoto del 2009. Allo stesso modo potrebbe dirsi del nostro amato sindaco di Teramo: “Brucchi è bravissimo, ma licenzia”.

Invece di rinunciare alla propria indennità da sindaco – attività svolta nei residui di tempo dal suo lavoro a tempo pieno di medico ospedaliero – il dottor Brucchi preferisce guadagnare ben oltre 100.000 euro l’anno (e non sopportare alcun sacrificio economico) piuttosto che mettere sul piatto soldi suoi per aiutare in parte i 46 dipendenti che la Te.Am. ha dichiarato in esubero e che perderanno il posto fra venti giorni per colpa del sindaco.

Invece di azzerare le indennità della Giunta pessima di cui si è circondato, formata dal numero massimo di assessori consentito dalla legge (cioè nove, ciascuno al massimo delle indennità previste), al fine di dirottare le relative risorse nell’ausilio ai 46 dipendenti Te.Am. in procinto di essere licenziati, Brucchi preferisce lasciar affondare i dipendenti.

Invece di far dimettere la propria moglie dalla Te.Am., per dignità e per vergogna, avendola fatta assumere senza uno straccio di concorso e/o di selezione pubblica, Brucchi preferisce far licenziare altri 46 lavoratori.

Invece di ricondurre entro i limiti di legge i compensi del Presidente della Te.Am. che da molti anni sono superiori ai limiti consentiti, senza che nessuno al Comune di Teramo provveda ad ottemperare alle norme, Brucchi preferisce licenziare i più deboli.

Invece di chiedere indietro gli emolumenti illegittimi percepiti dall’ex Presidente della Te.Am. Raimondo Micheli, il quale non poteva incassare nemmeno un euro di indennità per esplicito divieto legislativo, Brucchi preferisce mettere sulla strada i dipendenti più indifesi, magari con famiglie monoreddito, magari con mutui sulle spalle, abbandonandoli al loro destino.

Invece di far assumere al Comune di Teramo 14 inutili impiegati amministrativi con un concorso totalmente illegittimo voluto e bandito in maniera brutalmente illegale dallo stesso sindaco, il Comune avrebbe potuto assumere maestre d’asilo (asili che oggi vengono esternalizzati) e addetti alle pulizie (che oggi vengono licenziati dalla Te.Am.).

Invece di essere di servizio alla comunità e agli amministrati, gli amministratori arraffano tutto quello che possono arraffare, lecito e illecito, mettendo in tasca tutto ciò che vi entra, spolpando la Cosa pubblica e voltando le spalle proprio a coloro ai quali avevano chiesto e imposto e ottenuto il voto dichiarando che avrebbero salvaguardato i livelli occupazionali.

Oggi che inizia la resa dei conti le responsabilità come al solito scompaiono: è la legge ad essere cattiva, è il Legislatore ad essere insensibile, sono coloro che invocano il rispetto delle norme (come questo blog) ad essere infami e pure stronzi.

(segue sotto)

Maurizio Brucchi - TotoTeAm - la moglie fra gli esuberi
Aperte le scommesse sul “TotoTeAm”

Ma prima o poi qualche verità bisogna pur dirla e bisogna che qualcuno la ascolti:

1) Le 46 unità in esubero che saranno licenziate dalla Te.Am. sono il frutto amaro di scelte sconsiderate fatte da Brucchi in persona e di affidamenti illegali voluti dallo stesso Brucchi. I servizi di pulizia degli immobili comunali, essendo servizi strumentali dell’Amministrazione, avrebbero dovuto essere gestiti da molti anni direttamente con personale del Comune oppure attraverso affidamenti diretti ad enti/aziende/società totalmente pubbliche. Idem dicasi per i servizi museali, altra attività strumentale che oggi la Te.Am. è costretta a non poter più svolgere.

Ciascun errore e orrore amministrativo compiuto da Brucchi e dalla sua maggioranza nel corso degli anni, oggi si traduce in licenziamenti dei quali le responsabilità ricadono sulle spalle dei politici ignoranti che le hanno compiute.

2) Ma la Te.Am. continua a fare i conti senza l’oste, perché il Comune insiste nel voler confermare alla società partecipata tutti gli altri affidamenti, fra i quali la “verifica degli impianti termici” e la “segnaletica stradale”.

Brucchi e la sua ignorantissima maggioranza politica hanno appena deliberato di trovarsi fuori legge da dieci anni per violazione palese delle disposizioni di cui al Decreto Bersani (D.L. n. 223/2006): l’articolo 13 di tale decreto “postula una incompatibilità assoluta tra esercizio di attività strumentali e di servizio pubblico”, per cui con un ritardo piccolissimo l’Amministrazione sancisce – con la propria deliberazione consiliare del 31 marzo 2015 – di voler attuare le disposizioni obbligatorie da dieci anni procedendo allo “scorporo, mediante scissione societaria, delle attività strumentali” fino ad oggi svolte in violazione di legge dalla Te.Am.

Però Brucchi sbaglia ancora e sbaglia sempre, sbaglia a ripetizione, è uno “sbagliatore” professionale, in quanto persiste nel voler affidare ancora illegittimamente alla Te.Am. (per il futuro) altri due servizi strumentali che la stessa società non può svolgere: cioè i predetti servizi di “Manutenzione della segnaletica stradale” (che non è un servizio pubblico ma ha una evidente natura strumentale, ribadita dall’Antitrust) e di “Verifica degli impianti termici” (che è un preciso obbligo di legge a carico degli Enti Locali, servizio per il quale i Giudici amministrativi hanno confermato che non è un servizio pubblico locale fra quelli affidabili a società miste pubblico-private quale è la Te.Am.).

Per cui gli effetti nefasti sul personale della Te.Am. non si limitano ai 46 esuberi già individuati, ma sicuramente per il futuro si estenderanno anche al personale addetto a tali ulteriori due servizi citati (inoltre il decreto Bersani del 2006 prevede una specifica sanzione per chi non rispetti gli obblighi di legge: “I contratti conclusi in violazione delle prescrizioni sono nulli”).

Il sindaco, da stupratore seriale della legalità sempre spalleggiato dal PD (che non si è mai stracciato le vesti dinanzi agli orrori della maggioranza), non ha mai fatto sottoscrivere i contratti fra il Comune e la Te.Am., lasciando l’Amministrazione alla mercé di un clima da far west, del quale oggi iniziano a vedersi i frutti amarissimi che hanno un solo padre: Maurizio Brucchi.

3) Ma non basta. Abbiamo denunciato ripetutamente anche il fatto che dall’1 gennaio 2016 (cioè fra meno di nove mesi) bisognerà iniziare ad adeguarsi ai fabbisogni standard individuati dal governo sulla scorta delle indicazioni legislative.

In materia di rifiuti il governo prevede una spesa di poco superiore ai sette milioni di euro annui per una città come Teramo, a fronte dei 12 milioni di euro l’anno spesi negli ultimi 5 anni. Ciò comporta che bisognerà operare degli ingentissimi dimagrimenti forzati per avvicinarsi agli standard fissati dalla legge.

Cosicché oggi inizia il disfacimento della mitica politica clientelare di cui la maggioranza di centrodestra ha abusato a piene mani per distribuire – tramite la Te.Am. – favori illeciti, commesse illecite, appalti illeciti, posti di lavoro illeciti, tutti invariabilmente senza concorsi pubblici, senza appalti pubblici, senza selezioni pubbliche, senza avvisi pubblici, senza evidenza pubblica (pur essendo obbligatorio per legge che la Te.Am. operasse in regime di pedissequo rispetto delle normative concernenti gli enti locali, in quanto società partecipata da un ente locale).

E naturalmente a pagare sono i lavoratori indifesi, i più deboli, quelli senza protezioni, senza santi in paradiso, quelli che oltre a perdere il posto di lavoro vengono pure presi per il culo da Brucchi che scarica con nonchalance ogni responsabilità personale, senza mai recitare un mea culpa per il rosario di violazioni di legge poste in essere negli anni, in aperto contrasto con gli interessi generali ed a tutela degli interessi particolari della sua camarilla.

Il tutto senza che il Prefetto destituisca il sindaco per ripetute e deliberate violazioni di legge, senza che la Procura della Repubblica lo incrimini, senza che la Procura della Corte dei Conti chieda indietro i nostri soldi illegittimamente spesi, senza che il PD abbia mai mosso un dito in difesa della legalità e della oculata gestione dell’Amministrazione pubblica.

Sic transit gloria Te.Am.

One Response to "Brucchi licenzia 46 dipendenti della Te.Am., ma non sua moglie"

  1. Anonimo   9 aprile 2015 at 0:58

    Guarda che coincidenza. E’ lo stesso PD che prima, con Letta, nomina a capo della Finmeccanica De Gennaro e poi, con Renzi, lo conferma. Oggi una sentenza della Corte di Strasburgo ha sancito che alla DIAZ di Genova fu commesso reato di tortura (di Stato)ed è deplorevole che questo governo continui a tenere ancora al suo posto l’uomo che in quei giorni era a capo della Polizia di Stato. Purtroppo sotto l’aspetto penale il processo che ha riguardato l’ex capo della polizia, poi sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, accusato di aver istigato alla falsa testimonianza sulle violenze alla Diaz l’allora questore di Genova Francesco Colucci, finì con l’assoluzione in primo grado, ma con la condanna in appello a un anno e quattro mesi ed, infine, definitivamente prosciolto da ogni accusa dalla Cassazione che, nel novembre 2011, annullò la sentenza d’appello con la motivazione, anche in quel caso, perché «il fatto non sussiste». Questo però in Italia mentre in Europa, per altri Giudici, alla Diaz furono sospesi i diritti civili e politici di una nazione.
    Nello

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