La Te.Am. ha inghiottito 25 milioni di euro in più rispetto ai fabbisogni standard del Comune di Teramo negli ultimi 5 anni

La Te.Am. ha inghiottito 25 milioni di euro in più rispetto ai fabbisogni standard del Comune di Teramo negli ultimi 5 anni

di Maria Cristina Marroni  –

Te.Am. - un gigantesco buco nero da 25 milioni di euro
Il nuovo logo della Te.Am.

Come è noto, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha recentemente istituito una banca dati on line, denominata “OpenCivitas”, attraverso la quale divulgare alla cittadinanza i dati ufficiali sulla spesa storica e i fabbisogni standard dei Comuni e delle Province. Tale banca dati si rivolge espressamente ai cittadini affinché “tutti abbiano a disposizione le informazioni raccolte attraverso i questionari compilati dagli stessi Enti Locali ed elaborate per la determinazione dei fabbisogni standard”.

Attraverso la pubblicazione dei dati il Ministero si prefigge l’obiettivo di “porre le basi per una revisione della spesa locale dal basso stimolando la responsabilità degli amministratori locali e favorendo la partecipazione civica”. In particolare, il Ministero esplicita come “per i cittadini OpenCivitas è uno strumento di valutazione e controllo delle scelte operate dagli Enti”.

I fabbisogni standard misurano “il fabbisogno finanziario di un ente in base alle caratteristiche territoriali e agli aspetti socio-demografici della popolazione residente”. La spesa storica, invece, è “l’ammontare effettivamente speso dal Comune in un anno per l’offerta di servizi ai cittadini”, ammontare dedotto dai dati ufficiali forniti dai Comuni stessi. Dal confronto del fabbisogno con la spesa storica può evincersi l’efficienza o l’inefficienza di un Ente su basi concrete, misurabili ed ufficiali.

Limitandomi, in questa sede, al solo servizio per lo smaltimento dei rifiuti (riservando ad una successiva analisi gli altri servizi comunali), devo rilevare come il fabbisogno standard per l’erogazione del servizio sia stato determinato dal Ministero – per il Comune di Teramo – in euro 7.184.797 l’anno.

Ad oggi la piattaforma “Opencivitas” censisce la sola spesa storica relativa all’anno 2010, ma sono in arrivo i dati ufficiali degli anni successivi. Circa il 2010 (anno di avvio della raccolta porta a porta) la spesa per il servizio di smaltimento dei rifiuti è stata pari ad euro 11.056.361.

Relativamente agli anni successivi, in base ai dati estrapolabili dalle delibere del Consiglio comunale, risulta che per il medesimo servizio siano stati spesi € 11.910.305 nel 2011, € 11.972.725 nel 2012, € 12.394.327 nel 2013 ed € 11.894.624 nel 2014.

(segue sotto)

Fabbisogni standard del Comune di Teramo - Dati OpenCivitas
Fabbisogni standard del Comune di Teramo – Dati OpenCivitas

Va altresì ricordato come nell’ultimo anno di gestione del sindaco Chiodi, il 2008, i costi complessivi del servizio si aggiravano sui sei milioni di euro. Quindi negli ultimi cinque anni, corrispondenti alla prima consiliatura Brucchi, il costo del servizio di smaltimento rifiuti è pressoché raddoppiato nonostante le promesse da marinaio circa la riduzione delle tariffe legate all’avvio della raccolta differenziata (che si traduce in un lavoro oneroso per i cittadini).

La considerazione immediata che deve trarsi è la seguente: negli ultimi cinque anni la Teramo Ambiente S.p.A., società partecipata dal Comune di Teramo alla quale è stato affidato illegittimamente il servizio di igiene urbana (servizio in scadenza al prossimo 30 aprile 2015), ha inghiottito una media di 5 milioni di euro l’anno in più rispetto ai fabbisogni standard, per un totale di 25 milioni di euro pagati in più dai teramani.

Ma vi è di più.

La vigente normativa della tassa sui rifiuti, oggi denominata TARI, prescrive che in ogni caso debba essere assicurata la copertura integrale dei costi di esercizio e di investimento relativi al servizio. In tale contesto normativo, il comma 653 dell’articolo unico della Legge n. 147/2013 (legge di stabilità per il 2014) che ha istituito il tributo, prevede che a partire dal prossimo anno (2016) nella commisurazione della tariffa il Comune debba “avvalersi anche delle risultanze dei fabbisogni standard”, vale a dire degli indicatori sopra citati i quali, “coniugando efficienza ed efficacia, dovranno consentire la valutazione dell’azione pubblica, superando il criterio della spesa storica. La metodologia per la determinazione del fabbisogno standard è disciplinata dall’art. 4 del D.Lgs. 216/2010 ed all’art. 5 è individuato il procedimento. Di fatto, il D.Lgs. 26 novembre 2010, n. 216 “Disposizioni in materia di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard di Comuni, Città metropolitane e Province”, è diretto a disciplinare la determinazione del fabbisogno standard per Comuni e Province, al fine di assicurare un graduale e definitivo superamento nei loro riguardi del criterio della spesa storica. Il comma 2 dell’art. 1 del D.Lgs. 216/2010 disciplina i fabbisogni standard che costituiscono il riferimento cui rapportare progressivamente nella fase transitoria, e successivamente a regime, il finanziamento integrale della spesa relativa alle funzioni fondamentali e ai livelli essenziali delle prestazioni. Ciò rappresenta un ulteriore passo in avanti verso la realizzazione dell’obiettivo della convergenza dei costi e dei fabbisogni standard dei vari livelli di governo, ed anche della convergenza degli obiettivi di servizio ai livelli essenziali delle prestazioni e alle funzioni fondamentali di cui all’art. 117, comma 2, lett. m) e p), della Costituzione” (Luigi D’Aprano, “La TARI”, Maggioli Editore, pubblicato nel settembre 2014).

CONCLUSIONI:

1) In attuazione della Legge n. 42/2009 e delle disposizioni attuative emanate con il D.Lgs. n. 216/2010, il Ministero dell’Economia (avvalendosi dell’ausilio tecnico della Società SOSE S.p.A.) ha realizzato e predisposto la banca dati “OpenCivitas”, a disposizione degli Enti Locali e della cittadinanza;

2) La banca dati è pubblica, è on line (http://www.opencivitas.it/), ed è “uno strumento di valutazione e controllo delle scelte operate dagli Enti”;

3) Il fabbisogno standard per l’erogazione del servizio di smaltimento dei rifiuti è stato determinato dal Ministero – per il Comune di Teramo – in euro 7.184.797 l’anno;

4) La spesa storica del Comune di Teramo, relativamente al servizio di smaltimento dei rifiuti, si aggira negli ultimi 5 anni sui 12 milioni di euro l’anno;

5) I teramani hanno pagato – durante la prima consiliatura Brucchi – qualcosa come 25 milioni di euro in più rispetto al fabbisogno standard per come determinato dal vigente D.Lgs. n. 216/2010;

6) A partire dal prossimo anno (2016) nella commisurazione della tariffa della Tassa sui rifiuti (TARI) il Comune sarà obbligato ad “avvalersi anche delle risultanze dei fabbisogni standard” (come imposto dall’art. 1 comma 653 della Legge n. 147/2013), al fine di pervenire ad una corretta gestione del servizio in termini di efficacia, efficienza ed economicità; il tutto nell’ottica della massima trasparenza, consentendo “la valutazione dell’azione pubblica e superando il criterio della spesa storica”.

marroni
Maria Cristina Marroni

Sulla scorta dei fatti esposti e delle considerazioni appena formulate, da un lato faccio appello a tutte le Istituzioni affinché venga analizzato a fondo il servizio di igiene ambientale/smaltimento rifiuti nella sua legittimità, nel livello qualitativo erogato e nei risultati complessivi raggiunti; dall’altro lato faccio appello a tutte le forze politiche affinché si dia avvio ad una approfondita ed urgente analisi del servizio di igiene ambientale/smaltimento rifiuti, onde poter adottare nella massima consapevolezza e sollecitudine – a cura dei competenti Organi comunali – le opportune decisioni concernenti il nuovo imminente affidamento del servizio di che trattasi.

One Response to "La Te.Am. ha inghiottito 25 milioni di euro in più rispetto ai fabbisogni standard del Comune di Teramo negli ultimi 5 anni"

  1. Deluso   17 gennaio 2015 at 15:51

    Il PD arriva sempre secondo: ora si accorge che il CDA è illegittimo, perchè manca una donna, ora si accorgono della mancanza di trasparenza, dei conti che non tornano, del conflitto di interessi…E qualcuno urala: “Io lo avevo detto!”.Poi si nota che pressappoco sono gli stessi consiglieri della scorsa consiliatura. Una domanda sorge spontanea: ma dove cazzo stavate? Quando Brucchi ha votato illegittimamente gli atti della Team, perchè non avete impugnato quegli stessi atti per invalidarli? Ma ci prendete per merde?

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