Il sublime in Leopardi: una poetica del dissenso (I parte)

Il sublime in Leopardi: una poetica del dissenso (I parte)

Di Giovanna Albi- 1^ Parte

La Prof.ssa Giovanna Albi con lo scrittore Pippo Russo

A partire dalla prima metà dell’800, nel pieno della produzione leopardiana, il sublime si afferma in Italia. Il trattatello pseudo-longiniano è largamente diffuso, la discussione sensistica inglese di Burke si conosce grazie alle traduzioni e alla più ampia conoscenza della lingua inglese, il tedesco kantiano non è per tutti un ostacolo. Leopardi, il più grande poeta –filosofo di tutti i tempi, non può rimanere estraneo alla discussione e vive la categoria estetica del “sublime” non solo poeticamente, ma anche da un punto di vista retorico e filosofico, conoscendo lo stesso trattato di Ignazio Martignoni “Del Bello e del Sublime”verso il 1817 e  tutta la trattazione inglese e sensistica sul sublime. Da questa è probabile che abbia desunto le tematiche relative al binomio oppositivo finito –indefinito , benché sia noto che egli conoscesse lo pseudo-Longino, da cui deriva la componente eroica della sua poesia, che è alla base del suo dissenso rispetto alla temperie contemporanea. Già W. Binni, negli anni ’60 (1)fa dell’eroismo il nucleo fondante del suo poetare, ma è nelle Canzoni che esso trova la sua espressione più alta . In sostanza, Leopardi lega il “sublime” alla poesia parenetica e nazionale, ricollegandosi al critico antico e a tutta la tradizione greca.

Accanto al sublime eroico-nazionalistico assistiamo ad un’altra tipologia di questa categoria estetica più composita, in cui il punto di partenza è ancora quell’”antico” che aveva ispirato l’eroicità delle Canzoni e che, nella sua irrecuperabilità storica, spinge l’”immaginazione” all’infinito.

Mentre il “secolo superbo e sciocco” se ne vantando la sua visione antropocentrica e positivistica, il Poeta sottolinea l’inconciliabilità tra “antico” e “moderno”, tra poesia di “immaginazione” e poesia di “sentimento”ed esprime tutto il suo sconforto per l’irrecuperabilità della purezza antica, quando gli uomini sapevano infinitamente immaginare, mentre ora sanno limitatamente pensare. La poesia antica-immaginativa è definitivamente perduta  e la moderna, ammesso che sia ancora poesia ,divorzia dalla natura ed è “sentimentale , filosofica. Gli antichi erano Natura -aveva già affermato Schiller- i moderni cer      cano la Natura nel concetto;la poesia stessa non è più organo della Natura, ma appendice del pensiero(2).Leopardi libro

Dal riconoscimento di questo mutamento storico deriva il suo pessimismo e la teoria del “piacere”, che rompe con gli imperanti schemi romantici e getta il poeta nella sconforto a teleologico e ateo .La scelta di una poesia di “sentimento” è obbligata e sofferta perché all’uomo moderno non è data la possibilità di infinitamente immaginare. Se questo avviene, come nell’idillio “L’Infinito” è un’operazione illusoria di breve durata , perché  la ragione insorge al momento del peccato originale,che non è offuscamento dell’intelletto ,come sostiene l’esegesi teologica, ma anzi la nascita stessa dell’Aufklarung(3)

La ragione media il rapporto uomo-.natura ed esalta la forza della mente, fonda la nuova “fatiscente”poesia e allontana definitivamente dall’antico, momento di esaltazione del corpo (4).Essa, dominio dell’interiorità, si insedia al posto dell’esteriorità, della immaginazione ed afferma i procedimenti della mente filosofica.Leopardi

Ma la vera sapienza è quella antica , non la moderna, “ sapientissimi furono gli antichi prima della nascita della sapienza e del raziocinio sulle cose:sapientissimo è il ragazzo e il selvaggio di California che non conosce il pensare” (5).L’uomo moderno è consapevole di quanto ha perduto e cerca l’antichità sprofondata;”dentro la crisalide della ragione ,si muove agitato il desiderio, che non vuole conoscere infinitamente,ma infinitamente sentire” (6).Nell’uscire da se stesso, dalla sua prigione razionale , l’uomo leopardiano sprofonda nei misteri dell’Universo e kantianamente percepisce il conflitto tra l’esaltazione della ragione e la depressione dei sensi: ”Quante grandi illusioni percepite in un momento di entusiasmo, o di disperazione o insomma di esaltazione sono in effetti le più sublimi verità, o precursori di queste, e rivelano all’uomo come per un lampo improvviso i misteri più nascosti, gli abissi più cupi della Natura, i

rapporti più lontani e segreti, le cagioni più inaspettate e remote, le astrazioni più sublimi ,dietro alle quali il filosofo esatto, paziente e geometrico , si affatica indarno tutta la vita a forza di analisi e di sintesi. Chi non sa quali altissime verità  sia capace di scoprire e di manifestare il vero poeta lirico, vale a adire l’uomo infiammato dal più pazzo fuoco, l’uomo la cui anima è in totale disordine, l’uomo posto in uno stato di vigore febbrile e straordinario  e quasi di ubriachezza (7). Sicché si può affermare, senza ombra di dubbio, che il vero filosofo è il vero poeta. Due sono allora le condizioni che sottostanno alla aspirazione leopardiana verso la sublimità come infinito-indefinito: una si individua nel rapporto complesso e lacerante con l’antico e quindi nel ricreare la dimensione del sentimento, scavalcando gli ostacoli della ragione,l’altra nel desiderio del piacere ,aspirante all’infinito (8).

1)    W, Binni La poesia eroica in Leopardi, 1960

2)    Schiller. Saggi estetici pag. 148

3)    Zib. 435

4)    Zib,728

5)    Zib.2712

6)    Zib.ibidem

7)    Zib.1856/7

8)    Zib.ibidem

 

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