Rubrica “Fermati a riflettere”: Quel bambino con la pistola in mano

Rubrica “Fermati a riflettere”: Quel bambino con la pistola in mano

di Ernesto Albanello  –

Ernesto Albanello
Ernesto Albanello

Ha fatto il giro del mondo, com’è naturale che sia, il video che ritrae un bambino istigato da un terrorista dell’Isis a “giustiziare” due infedeli inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena.

Il bambino ha all’incirca dieci anni, forse meno, ma non è questo che conta: quello che è certo è che un trauma emotivo simile quel bambino lo porterà scolpito al suo interno e comprometterà una sua sana crescita emozionale.

Questo deve essere chiaro e non c’è religione che possa fare sconti a tale proposito: quel bambino, lo ripeto, avrà in sé una serie di squilibri emotivi per la vita in nome di una religione alla quale è indottrinato ed alla quale è obbligato a dare obbedienza.

È qualcosa di atroce, disumano e rivoltante. Basterebbe questo per condannare senza se e senza ma questo fanatismo delirante.

Ciò non di meno va altrettanto esaminato quanto fa l’occidente per far crescere la propria infanzia in un clima di armonia emotiva e secondo i canoni di una crescita sana che permetta a quel minore, una volta divenuto maturo, di essere in piena libertà, artefice delle sue scelte, spensierato quando vuole, responsabile quando occorre.

Mi riferisco ad una macchia ancora difficile da estirpare, come ad esempio, le pedofilia.

Cosa separa nettamente il minore che viene violato nella sua vita fantastica e immaginaria se vive in Islam fondamentalista trasformato in regime del terrore oppure se vive nelle città dell’occidente?

In quell’Islam guerrafondaio l’adulto non si nasconde nel deviare il bambino e nell’indottrinarlo ad uccidere una persona, colpevole di essere infedele: anzi ne va fiero.

In occidente l’adulto che adesca un minore e lo obbliga a soddisfare una propria sessualità evidentemente perversa usandolo e violandolo, si nasconde, non appare, si apparta.

Ciò vuol dire che nella civiltà occidentale è consolidato il convincimento che accompagnare il minore a pratiche sessuali prima della sua maturazione completa sia riprovevole in quanto lo si strappa dall’età del gioco, verso il quale non si accosterà più (i disegni dei bambini oggetto di interesse del pedofilo sono rivelatori che qualcosa si è rotto all’interno di quel minore).

Nell’Islam sopra descritto accompagnare il bambino a praticare l’odio verso un mondo corrotto e contaminabile è, viceversa, considerato come una “pedagogia” per la rettitudine dei comportamenti.

Mi pare chiaro che l’occidente deve fare ADESSO qualcosa per la sua infanzia, in modo da dimostrare che non ha clemenza verso chi è artefice di una deviazione ai danni del minore.

Tutte le azioni violente che i minori sono costretti a subire vanno perseguite, perché da quella tolleranza a non colpire chi, all’interno degli asili, picchia il bambino per costringerlo a stare “composto”, o lo rimpinza di cibo per “affrettare la fase della refezione”, oppure tollera e consente che il bambino sia relegato agli angoli delle vie a mendicare, oppure lo esibisce negli spettacoli trasformandolo in “fenomeno da baraccone” sono “facce” di uno stesso modo di concepire il bambino, che non chiede altro che di crescere a misura della sua età e non ne vuole sapere di quelle “scorciatoie” per diventare “grande” che poi lo segneranno per la vita in modo irreversibile.

Riflettiamoci, adoperiamoci nelle sedi istituzionali a fare adeguato approfondimento, a cominciare dalla nostra Teramo!

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