Rubrica “Fermati a riflettere”: Il potere dà alla testa?

Rubrica “Fermati a riflettere”: Il potere dà alla testa?

di Ernesto Albanello  –

Ernesto Albanello
Ernesto Albanello

Un tempo i rappresentanti politici ci tenevano strenuamente a rivendicare la caratteristica del loro ruolo: un ruolo di servizio, si diceva, a tutela e salvaguardia dei bisogni delle popolazioni di cui erano interpreti e garanti.

Sembra che questa visione “romantica” del rappresentante politico che tutto sacrificava di suo per dare al suo elettore (e non) la possibilità di essere protagonista della vita politica, sia pure per via indiretta, sia del tutto tramontata.

Sembra che nelle pagine dei giornali e del web trovi maggiore ospitalità la vita personale di chi esercita un ruolo politico pubblico.

Che se fosse poi una notizia carpita ci potrebbe anche stare, in quanto estorta, ma se quel rappresentante della vita politica al talk show ci va con le proprie gambe e mette in piazza il proprio diritto a viversi una vita d’amore, allora no! Allora è evidente che l’elettore telespettatore comincia ad essere irretito (e irritato) dal sospetto che lui non sia in cima ai pensieri del politico in questione, affaccendato com’è a dire ai quattro venti che è innamorato e vuole potersela vivere questa storia d’amore.

Insomma, nessuno potrà togliermi dalla testa che questa ostentata necessità di rendere noto un episodio che è e dovrebbe rimanere privato, altro non sia che un modo spiccio per farsi pubblicità a buon mercato.

Da psicologo aggiungerei che c’è la probabilità che il richiamare su sé l’attenzione dei media nasconda un bisogno di approvazione (o assoluzione) che parte da lontano. Così forte da porre in secondo piano l’attenzione verso problemi scottanti e lungi dall’essere risolti.

Insomma la sensazione che l’Abruzzo lascia trasparire è che ci sia un virus neppure tanto nascosto che aggredisce le menti di soggetti che devono (o dovrebbero) occuparsi solo delle gravose vicende di casa nostra, che vanno da una ricostruzione che non termina mai, ad un turismo che non c’è verso che decolli, ad un sistema acquedottistico da terzo mondo e ad un sistema “pubblico privato” di raccolta dei rifiuti che sembra fatto apposta per aggirare “l’ostacolo” del patto di stabilità.

Insomma : non ci siamo!

Credo che il cittadino sia davvero stanco, stomacato, incredulo per questo modo spregiudicato di essere rappresentato. Ogni forma esibita di richiamare l’attenzione su di sé per questioni extra istituzionali è da censurare senza se e senza ma: invece c’è un assordante silenzio rispetto a giuste e doverose condanne in tal senso.

Mai un collega di partito (ma neppure dall’opposizione) che esprima un disappunto per fatti personali sbattuti in prima pagina!

Mai un rappresentante che inviti alla decenza e sottolinei che ragioni di opportunità e di buongusto consiglierebbero la non frequentazione di chiassosi talk show che hanno contribuito non poco a far abbassare il senso della morale comune, ma paradossalmente questo ha contribuito a far aumentare il bigottismo.

La mia personale impressione è che manchi quella capacità introspettiva, di lettura interiore che dovrebbe essere insegnata nelle aule scolastiche, che ci educhi a rispondere alle seguenti domande:

1) Se con una mia esternazione rivendico il diritto ad essere libero, questo poi può nuocermi e nuocere le persone che hanno riposto fiducia in me, al punto da compromettere la mia credibilità e, con essa, le battaglie politiche da me combattute o che sto combattendo?

2) Come posso non essere sfiorato dal dubbio che chi condivide questa storia d’amore con me, si trovi una ribalta massmediatica assolutamente insperata e sostanzialmente gratuita, che gli porterà dei vantaggi indiretti per sue scritturazioni (visto che ci si sta riferendo ad un personaggio dello spettacolo) ?

3) Quanto avrò contribuito a compromettere ed a pregiudicare criteri di merito “artistico” in base ai quali chi vale è giusto che ottenga ingaggi e chi invece è mediocre, è opportuno che si innalzi qualitativamente prima di calcare le scene?

Non possiamo sottacere, né possiamo indignarci a senso unico: anzi la nostra deplorazione dovrebbe essere ancora più urlata in quanto è diretta ad una parte politica che non ha risparmiato (giustamente) aspre condanne verso chi, alla guida di una forza politica, si lasciava andare a comportamenti censurabili sul piano etico e riprovevoli sul piano del costume.

Come avete potuto notare, non è menzionato il nome del personaggio politico in questione: opportunamente, perché la riflessione deve essere piena e totale e non essere imbrigliata dal riferimento ad una determinata persona (del resto facilmente individuabile): ciò perché da queste riflessioni inizi un nuovo modo, da parte del cittadino, di valutare e giudicare i comportamenti e considerare che se sono riscontrabili delle inadeguatezze alla rappresentanza pubblica, queste siano dichiarate e si conservi nella memoria. Questo per non incorrere in futuri errori.

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