Pull Doc: quando la musica fa rima con umiltà e forza

Pull Doc: quando la musica fa rima con umiltà e forza

di Enrico Romagnoli  –

Pull Doc
Pull Doc

“A volte nella vita ci si perde, ma nonostante le cose negative che succedono bisogna seguire sempre la propria via. C’è bisogno di una presa di coscienza degli ostacoli che hai davanti e superarli come meglio si crede, contando sulle proprie forze e non ascoltando gli altri”. Di questo parla la canzone “Con gli occhi graffi il cielo” di Pull Doc, ovvero Fabio Di Sabatino, un mio amico da tanti anni che ha avuto l’idea di fare una canzone insieme (questo il link per ascoltarla https://m.youtube.com/results?q=con%20gli%20occhi%20graffi%20il%20cielo&sm=3).

Spiega così quello che vuol dire per lui ciò che ha scritto, poi continua “Con Gli Occhi Graffi Il Cielo l’ho scritta perché è un periodo in cui sto capendo tante cose, nell’ultimo anno ho acquisito maggiori sicurezze a livello personale e sono contento di aver fatto ciò che ritenevo opportuno”.

Fabio è un ragazzo tortoretano di 22 anni, che ha nella musica uno dei più grandi interessi. Tiene a precisare come il “fare” canzoni per lui rappresenti solo un divertimento e non uno stile di vita, a differenza di tanti altri ragazzi che hanno fatto dell’Hip Hop il proprio credo a cui va la più alta stima. “Premetto che non sono mai salito su un palco poiché ho altre aspirazioni e per rispetto verso chi fa dell’Hip Hop uno stile di vita”. Dalle parole di Fabio si ha un contatto diretto con l’umiltà e la forza: l’umiltà di un ragazzo che rispetta chi lo merita e la forza di chi sa che essere umili non significa farsi sottomettere.

“Ho iniziato a 10 anni, il primo disco comprato fu di Eminem, lo sentivo a ripetizione e da lì ho iniziato a buttare giù qualche rima”. Eminem è stato ed è uno dei personaggi più influenti sulla scena Hip Hop mondiale e anche Fabio lo prende come esempio.

Ad un certo punto, parlando, mi è venuta una curiosità, perché proprio l’Hip Hop e non un altro genere?

Fabio risponde in maniera precisa: “Perché è il modo più diretto per arrivare, perché si dà importanza al testo. La sento come un’esigenza per esprimermi”. A lui interessa il messaggio, i ghirigori musicali non importano, le sue parole devono essere come un pugno forte che faccia smuovere qualcuno.

“Nelle canzoni parlo di me, di quello che mi succede, le emozioni che mi manda la vita. Non ho un tema solo o uno sovrastante. Non parlerei mai contro qualcuno, di droga o club e donne, questo è sicuro”. Tutto questo sembra un’intervista vera e propria, ma in realtà è una chiacchierata al bar tra due amici che tra una risata e un cappuccino si fanno delle domande.

Fabio poi mi spiega come la sua scrittura non sia di getto, ma sia molto ponderata. “Non uso esempi concreti, rimango nel vago, questo perché così ognuno capisce la sensazione, non la vicenda. Le emozioni sono uguali per tutti, cambia soltanto il modo di sentirle”.

In testa successivamente mi inizia a balenare un’altra domanda: perché il nome Pull Doc?

Dopo una risata mi dice che fu un nome scelto da piccolo ed è una parola composta, la prima metà è il verbo “to pull” che significa tirare, mentre “doc” ha due significati, il primo è dottore e il secondo è bene, in una buona maniera, quindi quello che vuole trasmettere con il nome è il tirare qualcuno in un buon modo, come se dovesse portare la gente a far capire qualcosa.

Un’altra cosa di cui ci tiene a parlarmi è il freestyle, ovvero l’improvvisare le rime al momento. “Per me vuol dire superare i miei limiti. È diventato un modo per sfogarmi e buttare fuori le cose e dato che il mio modo di scrivere è sempre calibrato, fare freestyle mi fa sentire molto più leggero e poi è utilissimo per migliorare la direttiva e il ritmo. Ho anche partecipato ad un contest qualche anno fa”. Fabio ha iniziato a fare freestyle nel 2010 a 16 anni.

“Attualmente sto scrivendo un’altra canzone che parla del modo in cui una persona possa sconvolgere la vita di un’altra, questo non sempre ci è ben chiaro. Se tutti lo sapessero meno rapporti sarebbero vissuti con così tanta superficialità”. E qui mi lascia con l’acquolina in bocca, perché sono curioso di sentirla, di scoprire le parole e il modo in cui le dirà. Dopo questo ci salutiamo, per quanto sia bello dialogare, gli impegni chiamano e anche quello è un messaggio che arriva forte e chiaro.

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