I nostri fratelli musulmani

I nostri fratelli musulmani

di Sergio Scacchia  –

colline e cielo nuvolo per articolo sui musulmani
Foto di Sergio Scacchia

Sono d’accordo con Marine Le Pen, leader del Fronte in Francia, quando condanna l’odioso attentato che, a Parigi, ha colpito il quotidiano “Charlie Hebdo” e chiama “vile strage” l’atto perpetrato in nome dell’integralismo islamico.

Non dobbiamo essere ipocriti e chiamiamo le cose con il proprio nome.

Da qui a montare un odio verso tutti i musulmani ce ne corre e bene fa Papa Francesco a non generalizzare anche quando voci cristiane autorevoli vorrebbero parole infuocate da parte di Bergoglio.

Sarebbe il caso di spiegare, invece, cosa vuol dire intolleranza, fanatismo, integralismo.

(segue sotto)

catena monti tramonto per articolo sui musulmani
Foto di Sergio Scacchia

Fanatico è chi non tollera le altre culture e religioni, chi non ammette integrazione per stranieri, chi istiga odio verso i migranti, chi pratica quotidianamente “islamofobia”, chi brandisce il crocifisso per giustificare odio verso chi vive diversamente.

Fanatico è chi ha in mente di incendiare campi nomadi e istiga odio contro gay, lesbiche, trans o contro le donne.

La strage in Francia c’è stata, ce ne saranno altre, purtroppo, ma è causa di odio ancestrale e assurdo di chi vive privo della grazia di Dio.

Non usiamo il bieco e vile terrorismo per giustificare il fanatismo di casa nostra.

Vi propongo un articolo che pubblicai qualche tempo fa. In un’intervista una coppia musulmana che vive ormai da anni nel nostro mondo raccontava il rapporto con Dio e il significato devozionale del “Ramadan”.

Mi ha sempre colpito dei musulmani, l’assoluta dedizione ai momenti di preghiera.

Anche noi cristiani abbiamo diversi spazi durante la giornata per dedicare attimi al Signore, ma, forse, bisogna riconoscere che spesso manchiamo all’appuntamento con Dio.

“Guarda che la preghiera è uno dei cinque pilastri dell’Islam!” Chi parla, in perfetto italiano, è una bella e giovane signora. Si chiama Saida.

“Il primo pilastro – mi spiega la donna – è l’accettazione dell’unicità di Dio, il secondo è dato dalle cinque preghiere giornaliere, il terzo è la carità, il quarto è il Ramadan e il quinto è il pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nella vita. Bisogna rispettare tutti e cinque i pilastri, altrimenti non c’è equilibrio per seguire la retta via”.

Lei vive, insieme al marito Salah e i suoi tre figli, in un paese teramano. Vorrebbe anche altri bambini perché “i figli sono benedizione di Allah e noi di sera guardiamo poca televisione”.

Ride divertita della battuta la signora che ha un sorriso di disarmante bellezza. Il suo uomo, proveniente dal Marocco, giunse da noi quasi venti anni fa, lei lo raggiunse tre anni dopo. Da quel momento la nostra terra è diventata una nuova patria per la coppia che subito si è integrata alla perfezione.

“La gente ci vuol bene – dice l’uomo – lo stipendio è dignitoso”. Lavora nel settore dei prefabbricati ma non dimentica di pregare per cinque volte nel giorno. “Anche durante il Ramadan, a giugno, ho letto i versetti del Corano alle ore dovute”.

Salah mi spiega, insieme alla sua amata Saida, che il Ramadan, mese sacro dei musulmani, consta di trenta giorni all’insegna del digiuno, della meditazione e della preghiera con forti momenti di intensa comunione con Dio e con i fratelli. Questo mese è ritenuto sacro perché, secondo la tradizione, durante la “Notte del Destino”, fu rivelato il sacro Corano al profeta Mohammed, tramite l’arcangelo Gabriele.

Nel 2015 il Ramadan sarà dal 18 giugno al 16 luglio. Durante questo periodo ci si trova in moschea per cenare; segue la preghiera al tramonto, poi si sta insieme prima dell’ultima preghiera e poi è il momento della preghiera lunga che si fa solo per il Ramadan: il “tarawih”.

Dove vanno a pregare i musulmani da queste parti? Scopro dalle loro informazioni che esistono moschee a Floriano di Campli, a Villa Penna e una nuova a San Nicolò a Tordino.

Hanno la bella abitudine di leggere di sera i versetti del Corano insieme ai figli più grandi. Quello che dovremmo fare noi, nelle nostre famiglie, nei riguardi della Bibbia.

“Ma voi cristiani, credete veramente che durante questi trenta giorni noi musulmani dimagriamo? Non è così! Per tutto il giorno non si tocca cibo. Di sera, davanti ad una tavola piena da far spavento si mangia tanto. Abbiamo colazione, pranzo e cena, tutto in uno! C’è ogni bene sulla tavola, meno che il maiale! Subito dopo, si va a dormire e il cibo non si smaltisce. I bambini hanno messo su due chili a settembre per il Ramadan!”.

Prima di andar via, l’occhio mi cade su di un’iscrizione di legno vicino la porta d’ingresso: “Chi digiuna ha due motivi di rallegrarsi: si rallegra quando lo rompe e si rallegrerà del digiuno fatto quando incontrerà il suo Signore…”.

GEMELLI MINI per articolo sui musulmani
Monti Gemelli – Foto di Sergio Scacchia

4 Responses to "I nostri fratelli musulmani"

  1. silvia   9 gennaio 2015 at 16:46

    Lodevole

  2. Serena   9 gennaio 2015 at 22:01

    E’ d’accordo con la Le Pen anche quando dice di re-introdurre la pena di morte???? Spero di no…sarebbe una caduta di stile mostruosa di questo blog…

  3. Sergio scacchia   11 gennaio 2015 at 17:28

    Cara Serena crede forse che possa essere favorevole a ogni sorta di barbarie? Certamente lei mi legge per la prima volta e questo ci può’ stare. Il problema pero’ mi pare stia nel fatto che forse si limita a leggere le prime righe e poi a caldo commenta. Se avesse letto il mio articolo per intero avrebbe compreso che sono per la vita e per la pace e unità’ dei popoli. Non me ne voglia se trovo opportuno specificare che con LePen sono d’accordo per quello che ho scritto e non per tutto. Sergio Scacchia

  4. marcello   13 gennaio 2015 at 17:09

    Sì, Scacchia, va bene la lezioncina del pace-amore-fratellanza (peraltro scontata come poche), ma iniziare un articolo con “Sono d’accordo con Marine Le Pen, leader del Fronte in Francia” è alquanto indicativo e di pessimo gusto. Anche io sono d’accordo con questa frase: “Il Vaticano predica la bontà ma sotto questo slogan ha bruciato milioni di persone. Con la nascita del Cristianesimo la ricerca scientifica ha subito un arresto.” ma non la scriverei mai pubblicamente asserendo di essere d’accordo con l’autore.

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