Brucchi cadrà, ma per il “patto delle poltrone”, non per quello del “gamberone”

Brucchi cadrà, ma per il “patto delle poltrone”, non per quello del “gamberone”

di Christian Francia  –

Paolo Tancredi - sarò io a far cadere Brucchi
Paolo Tancredi mostra la sua faccia da stratega

Un paio di giorni fa un giornalista teramano di peso ha formulato una teoria bislacca in base alla quale l’Amministrazione Brucchi dovrebbe cadere anticipatamente nel 2018, ad un anno dalla scadenza naturale, per mano di Paolo Gatti il quale avrebbe stretto un accordo con Sandro Mariani, il capogruppo del PD in Consiglio regionale, definito fantasiosamente “Patto del gamberone” poiché sancito durante una cena di pesce.

Sulla scorta di tale accordo il PD domani in Consiglio regionale voterebbe proprio Gatti come terzo grande elettore da inviare a Roma per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, e in cambio fra tre anni Gatti staccherebbe la spina a Brucchi e si candiderebbe lui a sindaco di Teramo con l’appoggio del PD.

Tale ipotesi è palesemente inverosimile per squilibrio sinallagmatico, cioè per un deficit strutturale fra il dare e l’avere: a guadagnare sarebbe solo Gatti e il PD farebbe da paggetto.

Intanto è del tutto implausibile che sia Sandro Mariani a stringere accordi per conto del PD: tutti sanno che Sandrino conta come il due di coppe anche a Teramo, per cui anche il più piccolo patto non potrebbe gestirlo lui, ma D’Alfonso in prima persona o in subordine il braccio destro Paolucci.

Poi il PD farebbe un regalo a Gatti subito, spedendolo a Roma ad eleggere il nuovo Capo dello Stato, ma otterrebbe il piacere indietro fra tre anni, un tempo enorme e ingiustificabile.

Infine sarebbe sempre Gatti a godere del vantaggio di farsi eleggere sindaco di Teramo, con il PD nuovamente nelle vesti di servitore.

È vero che il PD è masochista, ma saremmo al limite del ridicolo. La realtà è completamente diversa. Proviamo ad immaginarla partendo dai dati reali.

L’NCD di Paolo Tancredi è organicamente in maggioranza nel governo PD a guida Renzi. L’NCD è organicamente in maggioranza pure nella nuova Provincia di Teramo guidata dal PD di Renzo Di Sabatino, nel caso di specie anche insieme alla componente di Mauro Di Dalmazio (i consiglieri provinciali Vagnoni e Ciapanna, di appartenenza Tancredian-Dalmaziana, hanno ricevuto deleghe dal Presidente Di Sabatino e sostengono il PD).

Non occorre la sfera di cristallo per predire cosa avverrà: Tancredi e Di Dalmazio stringeranno un accordo di coalizione a livello regionale con D’Alfonso, in base al quale sia il consigliere regionale Di Dalmazio (eletto in una civica di centrodestra), sia il consigliere regionale D’Ignazio dell’NCD tancrediano, transiteranno fra i banchi della maggioranza in ossequio ad una coerenza sia nazionale che provinciale.

A quel punto Brucchi sarà spacciato, poiché anche a livello comunale si riproporrà la medesima coalizione di tutti gli altri livelli di governo. E siccome sono sufficienti 5 consiglieri comunali dell’attuale maggioranza per far cadere il sindaco e l’NCD ne ha 4, mentre la lista di Di Dalmazio ne ha 2 (ai 6 deve pure aggiungersi Dodo Di Sabatino, anche lui di fede tancrediana dopo essere stato nominato revisore dei conti della Banca di Teramo), la defenestrazione sarà completa e dotata di una sua coerenza interna ineccepibile, poiché sarà l’epilogo naturale di un percorso complessivo.

(segue sotto)

Paolo Tancredi - Classe Digerente
Paolo Tancredi si accinge a gustare il “Gatto arrosto”

Tancredi, Di Dalmazio e Dodo Di Sabatino attendono solo la prossima primavera per vedere se D’Alfonso uscirà indenne quantomeno dal processo penale di appello denominato “Housework”, che è il più a rischio per il governatore, ma se Big Luciano superasse brillantemente quella prova sarà chiaro a tutti che nessuno lo schioderà dal comando della Regione e dei miliardi di euro che la stessa gestisce.

Per cui chi voglia partecipare a fettine di potere dovrà presto o tardi scendere a patti con D’Alfonso, il quale deve pure essersi legato al dito il rifiuto che Gatti gli presentò quando Luciano volle farlo candidare a sindaco di Teramo nell’autunno 2013, nominandolo suo vassallo per la provincia teramana.

Gatti ci pensò a lungo, ma decise di restare nel centrodestra per evitare ulteriori cambi repentini di casacca che avrebbero disorientato troppo i suoi elettori, specie se avesse annunciato un accordo con il centrosinistra (ricordiamo che dal PDL era transitato nella destra di Fratelli d’Italia, poi ne uscì per entrare in Forza Italia).

Ma pur rimanendo nel centrodestra, Paolo Gatti si è fatto terra bruciata fra tutti i suoi colleghi di coalizione per via della sua voracità e dei metodi da cannibale: Tancredi e Di Dalmazio non lo sopportano, idem per Dodo Di Sabatino, ma anche per Morra, per Venturoni e tanti altri pesci minori.

Del resto l’esercito di Gatti è di terracotta, poiché fra i suoi pretoriani non ve n’è nemmeno uno che sia capace di una benché minima elaborazione politica, ragione per la quale l’occasione di marginalizzarlo dai tavoli di comando è ghiotta e imperdibile.

Non solo. Tancredi salvaguarderebbe il proprio posto in Parlamento e sarebbe assai lieto se l’eventuale poltrona parlamentare di Forza Italia spettasse a Gianni Chiodi, il quale attende il ringraziamento dal partito nazionale per aver obbedito pedissequamente agli ordini impartiti da Roma durante la sua legislatura da Presidente della Regione.

Gli unici morti che resterebbero sul campo sarebbero Paolo Gatti e Maurizio Brucchi, e l’intera operazione sarebbe pulitissima in quanto voluta e pilotata direttamente in un’ottica di omogeneizzazione della coalizione ad ogni livello di governo.

Argomentando diversamente, per quale motivo D’Alfonso dovrebbe prediligere Gatti a Tancredi-Di Dalmazio-Dodo? L’uno ha il suo solo seggio regionale, gli altri ne hanno due (D’Ignazio e Di Dalmazio); l’uno ha tanti voti ma comunque sempre di meno delle tre liste comunali che guidano Tancredi, Di Dalmazio e Dodo; l’uno non ha colonnelli di valore e si è inimicato troppi colleghi di coalizione, gli altri non hanno parimenti colonnelli ma sono molto sensibili ai compromessi (e Di Dalmazio viene pure da una militanza di centrosinistra che potrà rispolverare, dichiarando chiusa la stagione di appoggio a Gianni Chiodi).

Inoltre il PD avrebbe tutto da guadagnare anche in ottica comunale, dove potrebbe comunque imporre un suo uomo alla candidatura da sindaco per il post-Brucchi, oppure lanciare proprio il civico Di Dalmazio che quantomeno non è mai stato nella destra di Fratelli d’Italia, né si trova oggi nel partito di Forza Italia, eccessivamente indigesto per l’elettorato di centrosinistra (l’inciucio va bene, ma almeno bisogna indorare la pillola agli elettori sinistrorsi).

Lo scenario è altamente plausibile e non è escluso che il “Patto delle poltrone”sia stato già siglato, a dispetto del ventilato “Patto del gamberone”, a dispetto di Sandro Mariani che pur mangiando pesce continua ad ingrassare, a dispetto di Paolo Gatti il quale – sebbene i gatti siano ghiotti di pesce – potrebbe rimanere a bocca asciutta.

2 Responses to "Brucchi cadrà, ma per il “patto delle poltrone”, non per quello del “gamberone”"

  1. Tibisay   19 gennaio 2015 at 11:34

    Bene ….allora cominciamo a preoccuparci…
    individuiamo una signora della società civile da proporre come sindaco di Teramo alle prossime elezioni contro questa ciurma di farabutti!
    🙂

    Io voglio un sindaco Donna!
    Ma deve essere preparata!

  2. Anonimo   19 gennaio 2015 at 12:51

    Concordo in pieno sul fatto che si sta aspettando l’esito del processo penale di appello denominato “Housework” che, come Lei asserisce è molto a rischio per il governatore( compasso permettendo).
    Ma qualche cosa sotto sotto si sta muovendo, ad esempio questa sera a Castelnuovo in una riunione tra cacciatori convocata dai due ambiti territoriali di caccia ( in quota centrodestra?), sono presenti oltre che alle figure proprie del settore Assessore regionale Pepe e Delegato provinciale alla caccia Possenti, altre figure che nulla hanno a che fare con quel mondo, leggasi: Mariani, Monticelli, Minosse.
    Come mai, se prima erano pappa e ciccia con il vecchio assessore di destra tanto da ottenere a canone stracciato (parrebbe circa 70 euro mensili omni comprensivo)un locale nel centro di Teramo?
    Aspettiamo, aspettiamo…

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