“Odio gli indifferenti”. Giuseppe Stampone e quello studente a cui avrei bruciato il libretto

“Odio gli indifferenti”. Giuseppe Stampone e quello studente a cui avrei bruciato il libretto

Walter Nanni ph 2014di Walter Nanni –

La settimana scorsa sono stato all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Teramo.

Alla cerimonia c’era tutta la Teramo che conta…i soldi.

A guardare bene c’erano pure tante persone che in realtà contano solo i debiti, al di là delle apparenze.

In prima fila c’era tutta la politica che conta, perfino quella che negli ultimi vent’anni ha cercato in ogni modo di distruggere l’Ateneo teramano: i Tancredi e i Brucchi in particolare.

In realtà qualcuno mancava.

Non c’era l’ex governatore Gianni Chiodi che, oggettivamente, non conta più nulla.

L’inaugurazione dell’A.A. all’Università di Teramo

Vent’anni fa a noi che protestavamo e occupavamo le facoltà per dire no all’autonomia dell’Ateneo teramano dicevano che eravamo dei “pazzi”, dei “sovversivi”, che “non capivamo niente”.

Purtroppo la storia ci ha dato tristemente ragione e ancora oggi mi chiedo perché l’Università di Teramo sia stata confinata su una collina lontana da tutto e non inserita nel cuore della città, magari nei locali dell’ex manicomio.

Un giorno troverò queste risposte.

Luciano D'Amico
Il Rettore Luciano D’Amico

C’era, ovviamente, il Rettore Luciano D’Amico: ho ascoltato con attenzione il suo discorso di trenta minuti, a braccio, e l’ho trovato molto interessante. Non mi sono certo sfuggiti i riferimenti alla libertà di critica e alla resistenza.

Un discorso perfino “di sinistra” quello del Magnifico compagno D’Amico.

Da antologia l’intervento (purtroppo sfuggito ai più) del professor Guido Crainz, con il suo excursus storico del nostro paese attraverso le parole delle canzoni.

Due anni fa, durante la proiezione del mio film “Colpa Nostra” nell’Ateneo teramano attaccai duramente il Rettore che si era insediato da poco: “Noi non possiamo fare quasi nulla” gli dissi “ma lei sì, lei è il Rettore! Lavora alla formazione di ragazzi che oggi hanno vent’anni: punti a fare, realmente, di questa piccola Università un polo d’eccellenza altrimenti sarebbe meglio chiudere e buttate giù questi edifici orribili”.

Non sarei onesto se dicessi che da allora non è stato fatto nulla. Ma la strada è ancora lunga. Sono abbastanza adulto per capire che governare un ente pubblico significa anche mediare ma, come recitava una scritta nel Teatro Valle occupato di Roma, “Com’è triste la prudenza!”.

Nel frattempo, fuori dall’aula magna si consumava “il dramma”: decine di studenti intenti a farsi fotografare con l’imbarazzante Antonio Razzi.

Al di là del giudizio etico che ognuno di noi può dare sull’attività politica di questo Senatore, personalmente Razzi lo vedo solo come un uomo attempato che sta finalmente vivendo, per la prima volta in vita sua, un momento di gloria. Tutto, purtroppo, a spese dei contribuenti (ma questo è un altro discorso che forse non spetta a me fare). Gli riconosco, però, la grinta e la forza tipici di chi conosce l’emigrazione all’estero. Auguri a lui.

La cosa che mi ha fatto venire i brividi invece è stata l’argomentazione di uno studente della facoltà di Scienze della Comunicazione che dopo il selfie con il soggetto in questione ha tentato di giustificarsi dicendomi che …“Ma guardi che i suoi video noi li studiamo, sono un esempio di comunicazione!” e bla bla bla… poi, uno sguardo al suo smartphone e la frase finale: “E comunque è una foto ricordo!”.

Fossi stato un suo docente gli avrei lanciato il libretto universitario dalla finestra e, a scanso di equivoci, sarei poi uscito nel cortile a bruciare materialmente ogni piccola pagina.

Davanti a me non c’era uno studente ma solo un consumatore che in preda all’onnipotenza tipica dei ventenni (ci sono passato anch’io…) pensa di aver capito tutto di “comunicazione” perché conosce qualche fenomeno “virale”.

Ma cosa significa “comunicare”?

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Un’opera di Giuseppe Stampone esposta all’Istituto Nazionale di Grafica di Roma: un “gioco da tavolo” sull’arte.

Se solo avesse avuto la curiosità di farsi un’ora e mezza di autobus e arrivare all’Istituto Nazionale di Grafica di Roma, dietro Fontana di Trevi, quel ragazzo avrebbe scoperto la mostra personale di Giuseppe Stampone, un teramano di quarant’anni, nato in Francia e cittadino del mondo, ultra premiato ovunque e “virale” da anni. Stampone, disegnando solo con la sua penna Bic, ha creato un mondo nuovo e un linguaggio completamente diverso.

IMG_8903Originale, utile, critico, dirompente. L’artista comunica accendendo il cervello e chiudendo la bocca: alla fine è talmente forte quello che dice che la sua tecnica di disegno con la penna passa incredibilmente in secondo piano. La sua mostra, finita da poco, s’intitolava “Odio gli indifferenti”: i ragazzi di Scienze della Comunicazione avrebbero dovuto studiarla obbligatoriamente, a mio avviso, e senza nessuna scusa.

L’artista teramano, nato in Francia, adesso tornerà ad esporre a New York.

Parete premi Nobel
L’insallazione di Giuseppe Stampone dedicata ai premi Nobel

Se avesse visto e studiato “Odio gli indifferenti” quel ragazzo il selfie se lo sarebbe fatto davanti la parete dei premi Nobel per la Pace di Stampone e avrebbe avuto un punto di vista nuovo su quello che gli succede intorno.

In un unico colpo d’occhio avrebbe avuto un quadro della storia e di come i paesi più guerrafondai abbiano spesso generato, dal loro stesso interno, gli antidoti alla guerra. Quello sì che sarebbe stato un bel selfie ricordo.

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Nadia Ntaconayigize, la studentessa di bioscienze e tecnologie agroalimentari durante il suo intervento all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Ateneo di Teramo

Io l’antidoto a quel ragazzo l’ ho trovato rientrando nell’aula magna: a parlare al microfono c’era una ragazza del Burundi, Nadia Ntaconayigize. Che gioia ascoltare le sue parole: lei sì una “studentessa universitaria”.

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