Punto nascita di Atri: Luciano Monticelli & Co., ovvero l’ignominia dei disonorati

Punto nascita di Atri: Luciano Monticelli & Co., ovvero l’ignominia dei disonorati

di Christian Francia  –

Luciano Monticelli - La scelta sbagliata clown
Il manifesto elettorale di Luciano Monticelli (quello ufficiale commissionato a m@z)

Luciano Monticelli ha perduto l’onore ed è – oggi – irrimediabilmente menomato nel prestigio e nella dignità.

Nella campagna elettorale del 2014 Monticelli ha chiesto i voti, li ha ottenuti ed è divenuto Consigliere regionale del PD ponendo quale punto fondamentale e imprescindibile del suo impegno politico la salvaguardia dell’Ospedale di Atri e soprattutto del reparto Maternità, da tempo minacciato di chiusura a causa di criteri ragionieristici stabiliti dal Ministero della Salute.

I due “Luciani”, Monticelli e D’Alfonso, percorsero in lungo e in largo il territorio atriano e pinetese, estorcendo il consenso degli elettori proprio per difendere le eccellenze dell’Ospedale di Atri dai tagli che il cattivo Gianni Chiodi aveva iniziato a fare e che avrebbe certamente continuato a perpetrare.

Oggi è Luciano D’Alfonso ad indossare la casacca da ragioniere che si appresta a tagliare il reparto Maternità di Atri, mentre Monticelli è rimasto disonorato come si diceva una volta delle ragazze sedotte, deflorate e poi abbandonate.

Oggi ad Atri c’è il corteo contro la chiusura del Punto nascita, una manifestazione guidata da mamme e bimbi e organizzata dal Comitato “Il San Liberatore non si tocca”, corteo che culminerà dinanzi all’ospedale San Liberatore, dove si svolgerà un dibattito pubblico.

Pure le pietre hanno capito che la sciagurata chiusura del reparto atriano produrrà una inevitabile mobilità verso l’ospedale più vicino per le mamme del comprensorio, cioè quello di Pescara, il quale si troverà con un vero e proprio boom di nuove utenze, poiché alla mobilità atriana si sommerà quella dei sopprimendi reparti omologhi di Ortona e di Penne.

Inoltre, dati non smentiti dicono che nel nosocomio atriano si sia superata la soglia minima dei 500 nati nel 2014, soglia minima prevista dalla recente normativa relativa alla sicurezza delle nascite (e le proiezioni del 2015 sono in ulteriore miglioramento, dato che nel solo nel mese di gennaio 2015 sembra si siano registrati oltre 50 nati).

Orbene, una programmazione sanitaria seria prevederebbe a monte la predisposizione di strutture adeguate ai più alti standard sanitari, solo poi disporrebbe le chiusure necessarie. Solo per fare un esempio, la provincia di Teramo potrebbe (anzi dovrebbe) disporre di un solo ospedale che garantisca il massimo delle eccellenze disponibili in tutti i reparti, in quanto il bacino di utenza provinciale è di sole 300.000 persone.

Ma per fare ciò l’ospedale unico dovrebbe essere posto in posizione baricentrica per l’intera provincia (grosso modo a Mosciano S.A.), essere attrezzato di tutto punto, e soprattutto la rete viaria dovrebbe essere efficiente e ineccepibile in modo da garantire anche al cittadino più lontano di giungere in ospedale in 20/30 minuti. Solo dopo potrebbero operarsi i tagli e le chiusure di reparti e di interi ospedali.

Il modus operandi che la triste e miope politica regionale adotta, in perfetta continuità con l’Amministrazione precedente, prevede invece i tagli subito e gli efficientamenti alle calende greche; i risparmi immediatamente, l’accorciamento delle liste d’attesa alle calende greche; in tal modo minando alla radice il diritto alla salute che è sancito nella Costituzione.

Dinanzi alla tragedia, Luciano Monticelli – sgomento per il fatto che la sua stessa maggioranza ha in animo di chiudere il Punto nascita di Atri – non ha trovato di meglio che lanciare un appello al governatore Luciano D’Alfonso per salvaguardare il reparto Maternità della città ducale: “Non ho bisogno di promesse, ma di verità da parte sua e, per la difesa di questo reparto, sono pronto anche ad azioni dure”.

Il poveretto ricorda a tutti che: “Io in passato mi sono sempre battuto per salvaguardare l’ospedale di Atri, anche contro le scelte di Chiodi. E la mia coerenza mi impone di continuare a farlo”. Mamma che paura. E quali sarebbero di grazia le “azioni dure” che dovrebbero far tremare le ginocchia a D’Alfonso?

Udite udite: le “azioni dure” consistono nella minaccia di astensione del Consigliere regionale Monticelli dalla votazione per il congresso regionale del PD. Avete letto bene. Se il reparto Maternità di Atri venisse chiuso da D’Alfonso, Monticelli non voterà al congresso. E chi cazzo se ne frega!!! Chi se ne impipa del voto di Monticelli al congresso di partito!!!

Assegno seduta stante a mio insindacabile giudizio il premio “Clown 2015” a Luciano Monticelli, vergognandomi per lui e vedendomi costretto a ricordargli i rudimenti dell’arte politica che evidentemente non ha mai imparato: in un braccio di ferro politico se minacci di fare un ruttino l’interlocutore presumibilmente ti passerà sopra con un caterpillar; se invece minacci di dimetterti da consigliere regionale crei un certo imbarazzo nella tua maggioranza; meglio ancora se minacci di uscire dal partito, di strappare la tessera del PD e di collocarti fra i banchi dell’opposizione consiliare, laddove condurrai una guerra senza quartiere (se del caso unendoti alle altre forze di opposizione).

La minaccia di Monticelli è così risibile che D’Alfonso nemmeno se la legge, tanto non perde nessun consigliere di maggioranza e non perde nemmeno nessun iscritto al PD. Quindi in reparto di Atri chiuderà di sicuro.

Lo stesso discorso è a dirsi per il collega consigliere regionale Sandro Mariani, muto e a cuccia. Idem per l’assessore regionale teramano Dino Pepe: mutismo e rassegnazione. Che goduria dev’essere comandare per D’Alfonso con una maggioranza di pecore al seguito.

Sotto il livello di consistenza minima ci sono poi le scoregge.

1) Il primo peto è del segretario provinciale di Teramo del PD, il pusillo Gabriele Minosse, il quale “ribadisce la totale disapprovazione”, “evidenzia come le conseguenze di tale decisione siano estremamente gravi”, chiede a D’Alfonso e all’Assessore alla Sanità Paolucci “di rivedere le proprie decisioni”, ma poi miseramente afferma che il PD “è pronto a chiedere con forza alle Amministrazioni di impugnare il provvedimento”. Praticamente un “armiamoci e partite”. Eh no, caro Minossino, uno con le palle minaccia di dimettersi dalla segreteria provinciale, e magari minaccia l’espulsione dei consiglieri regionali del suo partito che dovessero restare in una maggioranza che va in direzione contraria rispetto alle decisioni collegiali del PD (altrimenti il partito cosa cazzo esiste a fare?).

2) Il secondo peto è una lettera aperta dell’onorevole Giulio Cesare Sottanelli, deputato rosetano di Scelta Civica, il quale scrive a tutti che oggi non può venire al corteo atriano – nonostante condivida gli scopi della manifestazione – perché credo che debba essere una manifestazione dei cittadini e non l’ennesima sfilata ad uso e consumo della politica. In pratica non vengo a prendermi i pomodori in faccia.

Sottanelli delira: “il nostro ospedale, l’ospedale dei cittadini e delle cittadine di Atri e dell’intero comprensorio, è stato strumentalizzato e trasformato in un campo di propaganda politica”. O mannaggia, quando non sai cosa cazzo fare tiri fuori dal glossario il termine “strumentalizzazione” che ci sta sempre bene, però nel concreto te ne lavi le mani.

Sottanelli spiega: “la mia assenza vuole essere piuttosto un segno di rispetto verso i cittadini, verso il nostro presidio ospedaliero e verso gli organizzatori della manifestazione”. E qui non possiamo che condividere, perché l’assenza di Giulio è davvero un segno di rispetto per chi non si vede costretto a trovarselo in mezzo alle palle e guardandolo pensa che gli sta pure pagando un lauto stipendio da parlamentare.

3) Il terzo ed ultimo peto è femminile, di Gabriella Liberatore, la quale rivendica orgogliosamente di essersi “candidata alle Elezioni Regionali 2014 per Abruzzo Civico”. La Liberatore, in una climax espressiva davvero notevole, esordisce scusandosi di dover intervenire, ma è stata spinta perché “sbagliato sarebbe il silenzio”; poi dichiara di non voler “cadere nella tentazione della retorica e della demagogia”; indi comunica di non volersi “prestare al facile gioco di trovare il colpevole di turno”; poscia confessa la propria “Impotenza di fronte al precipizio in cui è caduta la credibilità delle istituzioni e degli uomini che le rappresentano”; ergo stigmatizza “questo volgare presente”; per cui invoca da “TUTTA la politica la decenza del silenzio”; infine blatera una montagna di altre ovvietà e al culmine dell’indignazione cosa fa?

La solita scoreggina: chiama in aiuto nientedimeno che la “Comunità” auspicando che “chieda le DIMISSIONI di tutti quanti hanno usato il San Liberatore per scopi personali” e lanciando un anatema: “Si vedrà presto la differenza tra uomini e quaquaraquà!”. Sai che paura.

Eh no, cara Liberatore, non si tira la pietra e poi si nasconde la mano. Se hai i coglioni le dimissioni le invochi tu stessa in prima persona! Chiami per nome e cognome coloro che hanno tradito la “Comunità” atriana e li inviti a dimettersi dai loro ruoli politici. E subito dopo, siccome il partito con il quale rivendichi di esserti candidata, Abruzzo Civico, siede serenamente in maggioranza alla Regione insieme al boia della natalità atriana Luciano D’Alfonso, dovresti dimetterti tu da quel partito nel caso il governatore chiudesse davvero il reparto Maternità.

La vostra, cari clonws e cari petomani di maggioranza, è la politica alla “Don Raffaè”, quella descritta con incomparabile icasticità nella canzone di Fabrizio De André: “Prima pagina venti notizie ventuno ingiustizie e lo Stato che fa, si costerna, s’indigna, s’impegna poi getta la spugna con gran dignità”.

Voi questo fate: vi costernate, vi indignate, vi impegnate, e infine vi arrendete. Capisco (ma non giustifico) coloro che devono salvare una poltrona sotto al sedere ed un lauto stipendio come Monticelli, Mariani, Pepe, Ginoble, Sottanelli; ma voi altri che non avete soldi da perdere (Minosse e Liberatore) perché non li svergognate? Perché non li accusate come meritano di usare la politica per i propri interessi, invece di tutelare gli interessi della popolazione che li ha votati e fatti eleggere?

4 Responses to "Punto nascita di Atri: Luciano Monticelli & Co., ovvero l’ignominia dei disonorati"

  1. Anonimo   21 febbraio 2015 at 13:08

    Per me hai commesso un piccolo errore:non si tratta affatto di “peti” ma solo ed esclusivamente di ” vesce”.
    Per chi non sintende di musica il peto è una scorreggia la vescia è la classica loffa.
    Nel PD quando va bene si sente soltanto l’olezzo di vesce.
    Ti meravigli che chi non ha soldi da perdere non s’indigna… oh poffarre! Ma non esistono anche coloro che sperano magari di farne?
    Questa gente ha perfettamente capito che il pescarese volante pensa solo ai cazzi suoi e per non essere tritati si appecoronano senza neppure lubrificarli il cosiddetto.

  2. Anonimo   21 febbraio 2015 at 15:43

    Potresti aver sbagliato i conti sulla Liberatore, sembra che abbia un incarico al Ministero dell’Istruzione ricevuto dopo la sua candidatura a consigliere regionale nel 2014.
    Approfondisci…

  3. Clinex   22 febbraio 2015 at 18:31

    Big Luciano guarda ai suoi Assessori come una manica di ritardati figurati che pensa dei consiglieri ?

  4. Ottorino   22 febbraio 2015 at 18:35

    Caro Francia, devo riconoscerlo sei matto da internare ma sei l’unico a dire le cose come stanno.
    Tra te e tua moglie sinceramente fate paura.
    Siete gli unici a fare opposizione.
    Se mi guardo in giro vedo solo servi.
    Ma quelli del PD di Teramo che dicono ?

Leave a Reply

Il Fatto Teramano è l'unico sito che ti permette di commentare senza registrazione ed in forma totalmente anonima. Sta a te decidere se includere le tue generalità o meno. Nel momento in cui pubblichi il tuo commento dichiari di aver preso visione del nostro disclaimer e di accettarne le regole. Per inviare il tuo commento aiuta il sito a verificare la tua esistenza trascinando un'icona secondo le indicazioni e clicca su Commento all'articolo.

 

Your email address will not be published.