Consumo ergo sum: elogio del consumismo

di Maria Cristina Marroni  –

Consumismo 3

Il carrello, simbolo della modernità

Qualche giorno fa sul quotidiano “La Repubblica” è apparsa, come una fucilata nel silenzio, una riflessione di uno dei più grandi artisti italiani viventi, lo scultore, designer e architetto Gaetano Pesce, il quale in maniera spiazzante – da artista radicale qual è – sdogana nientedimeno che il consumismo.

La sintesi del suo discorso è questa: “Mi è venuto l’amaro in bocca riflettendo sull’ostilità di certi intellettuali e artisti verso il consumo. Fin da giovane, negli anni 60/70, provavo noia per certi discorsi: ero convinto che era meglio consumare che fare la guerra o essere reazionari e che il consumo era l’ideologia più forte del nostro tempo e nella maggior parte dei casi produce conoscenza: si può consumare un viaggio, un libro, una mostra, un buon piatto.

In effetti, la suggestione di tale tipo di ragionamento può rivelarsi molto seduttiva se solo si riflette sul fatto che il consumismo ha plasmato l’intero occidente alla sua logica, influenzando le nostre vite più di ogni altra ideologia e creando bisogni indotti dalla pubblicità che ci troviamo spinti a soddisfare a prescindere dai nostri reali bisogni.

Consumismo ti consuma

I muri ci parlano

E non è meno vero il fatto che ogni esperienza che scegliamo di vivere si tramuta inconsciamente in un momento di consumo, dal quale sprigionano emozioni e sensazioni di benessere che interpretiamo come obiettivi imprescindibili per il raggiungimento della soddisfazione, della realizzazione personale e – quindi – della felicità.

Politica e sociologia si sono occupate approfonditamente del tema, elaborando numerose teorie della società dei consumi, in larghissima parte critiche dei costumi dilaganti nelle società occidentali (teorie che sono alla base anche della critica al fenomeno della globalizzazione).

Ma l’elogio del consumismo incontra un limite psicologico in tutti coloro che nutrono, come me, un amore viscerale nei confronti di Pier Paolo Pasolini.

Il boom economico degli anni ’60 trasforma l’Italia arretrata e contadina in un Paese forte e industrializzato. Pasolini seppe leggere quella fase di transizione con l’occhio più lucido di qualsiasi sociologo, proprio perché era un poeta. Egli fotografò le diseguaglianze sociali ed economiche che lo sviluppo accresceva, evidenziando gli scompensi che l’industria produsse nel corpo della comunità: l’abbandono delle campagne da parte dei lavoratori che si spostavano in cerca di lavoro dal sud al nord, nelle città e nelle periferie urbane.

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Evoluzione della specie

Tale migrazione inesorabile inaridì le radici culturali delle comunità locali e le tradizioni che esse custodivano. Seguirono progressivamente secolarizzazione, laicizzazione e cementificazione selvaggia con danni culturali e ambientali che è impossibile riuscire a quantificare.

Contemporaneamente, la diffusione della televisione trasformava il tempo libero – da sempre momento della massima socializzazione – in un grande strumento di disgregazione delle comunità, dove la passività, l’isolamento è l’individualismo hanno schiacciato le precedenti esplicazioni della personalità.

Il consumismo si è sviluppato in una società totalmente inerme e indifesa, dove il possesso si è fatto ragion d’essere e i beni materiali e immateriali si sono fatti identità (con la svalutazione di tutti i valori che avevano sostenuto la spina dorsale etica del popolo italiano).

Il conformismo è stato una naturale conseguenza del crollo degli ideali, ha contribuito ad omogeneizzare i desideri e i comportamenti che erano incredibilmente ricchi e variegati in un Paese dai centomila campanili e dalla storia così densa.

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Un’opera del famoso artista Bansky

Pasolini seppe vedere meglio di tutti cosa accadeva all’Italia e glielo sputò in faccia con la sua energia corsara: criticò l’industria, la pubblicità e la trasformazione degli uomini in consumatori; ma soprattutto inorridì del cambiamento culturale che si andava producendo, mutazione nella quale non si vive più alla ricerca di un senso e di uno scopo autonomo ed originale, bensì ci si lascia vivere nella suggestione che i fattori esterni esercitano senza sosta, mercificando anche il pensiero.

Il consumismo ha fagocitato persino i valori, la morale e gli ideali, masticandoli al medesimo fine promozionale, dissanguando ogni sacralità, cancellando ogni tradizione, profanando ogni peculiarità sociale e comunitaria.

Il prodotto è scopo, è oggetto del desiderio, è soddisfazione, è realizzazione, è status symbol, è un nuovo modo di essere totalizzante che si declina nelle mode e nelle tendenze.

E la società consumistica è “cool”, un’esperienza estetica che esalta e che eccita. Pasolini vi si contrappose con la poesia, la letteratura, il cinema, la cultura ineguagliabile che smise brutalmente di sgorgare la terribile notte della sua uccisione all’Idroscalo di Ostia.

Gaetano Pesce, invece, ha scelto di non nuotare controcorrente e preferisce leggere il consumo in termini di accrescimento di conoscenza: viaggiare, leggere, mangiare, godere la visione delle opere d’arte, sono altrettanti tasselli da assaporare affinché la vita abbia gusto.

Ad ognuno la sua interpretazione.

One Response to Consumo ergo sum: elogio del consumismo

  1. Il Pignolo

    24 gennaio 2015 at 11:48

    Ricordo gli anni della lotta al consumismo, che mi pareva cosa giusta e francescana, purché non venisse portata agli eccessi: in questo caso, essa si tingeva di ipocrisia e falsità, in quanto – pensavo come molti altri – quei giovani che ne erano protagonisti in fondo vivevano grazie “alla borsetta di mammà”, come cantava Carosone. Ma è solo di recente, e non finisco di meravigliarmene, che mi sono chiesto come mai in quegli anni non si fossero levate alte (abbastanza alte perché giungessero fino a me) le voci di quegli economisti che pensavano al consumismo come ad una molla di benessere immediato e progresso economico a più lungo termine. Forse sono stato cieco e sordo, perché senz’altro voci discordanti dovettero essercene. Come ce ne furono (ma queste le notai bene)contro il sei politico e le interrogazioni di gruppo che oggi fanno crollare i ponti…

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