Ma i politici teramani quando restituiscono i milioni rubati ai cittadini?

Ma i politici teramani quando restituiscono i milioni rubati ai cittadini?

di Christian Francia  –

Tommaso Ginoble - Io non pago mai
Tommaso Ginoble: il simbolo del politico oculato

Alcuni giorni or sono Marco Travaglio pubblicava un editoriale su Il Fatto Quotidiano con una domanda retorica nel titolo: “Ma i politici quando pagano?”. La risposta, ovviamente, è mai.

La recente pseudoriforma della responsabilità civile dei magistrati ha fatto esultare i pretoriani dell’ingiustizia al grido: “Ora pagano anche i giudici”. All’appello dei galantuomini che pagano per i loro errori mancano solo i politici. Travaglio traccia un elenco approssimativo di errori marchiani della politica che ci sono costati (e ci costeranno) milioni:

1) La Lega Nord che ha illuso per anni gli allevatori padani di poter fare i loro comodi sulle quote latte, ora costa allo Stato il deferimento europeo per 1,3 miliardi di multe non pagate. Non paga Salvini, bensì i cittadini;

2) Lo stato miserevole delle carceri, colpa dei politici che non costruiscono nuove prigioni e non restaurano quelle cadenti, ci costa centinaia di milioni che paghiamo all’Europa;

3) Centinaia di procedure di infrazione per l’Italia in Europa per un totale provvisorio di 3,5 miliardi di euro a causa delle inadempienze, illegalità e insipienze dei nostri governanti, senza contare le 120 ancora aperte (record assoluto) sulle materie più disparate – dall’emergenza rifiuti ai debiti della PA con i fornitori, dalle scorie nucleari agli orrori dell’Ilva – tutto a carico dei contribuenti e mai dei governanti;

4) Quattro miliardi di euro gettati per coprire i debiti della bad company Alitalia, e paga sempre Pantalone;

5) Cinque miliardi per il non-smaltimento della monnezza in Campania, e pagano ancora i cittadini;

6) Centinaia di miliardi, con danni incalcolabili all’economia e alle tasche dei cittadini onesti causati da conflitti d’interessi, corruzioni e frodi fiscali legalizzate, condonate o prescritte: tutto a carico nostro;

7) I danni patiti dai 300 mila esodati creati dalla legge Fornero (che paghiamo tutti) e quelli subiti dai giovani disoccupati o costretti a espatriare dai tagli all’istruzione e alla ricerca e dalle politiche del lavoro, senza che nessun politico venga processato o, men che meno, allontanato dalle sue cariche.

Travaglio conclude che Ci vorrebbe una gigantesca class action per far pagare questo conto chilometrico a chi – destra, centro e sinistra – negli ultimi vent’anni ha approvato con dolo o colpa grave le “riforme” che ci hanno rovinati. Ma le leggi non lo consentono, essendo scritte e votate da chi dovrebbe pagare. Il cappone non salta spontaneamente nella pentola alla vigilia di Natale”.

E da noi a Teramo? È la stessa identica situazione:

a) I danni milionari causati al Comune dagli scellerati contratti capestro cosiddetti “Derivati” che quel genio della finanza di Gianni Chiodi firmò nel 2006 e ci tengono il cappio al collo per 20 anni fino al 2025, chi li paga Chiodi? No, li paghiamo noi, mentre lui continua a gozzovigliare con i lauti stipendi che continueremo ad elargirgli per gli anni a venire (il Comune quando si decide a recedere da quei contratti e ad interrompere la tragica trasfusione di denaro pubblico?);

b) I 5 o 6 milioni di euro di danni accertati, causati dalla dissennata gestione della società della Provincia “Teramo Lavoro”, li pagheranno forse Valter Catarra (il bidello ex presidente della Provincia e socio unico della società in liquidazione)? Paolo Gatti (l’allora dominus delle politiche del lavoro regionali, provinciali e comunali)? Eva Guardiani (l’allora assessore provinciale al lavoro, oggi promossa a volpe che fa la guardia al bilancio comunale)? No, 1,6 milioni di euro di danni già sono stati spalmati sul bilancio provinciale che pagano tutti i 300.000 cittadini teramani, e gli altri milioni saranno sempre pagati da noi, mentre loro se la spassano (ancora a spese nostre);

c) I 25 milioni di maggiori esborsi che Maurizio Brucchi e la sua squallida maggioranza ci hanno imposto negli ultimi 5 anni di gestione clientelare della Teramo Ambiente (laddove il futuro sindaco fece assumere la propria moglie, ovviamente senza concorso né selezione pubblica) chi ce li rimborsa? Nessuno, mentre il sindaco continua a mungere lo stipendio pubblico da sindaco, quello pubblico da primario ospedaliero, quello pubblico della moglie alla Te.Am., oltre agli incarichi politici che nel tempo ha accumulato (ricordo solo quello da commissario dell’ATO rifiuti, assegnatogli dall’allora governatore Chiodi). E adesso che si scoprono decine di esuberi alla Te.Am., chi verrà mandato a casa? Si partirà dalla moglie di Brucchi? Giammai;

d) E i 100 milioni di euro di debiti che ha accumulato il Ruzzo attraverso decenni di gestione parimenti clientelare e totalmente oscura, senza che mai nessun presidente abbia denunciato i predecessori per i danni inferti alla collettività? Chi ce li paga? Specie oggi che la rete è letteralmente un colabrodo e vengono miseramente alla luce le spaventose e deliberate manutenzioni mancate. Pagano forse Tommaso Ginoble (o il nipotino Sandro Mariani), Manola Di Pasquale, il PD tutto che gestiva il Ruzzo come una dependance di casa sua? Oppure pagano i nuovi amici dei vecchi gestori come ad esempio Dodo Di Sabatino? No, paghiamo sempre e soltanto e per sempre noi, con l’aggravante che continuiamo a votare all’infinito chi ci ha affamato (e pure i suoi figli e nipoti), chi ci toglie l’acqua dai rubinetti, chi lascia sfasciare le strade, chi ci taglia la corrente elettrica, chi consente (restando immobile) il devastante dissesto idrogeologico della nostra provincia.

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