San Vito di Valle Castellana: la Beverly Hills della Laga

San Vito di Valle Castellana: la Beverly Hills della Laga

di Sergio Scacchia  –

Se c’è un paese del teramano dove le contraddizioni sono ad ogni curva questo è San Vito, una sorta di Beverly Hills dei poveri, sperduta fra i monti della Laga.

Non può sembrare diversamente a chi ci arriva scendendo, nella valle del Castellano, attraverso la stazione sciistica di San Giacomo.

Tra case antiche e solitudine appaiono, improvvise, due ville con piscina, viali con giardino e architetture post moderne. Cosa incredibile per un luogo che pensi sia abitato solo da pastori, figure antiche da presepe.

Oggi San Vito mostra poche vecchie case in pietra arenaria, un paio di portali antichi, soglie che hanno resistito nei secoli e che testimoniano il valore della pietra per la gente di montagna.

Il paese è dedicato al santo guaritore che nei tempi antichi veniva invocato per scongiurare il morso delle bestie velenose e idrofobe o per guarire dalle convulsioni del “ballo di San Vito”, sorta di epilessia che prende soprattutto i giovani.

In questo borgo, proprio nel fianco della montagna, è stata costruita una scalinata con duecento gradini sulla cui sommità il pellegrino trova una gigantesca statua in marmo dell’Immacolata con le braccia aperte.

La bellezza del volto espressivo di Maria, il capo reclinato verso il Bambino che tocca immaginare, le mani affusolate, danno l’idea della bravura degli artigiani che l’hanno fatta. L’opera sembra fare il verso, e scusate l’accostamento irriverente, alla famosa statua del Cristo sopra il Pan di Zucchero di Rio de Janeiro.

Quest’omaggio alla devozione mariana fu realizzato nel 1987, anno dedicato alla Vergine Maria e, per l’occasione, giunse nel piccolo abitato, un arcivescovo da Roma per l’inaugurazione, con “un anello che sembrave nu riccone”, racconta Oreste, un signore del luogo, “ma non ha sallite li gradini pecchè ngliela faceve, l’ha benedetta da sotte”.

Il costo dell’opera fu di 400 milioni del vecchio conio, cospicua somma che fu elargita da Primo e Secondo Di Giacomo (esisterebbe anche un terzo figlio ma per fortuna l’hanno chiamato Giuseppe).

L’anziano padre tornò a S. Vito anni fa, dopo essere stato a lungo in America a Philadelphia. Era quasi fuggito dal paesino negli anni ’50, povero in canna, uno dei tanti in cerca di fortuna. Nel Nuovo Mondo il successo arrise a questa famiglia di umili origini producendo ravioli, timballi e altre specialità teramane.

Da buoni emigranti non hanno dimenticato il piccolo borgo e hanno ringraziato la Madonna in questo modo un po’ eclatante.

La parrocchiale ha una torre campanaria, antico manufatto di avvistamento, che pende quasi come quella di Pisa.

La chiesa è stata ristrutturata e snaturata nel suo pavimento originario in travertino e nell’altare. Gli abitanti non riescono a digerire questo boccone amaro. Una signora se la prende con il vecchio parroco che avrebbe permesso questo scempio della storia.

Il tempio ha una struttura risalente alla prima metà del XII secolo e all’interno c’è un crocefisso in legno policromo del XVI secolo, di cui si ignora l’autore. La parte interessante è naturalmente quella originaria in pietra di arenaria.

L’Amministrazione laica di San Vito dipende dalla Provincia di Teramo, quella religiosa dalla Diocesi di Ascoli Piceno.

“Giuvanò, qua Teramo non sà manco che esiste San Vite”, urla un signore che gioca a tressette nel minuscolo bar dell’ancor più piccola piazza.

Nei pressi del borgo ancora oggi esistono delle cave di travertino. Un anziano racconta di aver contribuito alla realizzazione della costruzione della diga di Talvacchia in calcestruzzo, la cui base ha uno spessore di ben 28 metri!

Molto è andato perduto da queste parti. Però, ogni volta che mi ci reco, ho l’impressione di essere comunque in un luogo autentico, genuino. È come vivere in una grande famiglia e riunirsi tutti nella piccola piazza come in un salotto di casa. È l’icona di una bellezza di vita che non esiste più. Inventarsi la vita in queste valli profonde non è stata cosa facile sia per l’asprezza dei luoghi, che per gli inverni lunghi.

La storia da queste parti non è altro che il racconto a volte difficile da credersi, dei sacrifici e della tenacia con cui la gente ha vinto le difficoltà di un mondo avaro di risorse.

http://paesaggioteramano.blogspot.it/

One Response to "San Vito di Valle Castellana: la Beverly Hills della Laga"

  1. Anonimo   3 luglio 2015 at 16:02

    per non parlare delle frane che interessano la zona, e delle persone che la “governano”; che vergogna !!

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