Luciano D’Amico “Il Grande” (fenomenologia di un gigante dai piedi d’argilla)

Luciano D’Amico “Il Grande” (fenomenologia di un gigante dai piedi d’argilla)

di Christian Francia  –

Luciano D'Amico - Il Grande
Luciano D’Amico “Il Grande”: Magnifico Rettore Praetutiorum, Presidente di tutti i Trasporti, Principe degli insegnamenti musicali, Proboviro delle economie bancarie… sul suo regno non tramonta mai il sole

Il Magnifico Rettore dell’Università di Teramo non è solo “Magnifico” (sarebbe riduttivo e riferito al solo ambito universitario, non ce ne voglia Lorenzo de’ Medici), ma da oggi è “Il Grande” ed entra a piedi pari nei libri di storia. Chi lo ha insignito di tale appellativo che si tributa ai sovrani e ai condottieri vincitori di guerre campali? Luciano D’Alfonso “Il Grandissimo”.

Le vicende degli ultimi giorni, relative alle misteriose multe (per un totale di 50.000 euro) comminate al Rettore da parte dei Vigili del Fuoco “per la mancanza di standard di sicurezza all’interno di alcune strutture dell’Ateneo”, offrono l’occasione per una sommaria fenomenologia di Luciano D’Amico.

Il Magnifico è certamente un uomo ambizioso e sa come muoversi negli ambienti istituzionali, a suo vantaggio va ascritta la fortuna di essere asceso al soglio rettorale dopo la criticatissima gestione della Tranquilli Leali, ragion per cui è bastato un po’ di attivismo per far urlare al miracolo.

Ma le cose non sono per niente come appaiono e, nonostante Luciano ambisca a passare per un gigante, va segnalato che ha i piedi di argilla.

1) Questione multe sulla sicurezza. Il Rettore dovrebbe sapere che oltre alla comunicazione – nella quale egli eccelle – e prima ancora della stessa, esistono le regole che in Italia si sostanziano nella formula “Stato di diritto”. Per cui le squallide allusioni a cui sia lui sia i suoi sodali istituzionali fanno riferimento non sono per nulla commendevoli.

In particolare, all’esito dei controlli effettuati all’Università di Teramo già dall’anno passato (sembra in conseguenza di esposti giunti proprio dall’interno dell’Ateneo), D’Amico in più occasioni ha tenuto a precisare come ci fossero alcuni oppositori sotterranei “al grande cambiamento in atto”. Formula fumosa che non spiega né quali siano i contorni esatti delle irregolarità contestate, né di chi sarebbero le effettive responsabilità, né chi sarebbero i guastatori dell’azione riformatrice. In pratica la solita opacità, che è l’esatto contrario della sbandierata trasparenza.

Dopo le multe, a peggiorare la situazione, è giunto il codazzo delle prefiche:

– D’Amico ha ricevuto la solidarietà da parte del CdA e del Senato Accademico (non si capisce per quale motivo, forse per disprezzo nei confronti delle leggi, disprezzo grave per un Ateneo che annovera la Facoltà di Giurisprudenza, la quale dovrebbe essere la vestale del diritto).

– Poi il Magnifico, che ha dichiarato «Sono commosso», ha incassato la solidarietà del pessimo deputato di Scelta Civica Giulio Sottanelli, il quale ha dichiarato di voler contribuire al pagamento delle sanzioni, non senza additare quelle serpi che “hanno segnalato le irregolarità con esposti il cui scopo non era tutelare l’Ateneo, ma piuttosto ostacolare il cambiamento”. Ohibò, apprendiamo che un Deputato della Repubblica manifesti pubblica esecrazione per chi abbia richiesto il rispetto delle leggi e per giunta stigmatizzi chi redige esposti poiché la legalità evidentemente ostacola il cambiamento.

Purtroppo, devesi segnalare che in uno Stato di diritto i cambiamenti avvengono solo e soltanto attraverso metodi legali, ed inneggiare ad un uso illecito del diritto equivale ad inneggiare al golpe oppure all’insurrezione armata.

Sottanelli farnetica sulle sanzioni comminate a D’Amico, fondate su “degli esposti pretestuosi e del tutto privi di sostanza”. Il novello giurista si avventura nell’analisi tecnica dei “problemi sicuramente datati e legati a situazioni da lui ereditate delle quali non ha alcuna colpa”. Ah no? Allora le multe dovrebbero essere impugnate nelle sede preposte, invece che essere supinamente accettate come sembra lasciar intendere D’Amico stesso.

Poi Sottanelli si lascia andare al politichese più stucchevole: “La verità è che il rettore sta pagando il prezzo di aver voluto innovare e far fare un salto di qualità all’Ateneo, molti amministratori pubblici dovrebbero prendere esempio dalla sua azione e dalla sua assunzione di responsabilità”.

Questa gratuita ostensione di complimenti suonerebbe finanche sospetta se non fosse che Luciano D’Amico è nientemeno che il Presidente del Collegio dei Probiviri della Banca del Vomano (http://www.comitatopromotorebccvomano.it/template/default.asp?i_menuID=45192) di cui Sottanelli è il Presidente, per cui tutto si spiega (addirittura le malelingue sostengono che Sottanelli sia pure un iscritto alla facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Teramo e che in tal modo cercherebbe di catturare la benevolenza per le sue fatiche universitarie; a tale riguardo attendiamo smentite).

– Dopo è stata la volta del Presidente della Provincia Renzo Di Sabatino, il quale ha offerto gratuitamente il suo sostegno legale (D’Amico ne ha davvero bisogno, ma non per opporsi alle multe, bensì per la sua ordinaria attività pubblica). Anche in questo caso risulta anomalo che una istituzione si offra di difenderne un’altra dagli attacchi ingiusti di una terza istituzione che ha applicato la legge. Siamo all’eterogenesi dei fini…

– Infine è giunto sul suo cavallo bianco Luciano D’Alfonso, il quale ha forbitamente recitato uno dei suoi bislacchi poemi che starebbero benissimo nel Film “L’Armata Brancaleone”, attribuendo a D’Amico il titolo di “Grande” per mezzo della sola imposizione delle sue mani: “Luciano D’Amico ha saputo prendere per mano l’università di Teramo e portarla da una condizione di difficoltà ad un rinnovato splendore. Apprendere che qualcuno stia cercando di ostacolare questa rinascita appoggiandosi ad esposti privi di contatto con la realtà mi inquieta e allo stesso tempo mi fa capire che il cammino dei Grandi, è spesso irto di trappole tese da chi – sfruttando la doverosa solerzia dei Vigili del fuoco – mira solo a giustificare la propria esistenza in vita. Incondizionata solidarietà a Luciano D’Amico, cui ricordo che Friedrich Nietzsche soleva dire: «Quanto più ci innalziamo, tanto più piccoli sembriamo a quelli che non possono volare»”.

Applausi. Inutile ricordare come anche Luciano D’Alfonso sia da sempre infastidito dalle leggi, le quali si frappongono alla sua gloria e a quella dei suoi sodali; ed è invece sempre utile rammentare come egli abbia già incassato due prescrizioni penali relative a due reati certamente commessi benché prescritti (ed egli si guarda bene dal rinunciare a tali prescrizioni per pretendere l’accertamento della propria innocenza).

2) Malconsigliato. Più in generale, mi sembra di poter dedurre come il Rettore sia piuttosto permaloso, difettuccio che implica una sua predilezione per coloro che ne venerino le doti e le capacità; ma il vizietto finisce per comportare il fatto che indulga nel circondarsi di yes-men i quali – lungi dall’aiutarlo – ne frenano la spinta propulsiva.

E non può essere sottaciuto come i ripetuti mal di pancia che serpeggiano all’interno dell’Ateneo siano figli del fatto che il Rettore è certamente malconsigliato e malcircondato da adulatori che non ne agevolano affatto i complessi compiti, né ne sostengono le gravose responsabilità.

3) Megalomania. Da ultimo, appare abbastanza da megalomane che uno che rivesta il delicatissimo e faticosissimo ruolo di Rettore sia al contempo Presidente della nuova società unica di trasporti della Regione Abruzzo (nata dalla fusione di ARPA, Sangritana e GTM) e sia pure Presidente dell’Istituto musicale pareggiato Braga di Teramo e rivesta anche la carica di Presidente del Collegio dei Probiviri della Banca del Vomano e si faccia in quattro in chissà quanti altri incarichi, trovando pure il tempo di essere presente ad ogni convegno e ad ogni trasmissione televisiva.

È evidente che nessuno dei suoi ruoli può essere svolto con l’attenzione e la spendita di tempo che ogni incarico meriterebbe. Per cui mi complimento per la eccelsa capacità di costruzione della sua immagine pubblica e per aver azzeccato lo slogan sul “cambiamento”, ma mi rammarico per la enorme circonfusione di fumo con la quale egli avvolge l’opinione pubblica, gli studenti e i cittadini, i quali però attendono solo l’arrosto e non sanno che farsene della gloria di D’Amico “Il Grande” che vola altissimo – come ricorda D’Alfonso – dimenticando che gli uccellini giù in terra fanno pio pio in attesa che qualcuno porti loro da mangiare.

2 Responses to "Luciano D’Amico “Il Grande” (fenomenologia di un gigante dai piedi d’argilla)"

  1. Eternino Fortunato   20 marzo 2015 at 16:28

    Se mi è consentito, vorrei proporre un mio scritto o, per precisare, una sua sintesi, datato aprile 2007e relativo alla mia proposta di “cittadella universitaria” nell’ex psichiatrico e condividere il pregevole e molto coraggioso “pezzo” di Christian Francia.

    L’immobile dell’ex psichiatrico del capoluogo, una cittadella nella città di oltre 20 mila mq nel centro storico, sembrava essere stato costruito a bella posta per predisporlo come un vero e proprio campus universitario, dove concentrare diverse attività,dirette e indirette, collegate con la sede di Via Crucioli, come la mensa, la casa dello studente, la biblioteca, stage, aggiornamenti, convegni, ecc., il tutto come parte integrante ed integrata del tessuto socio-culturale, economico, ambientale della città.
    L’ex psichiatrico, al contrario, dopo essere stato lasciato in un colpevole abbandono, è finito nel vergognoso, indistinto calderone della “cartolarizzazione”, (così è stata, chiamata con cinica diplomazia, la svendita dei beni immobili di proprietà di tutti i cittadini, per fare cassa e coprire una parte del deficit sanitario). Si rivolge un doppio appello: 1- alla Giunta regionale perché blocchi la pratica di dismissione relativa all’immobile in questione,
    2- al Sindaco del Capoluogo, ai Presidenti, attuale e precedente della Provincia, di ridurre per soli pochi giorni il controllo del loro scacchiere delle alleanze e delle defezioni politiche vecchie e nuove e di trovare, insieme, una soluzione efficace perché l’ex psichiatrico rimanga pubblico con il contributo determinante delle due Fondazioni, bancaria e universitaria, che devono farsi carico di acquistarlo e di predisporre un progetto di recupero da finalizzare, (anche, ma non solo con i contributi derivanti dalla soppressione delle Adsu, Aziende per il diritto allo studio universitario), alla istituzione di una “CITTADELLA UNIVERSITARIA” nell’ex psichiatrico… nella logica considerazione che i soldi delle Fondazioni sono del territorio.
    Nel recupero dei fondi per ripianare i debiti sanitari e tacitare il governo centrale, si invita il Presidente e la Giunta regionale a sopprimere da subito tutti gli Enti strumentali, Adsu comprese, veri e propri carrozzoni clientelari e improduttivi…

  2. Anonimo   6 agosto 2018 at 18:18

    Sapete che il Rettore D’Amico sarà rimborsato dall’università delle ammende che ha pagato in sede penale? Non ci credete? Guardate il verbale del collegio dei revisori del 25 luglio 2018

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