MARCO PANNELLA: il teramano più importante di tutti i tempi. Ha portato l’Italia nella modernità

MARCO PANNELLA: il teramano più importante di tutti i tempi. Ha portato l’Italia nella modernità

di Christian Francia  –

Marco Pannella - murales di Simone Mazzoni
Marco Pannella interpretato da Simone Mazzoni

Quando si parla di Marco Pannella la storia e la leggenda si intrecciano indissolubilmente. Il merito assoluto di Marco è di essere sempre stato ferocemente “fedele a se stesso” a qualunque costo, di aver fatto sempre corrispondere le parole ai fatti e di aver vissuto e incarnato pedissequamente tutto ciò che ha predicato.

Lo spiega bene il giornalista e scrittore Massimo Fini: “Marco Pannella, in realtà, è un prete, infatti usa spesso parole come “scandalo”, “testimonianza”, “vita”, “verità”, “dar corpo a”. Ma non è un prete latino, accomodante, tollerante. Lui è un intransigente prete del Nord, un protestante, un calvinista. E il suo spaventoso rigore morale, assoluto, quasi maniacale, lo deve aver preso dalla madre”.

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Marco Pannella, il teramano

Se non fosse stato un politico, sarebbe stato un profeta. E di fatti lo è stato: il profeta della modernità, colui che ha introdotto l’Italia nel mondo contemporaneo, l’oratore facondo e inarrestabile che ha vissuto con la parola, per la parola, della parola: Il rispetto della parola è il fondamento della legge. Faremo perciò le battaglie che abbiamo sempre fatto in difesa dell’onestà, la trasparenza e la povertà che abbiamo sempre praticato contro l’arroganza dei troppo ricchi e dei padroni”.

Pannella non ha solo fondato il Partito Radicale nel 1955 (a 25 anni), ma ha fondato un’idea di Nazione, ha riscritto i diritti civili, ha inciso nella carne di un popolo con la forza dei digiuni, della nonviolenza, della disobbedienza civile.

Pannella non è solo un partito, o il simbolo di un ideale, ma è una fede, una religione, sebbene una religione civile della quale lui è stato il corpo, il Dio che per pudicizia recita la parte del sacerdote di se stesso.

Una religione nata a Teramo (il 2 maggio 1930), paesello provinciale come centinaia, dove – come accade ad ogni vero profeta – non è stato capito. E come è fatale destino dei profeti, i suoi concittadini lo hanno snobbato mentre l’intera Europa lo osanna e lo ha dichiarato Parlamentare europeo più famoso e più amato della storia.

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Marco Pannella, il teramano

Paradigma della contestazione, nato contestatore, vissuto da contestatore, diverrà il santo laico protettore dei contestatori: “Io non credo nelle ideologie, non credevo nelle ideologie codificate e affidate ai volumi rilegati e alle biblioteche e agli archivi. Non credo nelle ideologie chiuse, da scartare e usare come un pacco che si ritira nell’ufficio postale. L’ideologia te la fai tu, con quello che ti capita, anche a caso. Io posso essermela fatta anche sul catechismo che mi facevano imparare a scuola, e che per forza di cose poneva dei problemi, per forza di cose io ero portato a contestare (intervista a Playboy del 1° gennaio 1975).

Il solo nome Pannella suscita fastidio, avversione, repulsione, turbamento, tanto che non è mai riuscito a sfondare nel consenso popolare nonostante fosse famosissimo e nonostante fosse maestro indiscusso dell’arte della comunicazione (anche per questo, mai fu più azzeccata una laurea honoris causa in Comunicazione, come quella che gli assegnerà l’Università di Teramo domani, venerdì 20 febbraio 2015, e alla cui cerimonia l’associazione “Teramo 3.0” sarà formalmente presente per rendere omaggio al teramano più importante di tutti i tempi).

Sul versante del consenso un ex pupillo di Pannella, Giovanni Negri, ne ha tracciato un ritratto impietoso: “Conosci l’Okavango? È il fiume più bello del mondo. Ma non sfocia nel mare. Finisce nel deserto. Pannella è l’Okavango della politica. Era l’unico grande leader di un’area laicosocialista che rappresentava il 20 per cento del Paese nel momento in cui crollava il regime. Poteva fare un salto gigantesco. Mi hanno raccontato la sua trattativa nel 1996 con Berlusconi. Berlusconi diceva: “Vanno bene 20 deputati per voi? No? 30? No? 40? Ma quanti ne vuoi?”. Non ne voleva nessuno. Voleva soldi. Per Radio Radicale. Perché il Grande Profeta ha bisogno di un megafono, non di deputati. Berlusconi di un’azienda personale ha fatto un partito. Pannella di un partito ha fatto un’azienda personale.

Nonostante le critiche feroci che ha da sempre attirato su di sé, come quella appena riportata, Pannella ha saputo camminare sulle acque, con una capacità di incassare superiore persino a quella di Rocky Balboa.

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Marco Pannella, il teramano

Inoltre, ha sempre testardamente coltivato il vizio della lucidità, vizio che gli italiani non perdonano, perché siamo un popolo di addormentati, di mancati ribelli, di rivoluzionari inesistenti, il popolo delle rivoluzioni impossibili; una Nazione di masochisti che non alza mai la testa, prona a qualsiasi sopruso messo in atto da una politica sempre più delinquenziale, mano a mano che le resistenze civili si affievoliscono.

Egli stesso si descrive come un estremista emarginato: “Ma io sono un cornuto divorzista, un assassino abortista, un infame traditore della patria con gli obiettori, un drogato, un perverso pasoliniano, un mezzo-ebreo mezzo-fascista, un liberalborghese esibizionista, un nonviolento impotente. Faccio politica sui marciapiedi” (intervista a Panorama, dicembre 1975).

Del resto, la sua strada politica Pannella l’ha sempre percorsa con la convinzione di una fede assoluta: “Noi siamo diventati radicali perché ritenevamo di avere delle insuperabili solitudini e diversità rispetto alla gente, e quindi una sete alternativa profonda, più dura, più “radicale” di altri… Noi non “facciamo i politici”, i deputati, i leader … lottiamo, per quel che dobbiamo e per quel che crediamo. E questa è la differenza che prima o poi, speriamo non troppo tardi, si dovrà comprendere” (Scritti e Discorsi 1959-1980, Gammalibri, Milano, 1982).

La carica inarrestabile del verbo di Pannella ha catturato e ispirato scrittori, intellettuali, poeti e cantanti:

– Gli “Articolo 31” ne hanno fatto un idolo: “le vacanze le farò in Giamaica dalla mia Maria bella, aspetto intanto, voto Pannella e canto”;

– Francesco De Gregari lo ha descritto come “un galantuomo, con due pistole caricate a salve e un canestro pieno di parole”;

– Pier Paolo Pasolini l’ha dipinto come “Uno scandalo inintegrabile”;

– Eugenio Montale lo ha ringraziato: “Dove il potere nega, in forme palesi ma anche con mezzi occulti, la vera libertà, spuntano ogni tanto uomini ispirati come Andrej Sakharov e Marco Pannella che seguono la posizione spirituale più difficile che una vittima possa assumere di fronte al suo oppressore: il rifiuto passivo. Soli e inermi, essi parlano anche per noi. Noi siamo con chiunque scelga l’arma della non violenza: si chiami in terra lontana, Andrej Sakharov, o più vicino a noi, Marco Pannella”.

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Marco Pannella, il teramano

Per lui l’intransigenza e l’assoluto rigore morale sono le precondizioni del bene comune, valori che gli consentono di parlare come nessun altro: “Io spero sempre di mandare in esilio e in carcere una buona parte della classe dirigente italiana”.

Il prefisso che gli si addice in assoluto è  “anti”, quella parolina simbolo di opposizione: anticlericale, antiproibizionista, antimilitarista, antifascista, antirazzista, anti-caccia, anti-nucleare, anti-pena di morte, anti-ergastolo, anti-partitocrazia. Un essere contro, il suo, che ha sedotto persino Vasco Rossi, e che ha fatto eleggere in parlamento Leonardo Sciascia, Enzo Tortora, Domenico Modugno e anche Cicciolina.

Pannella è erede della tradizione del laicismo democratico, geneticamente riformatore, avversario del capitalismo “arraffone e arruffone”, anticlericale militante in un’Italia clericale, padre assoluto del diritto al divorzio, dell’introduzione dell’aborto, paladino delle libertà civili fra le quali l’obiezione di coscienza al servizio militare e la liberalizzazione delle droghe leggere.

Il suo curriculum è sconfinato e la sua azione è dura e costante, inscalfibile e unica nel suo genere, poiché ha introdotto metodi sconosciuti in Italia: la disubbidienza civile, il sit in pacifico, la nonviolenza, la resistenza passiva, il “satyagraha” gandhiano, i digiuni della fame e della sete.

Il giornalista Edmondo Berselli lo interpreta liricamente: “Trasgressivo e trasgressore, Marco Pannella è un’autobiografia della nazione politica.  Leader senza esercito, è in grado di reinventarsi a ogni stagione”.

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Marco Pannella, il teramano

Mentre il giornalista Filippo Ceccarelli lo analizza fenomenologicamente: Il punto di partenza è l’eccezionale padronanza delle tecniche di comunicazione, pari solo a quella di Berlusconi, anche se forse addirittura più acrobatica perché in genere Pannella non ha soldi, né mezzi, né tutto sommato gli interessano, né mai gli è entrato nulla in tasca. Ai quattrini, d’altra parte, supplisce con una spiccata intelligenza del momento (…), da consumato rabdomante politico-sentimentale”. Ceccarelli inquadra Pannella nella categoria dei giornalisti polemisti, provocatori, costruttori di scandali: nessuno più di lui ha capito quanto è scoperto e cruciale, nella democrazia televisiva, il rapporto tra emozioni e istituzioni (…) Pannella ha scoperto i reality quando gli autori del “Grande Fratello” o de“L’Isola dei famosi” avevano i pannolini”.

Inoltre, gli si attribuisce una capacità straordinaria di “provocare complessi di colpa e indurre alla solidarietà proprio quei politici che sono più abituati a utilizzare la cosa pubblica a proprio vantaggio. Il sostegno alla battaglia radicale, quindi, diventa una compensazione, una riparazione, un obbligo morale”.

Ceccarelli conclude con una considerazione filosofica: il leader radicale mette in gioco e spesso in pericolo il suo corpo. Anche questo accade oggi di rado, nonostante i corpi stiano guadagnandosi una sempre maggiore centralità. Di nuovo: proponendosi fisicamente come mezzo e come messaggio, riattivando in sé il circuito virtuoso tra parola e azione, politica e comunicazione, per primo Pannella ha ristabilito un rapporto diretto tra leader e masse, determinazione individuale e consenso diffuso”.

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Marco Pannella, il teramano

Aldo Cazzullo ne illumina il cammino di storica profondità: “Il primo digiuno fu contro la guerra d’Algeria, sugli Champs-Elysées, insieme con un anarchico francese. Credo fosse il 1961. La prima volta in Italia fu nel 1968, per il ritiro dei sovietici da Praga. Nel 1977 digiunò nella Spagna della Transizione, contro la leva obbligatoria. Poi si batté per la democrazia televisiva. Goffredo Parise gli scrisse che non valeva la pena morire per la tv. Pannella rispose che «la tv è il vero artefice della storia degli italiani».

Antonello Caporale ne evidenzia i limiti: “ad ogni successo politico è seguita la repentina dissoluzione delle fortune appena conquistate. Ma non è mai mancata la voglia disperata di mostrare di saper riprendere la partita in zona Cesarini e tentare, come negli sport estremi, di dimostrare che l’ultima e più spericolata prova non è in realtà mai la definitiva. Così, ha scelto di compiere il di più che serviva per essere straordinario, nel senso letterale. E dare scandalo, nel senso letterale”.

La Stampa si arrende alla sua coriaceità: “Più e più volte hanno dato per finito Pannella. Ma lui, che pure non va mai al cinema, ha risposto un giorno: “Avete presente il finale di Luci della ribalta, quando Calvero dice: ‘Non vi preoccupate, sono morto tante volte’? Ecco, io mi limito a dire che tante volte sono stato proclamato morto”. L’esempio filmico calza a pennello. Nessuno ha intuito prima di Pannella (che si è imbavagliato e travestito da clown, Babbo Natale, gangster e miliziano croato) il dominio delle scene, degli spettacoli e delle rappresentazioni televisive.

Molti che gli sono stati vicini, in politica come nella vita, lo hanno rappresentato come un padre padrone, un orco, un serpente, un satrapo che si è cucito il partito a sua immagine e somiglianza, gestendolo da 50 anni “con modalità nordcoreane”.

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Marco Pannella, il teramano

Alla giornalista che gli chiedeva come mai guadagnasse solo 2.000 euro al mese e non percepisse vitalizi, nonostante sia stato 5 volte parlamentare italiano e 6 volte parlamentare europeo, ha risposto candidamente: “Io mi sono sempre dimesso da parlamentare per fare entrare i compagni. Allora il risultato qual è: che quello che subentrava si rifaceva all’intera legislatura, mentre io ero dimissionario e non scattava la legislatura. Per cui io adesso guadagno 2.350 euro. Non ho vitalizio, ho la pensione.

Pannella è l’ultimo dei Tribuni della plebe, spiazzante e snervante, onnipresente e inafferrabile, incasellato in molteplici etichette e tuttavia incasellabile, uno che fa perdere ogni certezza persino al lucidissimo Roberto Gervaso: “Chi è Pannella: un crociato o un rompiscatole, un martire o un dritto? Si parla di lui, e lui fa tanto parlare di sé. La sua battaglia per i diritti civili ha diviso l’Italia, scatenando un Niagara di polemiche. L’attaccano da tutte le parti – i comunisti addirittura lo schiaffeggiano – e lui attacca tutti porgendo, ma fino a un certo punto, l’altra guancia. Dicono che i suoi scioperi della fame non siano scioperi, ma agitazioni; diete, non digiuni. Lui si difende chiamando a testimoni medici e bilance: Chi ha ragione: Pannella o i suoi detrattori?”.

Davvero impossibile dare conto, nemmeno sommariamente, delle vicende, degli aneddoti, delle polemiche, degli scontri che lo hanno visto coinvolto e protagonista. Da nemico giurato della partitocrazia ha stretto finanche alleanze con Berlusconi, salvo poi descriverne impietosamente il declino: “La parabola di Berlusconi è questa: è sceso in campo per difendere i propri interessi, si è poi convinto di poter davvero rivoluzionare il Paese e infine si è integrato nel sistema partitocratico che avrebbe invece dovuto abbattere”.

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Marco Pannella, il teramano

Pannella, inoltre, è da sempre una vestale della democrazia:  “Non violenza e democrazia politica devono vivere quasi come sinonimi. Da un secolo non vi sono guerre tra democrazie, diritto e libertà sono la prima garanzia”.

Un insospettabile di partigianeria come il grandissimo Indro Montanelli lo ha descritto con affetto sincero: “A Pannella dobbiamo veramente due cose, malgrado le sue mattane. Effettivamente riuscì a impedire a una certa aliquota di giovani di finire in braccio al terrorismo, cioè gli dette un’altra bandiera. E alcune battaglie sue furono sacrosante, come quella del divorzio che appoggiammo. Poi verso Pannella io ho una certa simpatia, dovuta al mio vecchio fondo anarchico, libertario, che ritrovo in lui. È una simpatia genetica. Ritrovo in lui quello che io sono stato a vent’anni”.

Un uomo vulcanico, enciclopedico, dalla vitalità prorompente e dalle esuberanze laviche, dalla coscienza civica immensa, dagli eccessi vissuti con orgoglio e naturalezza (fuma tre pacchetti di sigarette al giorno), uno dal quale ti aspetti da un momento all’altro che ti sorprenda, che ti inondi con il suo eloquio fluviale.

Quando Papa Francesco nel 2013 cancellò l’ergastolo e introdusse il reato di tortura nella legislazione vaticana, Pannella – alfiere della battaglia per la cancellazione dell’ergastolo – è arrivato a dichiarare: “Mi piacerebbe molto lasciare la cittadinanza italiana per diventare un cittadino del Vaticano”. Papa Francesco lo ha pure chiamato per chiedergli di interrompere uno dei suoi digiuni, rivelandosi il Papa più amato da un anticlericale.

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Marco Pannella, il teramano

Dotato di un fisico da corazziere, coraggioso come pochi, ha detto di se stesso: “Amo troppo la vita, per avere paura della morte”. Sprezzante del pericolo, in una intervista a radio Radicale del 2014 ha confessato di avere un nodulo ai polmoni, e dinanzi alla domanda scontata se la malattia lo preoccupasse, ha risposto da par suo: “Se so che ho una cosa grave e so che esiste, non mi preoccupo, me ne occupo”.

Da teramano, a dispetto di tanti difetti che abbiamo e che ogni giorno questo sito mette in evidenza, sono fiero di essere concittadino di Marco Pannella, al quale qualsiasi definizione va stretta, meno che quella che l’immortale Dostoevskij diede di se stesso: “Sempre e in ogni cosa io giungo fino al limite estremo”.

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Marco Pannella, il teramano

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