LA VIA DEI BORGHI: dodici paesi in pochi chilometri. Un’esaltante e facile passeggiata sulle colline teramane, tra cultura e natura

LA VIA DEI BORGHI: dodici paesi in pochi chilometri. Un’esaltante e facile passeggiata sulle colline teramane, tra cultura e natura

di Sergio Scacchia (un grazie per la collaborazione a Lucio De Marcellis e al Coordinamento Ciclabili Abruzzesi)  – 

L’inverno non consente lunghi itinerari, ma in primavera chi ama trascorrere ore a contatto con l’ambiente scopre itinerari vicini d’insospettabile bellezza.

La “Via dei Borghi”, ideata dal Coordinamento delle Ciclabili Teramane, è un percorso adatto sia per chi ama camminare sia per chi utilizza una mountain bike. In pochi chilometri collinari, l’itinerario collega diversi borghi nei comuni di Teramo, Montorio al Vomano e Torricella Sicura.

Da quest’ultimo paese a sei chilometri dal capoluogo, il percorso è tabellato fino a Frondarola e presto le indicazioni arriveranno a Rapino grazie ad un’associazione locale di salvaguardia del territorio. Si parte da Teramo procedendo sulla Strada Provinciale 48 di Bosco Martese fino a Torricella Sicura. La strada è frequentata in tutte le stagioni, da camminatori di ogni età.

Giunti nella piazza principale, intitolata all’eroe della Resistenza teramana, Mario Capuani, di fronte alla chiesa parrocchiale di San Paolo si prosegue su strade secondarie, verso il quartiere Case Romani, costeggiando la sede del Museo e presepe etnografico “Le_genti della Laga” e della Comunità Montana della Laga.

Poco più avanti c’è l’ abitazione dei fratelli Giorgio e Saverio Romani, valorosi patrioti morti durante la Prima Guerra Mondiale. Dopo la breve discesa si risale al borgo di Piano Grande costeggiando la Fonte Vecchia, recentemente restaurata.

Ai margini del centro storico, che meriterebbe una sosta, si svolta a sinistra, direzione Cavuccio. Dopo un’ulteriore breve discesa-salita si costeggia la chiesetta di S. Nicola. La chiesina agreste di San Nicola è di fronte al gruppetto di case di Cavuccio, borgo antichissimo citato già nel 1007 come castello di Piano Piccolo e che vanta resti di epoca romana in Contrada “Malle”. Aggregata al paese vi era anche Villa Ripa denominata Riparattieri che, secondo vecchi censimenti del 1931, divenne poi frazione a sé stante.

Secondo un bollettino di quegli anni, Cavuccio contava oltre 500 abitanti con circa 114 famiglie. Oggi le anime sono molte meno. Per secoli San Nicola è stata il minuscolo punto di ritrovo per mercanti e viaggiatori che, attraverso i monti, raggiungevano le terre marchigiane.

Qualcuno ipotizza che qui esisteva un monastero, distrutto e sepolto in epoca remota. Altri giurano che la chiesa sia stata costruita sui resti di un antico tempio del mille. Di sicuro sono stati rinvenuti ruderi di un acquedotto romano. Esternamente, sulla porta laterale, un architrave in pietra presenta incisioni misteriose di origine sumerica. Nessuno sa come siano arrivate lì.

La chiesetta, restaurata grazie a un contributo regionale, sembra sia nata come atto di ringraziamento. Si racconta di una battaglia svoltasi tra i contadini e temibili briganti. Lo scontro volse a favore dei locali che sconfissero i banditi ed eressero questo edificio sacro come voto a Dio.

I paesi venivano costruiti su dei colli proprio per difendersi dalle razzie di questi malviventi. Basti pensare ad altri villaggi limitrofi come Frondarola, Spiano o Rocciano. Le famigerate bande capitanate dal mitico Santuccio di Froscia e dal feroce Titta Colranieri compivano malefatte, mettendo tutto a ferro e fuoco.

Si attraversa il borgo di Cavuccio e, in prossimità della croce, si svolta a sinistra. Un tratto in terra battuta conduce al cimitero; superatolo, si attraversa la strada provinciale e subito dopo il fosso Rio.

In breve si raggiunge Villa Tordinia. Qui si percorre un breve tratto di strada provinciale verso monte, in prossimità del primo tornante s’imbocca la via secondaria a sinistra. Volendo si può proseguire sulla strada principale per visitare il borgo storico di Villa Ripa e poi ricongiungersi all’itinerario che conduce all’antica chiesa di S. Maria di Ponte a Porto nell’agro di Frondarola.

La chiesetta sorge sull’argine sinistro del fiume Tordino, in un luogo, dove vi era un antico passaggio sulle acque. Nella piana adiacente si svolgeva l’ultima fiera d’estate delle greggi prima della transumanza verso le Puglie. La manifestazione negli anni ’20 si spostò ai margini dell’abitato di Frondarola, dove mantenne la tradizione fino agli anni ’60.

Ora si attraversa quello che era, nei tempi antichi, il ponte a pietre squadrate della Via Cecilia. Nella descrizione dello storico Niccola Palma, la strada romana dalla Salaria, raggiungeva l’Interamnia (Teramo) proseguendo fino a Castrum Novum (Giulianova). Quest’antica arteria è testimoniata anche dalla pietra miliare indicante il miglio romano CXIIII, rinvenuta a Valle S. Giovanni nel 1993, custodita nei depositi del Museo archeologico di Chieti.

Attraversando il ponte sul Tordino si raggiunge la provinciale, a Travazzano. Si prosegue verso valle per raggiungere il bivio di Frondarola, sede di un antico castello, dal quale si gode un panorama a 360° verso la catena del Gran Sasso, la Maiella, La Laga, i Monti Gemelli.

La gita potrebbe proseguire verso la vicina Rocciano da dove è possibile tornare a Teramo lungo un percorso in terra battuta, attraversando il quartiere Mezzanotte. Chi ha gambe forti può invece dirigersi verso il minuscolo abitato di Rapino, su strada asfaltata.

È possibile scendere nella valle del Vomano e per un antico tratturo lungo l’argine sinistro del fiume, raggiungere Piane di Collevecchio. Negli anni ’80 qui sono state rinvenute antiche cisterne romane. Gli storici hanno ipotizzato la presenza delle terme. La sorgente di acque sulfuree attende la valorizzazione del comune di Montorio.

La strada asfaltata sale a Collevecchio. Attraverso l’ex statale (ora dismessa e con traffico nullo) è possibile tornare a Frondarola e a Teramo, attraverso Rocciano.

www.paesaggioteramano.blogspot.it

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