Il mondo sarà salvato dalla bellezza (la Madonna dello Splendore di Giulianova)

Il mondo sarà salvato dalla bellezza (la Madonna dello Splendore di Giulianova)

di Sergio Scacchia  –

Il silenzio è la prima presenza che si avverte. Un silenzio antico, uguale ormai da secoli. E dire che il caos di Giulianova è lì, a pochi passi. Un silenzio mistico, scheggiato solo a tratti dall’abbaiare di un cane.

Il santuario della Madonna dello Splendore sembra dominare l’immensità dell’Adriatico, in un ambiente fortemente coinvolgente dove la bellezza della natura si fonde con la rasserenante beltà della fede in Dio e nella Madre del Cristo. Poco importa se il miracolo dell’apparizione della Vergine è una delle miriadi di tradizioni orali tramandate dall’immensa devozione popolare, nessuna delle quali, secondo gli scettici, suffragata da indagini accurate.

Il santuario con l’annesso convento dei frati Minori Cappuccini, è ancora oggi una sorta di finestra che si apre sul mistero divino. Una guida spirituale non solo per la comunità giuliese, ma per tutto l’Abruzzo.

“Il mondo sarà salvato dalla bellezza…”, lo affermava Dostoevskij in un celebre passo de L’idiota. Che la bellezza possa quanto meno contribuire alla salvezza dell’universo sembra certezza in questi luoghi dello Spirito.

La porta della vecchia chiesa cigola. Dall’interno mi assale una zaffata di odori conosciuti e non, l’aroma tranquillizzante dell’incenso, il puzzo inquietante di lisoformio.

Un triangolo con un occhio grande e la scritta: “Dio ti vede”, campeggiano su di una rivista religiosa poggiata sul primo banco. Potrebbe sembrare un messaggio inquietante, ma al contrario, cosa c’è di più bello e rassicurante che camminare e vivere sotto lo sguardo amorevole di Dio?

Mi tornano alla mente le parole della Bibbia: “anche se tua madre ti dimenticasse, io non ti dimenticherò mai!”.

All’interno del santuario della Madonna dello Splendore, pare ancora di vedere il saio usurato di Padre Serafino, col suo passo incerto, l’impietosa sordità causa di una meningite giovanile, la barba bianca, intento in preghiera. Vecchio, sordo, malconcio diceva spesso di sé, con un tenerissimo sorriso.

Un giorno, in un incontro con noi appartenenti al Terz’Ordine dei frati minori di Teramo, disse: “Vorrei essere una semplice pozzanghera per riflettere il cielo. Ma non ci riesco. Troverò prima o poi la strada?”.

Il piccolo frate era l’anima di questo paradiso spirituale in terra, il vero miracolo di un uomo malconcio che ha realizzato due musei, altrettante biblioteche e azioni sociali fra cui La Piccola Opera Charitas, inaugurata nel 1962 con pochi soldi, molti debiti, qualche speranza dettata dalla fede incrollabile nella Provvidenza. E Dio non ha mancato all’appuntamento dato che oggi il centro è un enorme complesso in grado di ospitare e seguire adeguatamente centinaia di ragazzi affetti da gravi patologie psichiche.

Bellissime all’interno della chiesa le decorazioni dell’artista Giuliano Alfonso Tentarelli con scene della vita della Madonna e il Tabernacolo, realizzato nel ’700 da allievi della scuola di Fra Michele Simone da Petrella che ideò molti degli altari e dei tabernacoli delle chiese dei Cappuccini d’Abruzzo.

L’evento dell’apparizione della Madonna, scrivevo poche righe sopra, un miracolo che affonderebbe le sue radici nel 1557. Il santuario della Madonna dello Splendore, costruito sul luogo dove la Vergine ha fatto scaturire la Sorgente su una collina a cento metri dal livello del mare, fuori dal centro storico, si colloca tra le sette oasi mariane più importanti d’Italia e si propone con una grande forza evocativa.

È il simbolo della freschezza e della vitalità di una città di mare, bella, ricca, suggestiva, turistica.

La storia dell’apparizione lega il territorio giuliese con quello rosetano, in un mistico gemellaggio dato che Bertolino, l’uomo che assistette al prodigio, aveva casa nei pressi di Cologna paese. Il contadino si trovava lì per trovar legna e mentre riposava sotto una pianta di ulivo, fu abbagliato dalla luce prodigiosa della Madonna. La Madre di Dio aveva scelto questo posto per sua dimora e chiedeva allo sbalordito villico di far costruire un santuario mariano.

Il povero ometto ebbe il suo daffare per essere credibile davanti al governatore, amministratore feudale di nomina ducale, il quale credeva di avere di fronte una sorta di demente.

La tradizione narra che ci vollero ulteriori prodigi per convincere notabili, arciprete, canonici, il preposto dell’Annunziata e il popolo tutto della volontà divina. Sul luogo indicato dalla Madonna, venne costruito un piccolo Tempio.

La presenza dell’acqua, dono vivo di un immenso amore, continua da circa cinque secoli a vivificare il cammino della vita di tante generazioni. Sotto le vasche di raccolta dell’acqua, è stato realizzato un bassorilievo in marmo, che rappresenta l’acqua, simbolo di vita, che disseta i cervi e le colombe, simboli di pace. Sul lato del bassorilievo è stata rappresentata una processione di fedeli sulle rive del Fiume Giordano, e si conclude con il Battesimo di Gesù.

Sopra le vasche, un mosaico policromo illustra in quattro scene il miracolo di Naam che, bagnatosi nelle acque del fiume Giordano, venne risanato dalla lebbra. L’acqua che esce a getto continuo, dalle vasche di raccolta, cade in una piccola piscina ricoperta di mosaici. Sotto l’arco di travertino, a grandezza naturale, è stata realizzata una statua di bronzo di San Francesco con le braccia elevate che rende gloria al Creatore eterno con le parole del Cantico delle Creature:

“Laudato sie, mi’ Signore, per sora acqua, la quale è molto utile et umile et pretiosa et casta”.

http://paesaggioteramano.blogspot.it/

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