Il Consiglio comunale di Teramo sputa in faccia alla democrazia

Il Consiglio comunale di Teramo sputa in faccia alla democrazia

di Christian Francia  –

Brucchi e Manola in "La signora in rosso"
Brucchi e Manola in “La signora in rosso” – Locandina di m@z, alias Simone Mazzoni

La seduta del Consiglio comunale di Teramo di giovedì 12 febbraio 2015, avente come unico oggetto la discussione sulla società partecipata Teramo Ambiente S.p.A., è stata una Caporetto per il sindaco, una Caporetto per i suoi malpancisti, una Caporetto per il PD.

Maurizio Brucchi ha stabilito tre primati: stupratore seriale della legalità (continua a parlare della Te.Am. S.p.A. dove lavora sua moglie assunta senza selezione pubblica quando lui già sedeva in Consiglio, invece di astenersi come prescrive la legge), stupratore seriale della verità (nega ogni colpa, anche quelle evidenti e formalizzate come l’assenza del contratto di servizio sull’igiene urbana), stupratore seriale delle tasche dei cittadini (è lui in maggior responsabile delle tariffe stellari sui rifiuti).

1) Caporetto del sindaco. Brucchi si presentava chiedendo una convergenza del Consiglio sulla sua idea di rendere la Te.Am. interamente pubblica, e su questo ha riportato il completo fallimento. Brucchi pretendeva di non dover votare alcunché, e invece ha dovuto soccombere al Regolamento del Consiglio (che lui schifa come tutte le norme alle quali è integralmente allergico) e ha subito la votazione di due Ordini del Giorno che hanno messo totalmente a nudo la volontà autoritaria e totalitaria che caratterizza la maggioranza comunale.

2) Caporetto dei malpancisti. I cosiddetti scontenti del centrodestra si sono liquefatti come neve al sole, dimostrando come sempre che loro rappresentano il partito degli alzatori di mano: mugugnano, si agitano, rilasciano interviste, dichiarano sottovoce dei distinguo, ma quando è ora di tirare fuori i coglioni il sindaco fa loro cenno e loro alzano puntualmente e immancabilmente il braccio nel senso ordinato da Brucchi.

Mauro Di Dalmazio è il primo degli sconfitti, in quanto si attendevano fuoco e fiamme per lavare l’onta delle dimissioni dell’ex presidente Te.Am. Giovanni Mattucci, uomo di fiducia della sua lista civica, e invece è stato sufficiente un ruttino per digerire lo scorno subìto.

Micheli è in completa confusione, al pari di Sbraccia, e non sanno che pesci pigliare e quali posizioni difendere.

Dodo Di Sabatino si esercita nei suoi soliti sofismi, nei suoi ghirigori da onanista politico, ma non manca mai di allinearsi alla sua maggioranza un secondo dopo aver sputato le sue sentenzine che avrebbero fatto pensare ad un differente punto di vista, che evidentemente è solo un giochino ad uso dei giornalisti più sprovveduti (che gli parano un microfono sotto al doppio mento).

3) Caporetto del PD. Il più sconfitto di tutti, come al solito, è il Partito Democratico, senza guida, senza idee, senza compattezza, incapace di affondare il colpo nel ventre molle di una maggioranza palesemente allo sbando. Otto dilettanti allo sbaraglio, senza partito alle spalle, senza ideologi che traccino una via, senza una stella polare che indichi quantomeno le priorità, senza uno straccio di ipotesi da far votare in Aula. Nulla di nulla.

E come se ciò non bastasse, arriva l’ennesima riprova del volto più turpe di una sottospecie di partito: la decisione di astenersi alle votazioni dei due Ordini del Giorno presentati uno dal Consigliere Maria Cristina Marroni e l’altro dal Consigliere Berardini.

L’Ordine del Giorno del Consigliere di Teramo 3.0, pubblicato due giorni fa sul nostro sito (http://www.ilfattoteramano.com/2015/02/11/sul-destino-della-te-la-parola-ai-cittadini/), prevedeva un presa di posizione elementare: impegnarsi a promuovere una consultazione popolare – a termini dello Statuto comunale – al fine di dare voce al popolo e di far decidere alla cittadinanza la questione capitale della gestione del servizio e del futuro della società partecipata Te.Am.

Ebbene, non solo per l’ennesima volta l’arroganza della maggioranza ha sancito con un voto formale ed esplicitamente negativo di volersene fregare dell’opinione dei cittadini e della sovranità popolare, ma quello che sconcerta è che lo stesso PD abbia deciso di astenersi dichiarando ai teramani che pure lui sputa in faccia alla democrazia partecipativa (della quale incoerentemente si riempie la bocca).

marroni
Maria Cristina Marroni

Solo Marroni e Berardini hanno votato a favore della democrazia, gli altri 31 Consiglieri passeranno alla microstoria locale come nemici pubblici della stessa cittadinanza alla quale pochi mesi fa hanno chiesto ed ottenuto il voto.

E voglio proprio vedere cosa dirà l’associazione Demos (che promuove la cultura democratica e la partecipazione) presieduta dal professor Carlo Di Marco, associazione che fu ospite d’onore all’inaugurazione della sede elettorale del candidato sindaco PD Manola Di Pasquale un anno fa, quando fra applausi e risate andava in scena l’imbroglio democratico e lo slogan elettorale lanciato da Manola fu proprio: “Per scegliere al meglio la parola va data ai cittadini” (http://www.emmelle.it/Prima-pagina/Cronaca/Di-Pasquale-Pd-Per-scegliere-al-meglio-la-parola-va-data-ai-cittadini/11-30714-1.html).

Ieri, alla prova dei fatti, il PD si è squagliato come un ghiacciolo sotto il sole di ferragosto e conferma quanto vado scrivendo da anni con mai sopito raccapriccio: sono una cosa sola con Brucchi, con il PDL, con il centrodestra, ed hanno una intesa erotica che non scema mai proprio perché condividono una antidemocraticità intrinseca.

Anche un anno fa Manola vestiva tutta di rosso, così come appare oggi sulla nostra foto (appena un poco meno coperta): allora fingendo una opposizione a Brucchi proprio sul fronte della partecipazione popolare, oggi sposando a pieno le sue istanze/esigenze antidemocratiche.

Un fugace accenno alla politica dei conigli, cioè a quella degli svalvolati consiglieri comunali che di fronte alla lotta se la danno a gambe: Gianluca Pomante e Paola Cardelli, due vittime di se stessi che hanno perso la bussola, tanto che invece di opporsi in Aula a viso aperto all’arroganza e alla mancanza di trasparenza del sindaco e di tutta l’Amministrazione comunale, hanno preferito essere assenti e rinunciare a rappresentare i propri elettori mentre Brucchi continua a farne carne di porco. “In amor vince chi fugge”, dice il detto popolare, e forse Pomante e Cardelli aspettano un segnale da Brucchi per convolare a giuste nozze. Quel che è certo è che rispondere con l’assenza al muro di gomma delle interrogazioni inevase e degli atti mai resi disponibili è un regalo gigantesco a chi persevera nella mancanza di trasparenza.

In conclusione, la sensazione fastidiosa e stucchevole che si prova con l’andare degli anni è che Brucchi non possa mai morire politicamente perché ogni volta trova qualche anima compassionevole che gli tiene attaccato il respiratore, in un vuoto siderale di idee, di capacità politiche, di voglia di fare qualcosa di buono, di tentativi di arginare la ludica follia di un sindaco che ha scavato voragini nelle tasche delle famiglie e delle imprese teramane, condannando al tramonto una intera città Capoluogo con l’esplicito assenso (o l’astensione che dir si voglia) del Partito (Anti)Democratico e degli zombie che lo rappresentano in Consiglio.

5 Responses to "Il Consiglio comunale di Teramo sputa in faccia alla democrazia"

  1. angelo   13 febbraio 2015 at 4:03

    Sono anni che il mio gruppo consigliare afferma che bisogna andare a gara d’appalto invece di puntare al solito sull’affidamento diretto, che sia essa una ditta pubblica o privata. In questo modo i costi continueranno a lievitare visto che ciò è comprovato dai fatti. Cosa aggiungere a ciò che da sempre è stato affermato e ribadito?
    Buona Giornata

  2. Ottavio   13 febbraio 2015 at 7:13

    La partecipazione popolare per la Di Pasquale, come per molti altri, è stato solo uno spot elettorale.

  3. Pecorino   13 febbraio 2015 at 22:11

    Il vero sconfitto è D’Alberto incapace di contenere il vero Capogruppo del PD.
    Questo ragazzo non potrà mai emergere fino a quando ci sarà LEI.
    La minoranza indipendentemente da tutto avrebbe dovuto sostenere i due ordini del giorno perché presentati da componenti della minoranza.
    Dimettetevi incapaci.

  4. Anonimo   14 febbraio 2015 at 9:43

    Povero PD, lo hai massacrato. Perchè sparare sulla Croce Rossa?
    Pecorino ha ragione; D’Alberto oltre ad essere mite è una persona per bene e come tale viene sistematicamente fagocitato da cappuccetto rosso.
    Non era meglio quando faceva il comprimario con Cavallari? Perchè non ne ha mai preso le difese nelle sedi ufficiali?
    Nel PD teramano non ci sono mai stati segretari con le palle e le segreterie sono state sempre composte da yes men o women.
    Nel PD chi perde le elezioni con il 16% resta in sella pronto a riprovarci per essere batostato una seconda volta.
    La Di Pasquale? per carità… tutti la sopportano ma nessuno la voterà, si togliesse dalla mente aspettative future.

  5. Pecorino   15 febbraio 2015 at 22:41

    Ma il partito Democratico a Teramo esiste ancora?
    L’attuale Segretario eletto senza neanche un applauso o la nuova Presiedente Comunale che nessuno conosce che ne dicono ?
    Dimenticavo che sono un pò come i Consiglieri Comunali, sono privi di personalità e non hanno il coraggio di lamentarsi delle scelte personali e di lavoro della . . . . . . .

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