Maledetta Primavera: le forche caudine della politica regionale (le dimissioni del Presidente Te.Am. sono solo l’antipasto)

di Christian Francia  –

Quando ero piccolo mia madre cantava spesso una canzone che adorava: “Maledetta Primavera” di Loretta Goggi. A quel tempo non capivo per quale motivo la Primavera dovesse essere maledetta, ma oggi finalmente l’ho capito: durante l’imminente Primavera ci sarà l’esito del processo penale di appello (denominato “Housework”) nel quale è imputato principale il Presidente in carica della Regione Abruzzo.

Intorno a quella sentenza ruota l’intera politica regionale, dato che i partiti non sono riusciti a rendersi autonomi da una sudditanza (cercata e voluta) nei confronti della Magistratura (perché la candidatura di Luciano D’Alfonso era viziata ab origine dal fatto che egli fosse sub iudice già da tempo e per numerosi processi penali). Cerchiamo di spiegare quello che nessuno può raccontarvi.

Giovanni Mattucci, il Presidente della Te.Am. ventriloquo di Mauro Di Dalmazio, si è dimesso dal suo incarico.

Da un lato lo stile usato per togliere il disturbo, una lettera pubblica inviata al sindaco e a tutti i consiglieri comunali, è indice di correttezza e di rispetto delle Istituzioni; rispetto che non ebbero i due pessimi presidenti gattiani del Ruzzo (Strozzieri e Scuteri), i quali dopo essere stati in carica un anno ciascuno se ne andarono maleducatamente senza uno straccio di giustificazione formale, lasciando la cittadinanza all’oscuro delle trame che si consumavano nella società pubblica.

Dall’altro lato un soggetto che scrive a Brucchi, l’indiscusso stupratore seriale della legalità, il rinomato “Jack lo squartatore” del diritto e delle norme, e lo fa usando l’espressione “con deferenza”, meriterebbe per ciò solo un gesto compassionevole.

La missiva del dimissionario Mattucci, come è ovvio, contiene banalità e falsità lontane anni luce dalla verità dei fatti. Il Presidente uscente dichiara di essere stato “sfiduciato perché ho provato a rompere le logiche interne”. Non ci crede nessuno.

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Giovanni Mattucci - Di Dalmazio mi ha ordinato di staccarmi la spina da solo
Giovanni Mattucci – Presidente dimissionario della Te.Am.

Se avesse voluto rompere le logiche il signor Mattucci, che asserisce pure di avere una professionalità, avrebbe preteso una donna in CdA visto che dallo scorso mese di agosto il consigliere comunale Maria Cristina Marroni denuncia pubblicamente la violazione di legge consistente nella assenza di una donna nel CdA. Mattucci, arrivato solo da due mesi, sapeva benissimo di far parte di un CdA illegittimo i cui atti erano e sono carta straccia, per cui la favoletta della brava persona non ce la beviamo.

Ad abundantiam, Mattucci sapeva benissimo che la sua nomina era due volte illegittima poiché effettuata proprio da Brucchi, il quale è in una condizione di brutale ed inequivocabile conflitto di interessi nei confronti della Te.Am. poiché ci lavora sua moglie (assunta senza uno straccio di selezione pubblica).

Per cui Mattucci, che è rimasto colpevolmente silente sulla sua personale doppia illegittimità, non ha nessun titolo per dire ai teramani le baggianate che ha scritto e che sintetizziamo:

1) Mattucci si dice convinto che la Te.Am. “necessitasse di una riforma gestionale strutturale per ottimizzare i servizi alla collettività, per aumentare la redditività e conseguentemente giungere ad una riduzione delle tariffe”. Falso. Egli ha svolto il suo breve incarico in nome e per conto di Mauro Di Dalmazio, già assessore regionale ai rifiuti, il quale non ha mai emesso un fiato negli ultimi 5 anni di sconfinato potere (nella medesima materia) mentre i teramani venivano turlupinati di 5 milioni di euro l’anno in più proprio dalla Te.Am. Per cui il suo dante causa politico non pretendeva da lui nessunissima ottimizzazione dei servizi alla collettività.

2) Mattucci confessa “che da subito ho percepito una diversità di vedute all’idea di cambiamento, sia a livello tecnico-gestionale che a livello amministrativo”. Falso. Egli non voleva né doveva cambiare alcunché.

3) Mattucci sostiene che “quanto successo in relazione al nuovo organigramma ed alla nuova pianta organica, assume per me i caratteri della intollerabilità”. Falso. Egli è stato indotto ad un artificioso scontro politico, come richiesto della sua parte politica, al fine di poter lamentare una frattura che condurrà a determinate conseguenze (esposte alla fine).

4) Mattucci recita la parte del buono che voleva “capire quale fosse il modello organizzativo più funzionale che rifuggisse dal rischio di operare sulla base di vicinanze, contiguità personali e amicali, di logiche insomma non ispirate a criteri esclusivamente meritocratici”. Falso. Egli si trovava a capo di una azienda dove la meritocrazia è carente alla radice in quanto la totalità dei dipendenti non ha mai sostenuto le doverose e obbligatorie selezioni pubbliche per far parte di una società a partecipazione maggioritaria della Pubblica Amministrazione.

5) Mattucci lamenta di essersi vanamente opposto alla “ferma intenzione degli altri membri del C.d.A. per l’approvazione dell’organigramma” (la cosiddetta pianta organica). Certo, ma lo ha fatto perché gli è stato chiesto di fare esattamente questo da Mauro Di Dalmazio.

(segue sotto)

Si dimette Presidente TeAm, non ha gradito la pianta organica
Mutazioni genetiche

6) Mattucci piange “giacché sono stato sostanzialmente sfiduciato anche, cosa ancor più grave e significativa, dal Comune che rappresento, visto che l’ing. Bozzelli, altro membro da Te designato, ha votato in difformità dal sottoscritto, evidentemente seguendo disposizioni in tal senso”. Vero. L’altro membro del CdA – nominato sempre illegittimamente da Brucchi – ha eseguito a sua volta gli ordini impartiti. Non è un caso che Brucchi non abbia nemmeno ringraziato per finta il Presidente uscente, ma si sia affrettato a dichiarare che entro 48 ore nominerà un nuovo Presidente (un vaffanculo implicito, segno di nervosismo evidente del sindaco che si è sentito tradito da Mattucci).

7) Mattucci comunica di essersi dimesso “in assonanza totale con il gruppo civico nel quale porto avanti il mio impegno politico”. Verissimo. Infatti egli ha recitato alla perfezione la parte che gli era stata affidata.

Orbene, per tornare alla maledetta primavera, il nocciolo della questione è il seguente:

Luciano D’Alfonso fra due mesi verrà quasi definitivamente condannato oppure assolto/prescritto nel processo penale di appello “Housework” (lo scoglio più importante fra quelli giudiziari che lo attendono. Negli ambienti politici che contano circola la certezza che verrà assolto).

Nel caso remoto che D’Alfonso venisse condannato, il centrodestra si ricompatterebbe in un attimo e si avvierebbe nuovamente ad una campagna elettorale regionale vittoriosa.

Ma nel caso altamente probabile che D’Alfonso venisse assolto/prescritto, allora Big Luciano sarà sicurissimo di comandare l’Abruzzo per i prossimi dieci anni, e siccome è tanto ambizioso quanto pantagruelico nel voler gestire in prima persona ogni cosa, tutti sanno benissimo che dovranno scendere a patti con lui se vogliono vedere soldi, finanziamenti, incarichi, nomine e progetti nell’intero Abruzzo (fino al più sperduto casolare montano).

Questo lo sa Forza Italia (di Chiodi, Gatti e Brucchi), ma lo sa benissimo anche l’ala Tancredi-Di Dalmazio (di NCD e della lista civica “Al centro per Teramo” + Dodo Di Sabatino).

Entrambe le fazioni di centrodestra stanno facendo carte false per allearsi con D’Alfonso il quale, se nutriva un predilezione per Paolo Gatti, si trova oggi a dover fare i conti con Sandro Mariani (capogruppo del PD in consiglio regionale), il quale opporrà il suo divieto imperativo ad un alleanza con Gatti in quanto troppo ingombrante e insistente sul medesimo suo elettorato democristiano.

Per evitare fratture interne il PD sceglierà di allearsi con l’NCD e con la componente dalmata, riproponendo a livello regionale la medesima alleanza del governo Renzi e della Provincia di Teramo (dove gli uomini di Tancredi e Di Dalmazio sono già in maggioranza con il PD del Presidente Renzo Di Sabatino).

A quel punto Brucchi si troverà senza buona parte della sua maggioranza (tre consiglieri NCD, due consiglieri dalmati e Dodo Di Sabatino), per cui la Giunta cadrà in quanto saranno sufficienti 5 defezioni per mandarlo a casa.

Ne consegue che la nuova maggioranza a trazione PD vincerà matematicamente le nuove elezioni comunali, senza bisogno di dover scendere a patti con le ali estreme, o con forze radicali o comunque antagoniste, le quali rimarranno all’opposizione mentre gli ennesimi democristiani sventoleranno i loro vessilli sulla terrazza del Comune di Teramo.

Le dimissioni di Mattucci sono il secondo passo concreto, dopo la crisi cosiddetta “di paglia” già aperta qualche settimana fa in Comune dalla lista civica “Al centro per Teramo”, per giustificare il ritorno del figliol prodigo Mauro Di Dalmazio nel centrosinistra dal quale in origine proveniva (prima del decennio di amore con Gianni Chiodi).

E il fatto che i tempi si stiano affrettando, e che i passi vadano intensificandosi, è un segnale inequivocabile che la primavera sta arrivando molto velocemente e che Tancredi e Di Dalmazio si augurano che sia maledetta per Paolo Gatti.

6 Responses to "Maledetta Primavera: le forche caudine della politica regionale (le dimissioni del Presidente Te.Am. sono solo l’antipasto)"

  1. Anonimo   28 gennaio 2015 at 10:22

    Io non credo che il ritorno degli esuli portetà il PDD a vincere le eventuali prossime elezioni.
    La Sua è un’analisi apparentemente inconfutabile, ma non tiene conto dell’umore che si respira in città.
    La teoria del “come siete siete” dell'”inclusività purchè si vinca” non pagherà ed il partito si dovrà riaccontentare del famigerato 16% anche perchè dopo questa misera percentuale nulla è cambiato, chi ha perso resta.
    E se alle prossime elezioni spunterà un movimento civico di persone serie e di valore magari capeggiate da un tuo “amico” ?

  2. io   28 gennaio 2015 at 13:41

    E tu hai ricevuto l’ordine di scrivere così… e, arrampicandoti sugli specchi, hai ribattuto punto per punto la lettera di Mattucci. E lo so, fa paura la dignità degli altri…. è vero, in città si respira un’altra aria, ed è la stessa città che conosce bene il commercialista Mattucci e metterebbe la mano sul fuoco sulla sua onestà, sulla sincerità delle sue parole e sul suo amore per Teramo e i Teramani. Peccato che tu non lo conosca, ti piacerebbe…

  3. Tu   28 gennaio 2015 at 13:57

    Onesto o no Mattucci è sicuramente uomo d’apparato, che risponde a qualche logica politica (ed esprime con le sue dimissioni un chiaro messaggio politico), altrimenti l’incarico chi glielo avrebbe dato, Lei?

  4. Perplessità   28 gennaio 2015 at 14:26

    “Il caso di Giulianova è emblematico: solo grazie alle resistenze del sottoscritto siamo riusciti a migliorare alcuni aspetti di un accordo che, come ti ho anche personalmente riferito, ritenevo non gratificante per la società”. In questo passaggio della lettera di Mattucci c’è una frase che procura orrore: “Come ti ho anche personalmente riferito”. Questo avverbio proprio non mi piace.

  5. christian francia   28 gennaio 2015 at 15:38

    Gentile “io”,
    non mi “fa paura la dignità degli altri”, anzi la vado cercando.
    E nella specie cerco la dignità di Mattucci (che non esiste nei fatti), il quale avrebbe dovuto rifiutare un incarico doppiamente illegittimo (come ho scritto nel mio pezzo per i motivi inoppugnabili ivi ricordati).
    Circa il fatto che io mi arrampichi sugli specchi oppure che io riceva ordini da chicchessia, non sono solito rispondere alle persone che come lei hanno il letame al posto del cervello.
    Pur tuttavia, profittando del fatto che lei è un anonimo, colgo l’occasione per poterla ingiuriare come si deve: vada ad infilare la sua lingua lubrica nel retto di Mattucci e di Di Dalmazio, poi mi faccia sapere qual è il sapore della dignità di cui lei va cianciando.
    Non si preoccupi del mio eloquio sboccato, perché è mio costume mescolare linguaggio colto e linguaggio demotico, quest’ultimo a beneficio di teste di cazzo come lei che ha i neuroni al posto delle papille gustative e ragiona solo quando deterge le pudenda di quel branco di acchiappagalline che quelli meno cafoni di me definiscono “centrodestra”.
    Un cordialissimo vaffanculo.

  6. Tibisay   28 gennaio 2015 at 15:59

    Sei un mito!
    Articolo divertentissimo…nei toni.
    Triste nella sostanza, se dovessero avverarsi i fatti.
    Stiamo a vedere come sarà per noi la primavera!

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