E’ morto Pino Daniele: l’ultimo Menestrello

pinodi Enrico Melozzi –

Ad annunciarlo il suo amico Eros Ramazzotti su instagram. Pinuzzo…è andato via.

Anche se ho sempre dichiarato che artisticamente Pino se n’era andato 20 anni fa, apprendere la notizia della morte di uno dei più grandi cantautori di sempre, mi fa molto male. Io ci sono cresciuto con Pino, con i suoi dischi. I suoi concerti. Grazie all’amore per la sua musica ho imparato a suonare la chitarra. A scrivere. Mi sono avvicinato alla musica a tutto tondo. Grazie alla sua musica così calda, ho capito che Pino Daniele era l’ultimo esponente di una antica scuola di musica napoletana. Che iniziava con la commedia dell’Arte e terminava proprio con lui, che in fondo era l’erede di Renato Carosone. Anche Renato, come lui, ha avuto l’arduo compito di sposare Napoli con l’America. E se Carosone lo fece forse più con il Jazz in senso lato, Pino Daniele si fregiava di aver fatto sposare Napoli col Blues. Questo articolo potrebbe essere infinito. Non so nemmeno da dove cominciare a scrivere.pino2

Userò un flusso di coscienza. Allora Si…che va la pena ‘e viver e suffrì…La canzone dedicata a Enrico Berlinguer. E cerca e mè capì. Un capolavoro che chiude un disco con un quarto grado minore.

Mal di te. Sicily con Chick Corea. Putesse essere allèro. O padrone. Saglie Saglie…la canzone del venditore d’agli. Fortunato tene a ‘rrobba bella.

E poi i pezzi con Troisi e per Troisi. Una su tutte…Quando. Autentico capolavoro, intuizione di una bellezza universale che si autogenera e che nessuno crea. Fatte nà pizza.

pino3Je sto vicino a te.

Chi si ricorda (io ero neonato) lo stupendo concerto a Teramo che creò il precedente maledetto della chiusura del  vecchio stadio ai concerti? Pino Daniele fu messo su un palco all’altezza della curva Ovest. Il pubblico relegato in curva est. C’era troppa distanza. Pino gridò….Venit’accà guagliò…! Tutti scavalcarono. Il concerto fu un trionfo. Ma la teramanità ovviamente punì questo gesto dissacratorio nei confronti dell’erba (mah) e chiuse per sempre lo stadio ai concerti…poi uno dice la Democrazia Cristiana…

Come dimenticare i viaggi in Polonia con Bonne Soireè, le  feste in cui si imbracciava una chitarra e il primo accordo era sempre di una sua canzone.  E come dimenticare il giorno che feci cuppo solo per potermi “ricacciare” in santa pace “Un Angelo Vero”, un capolavoro il cui arpeggio è una sfida per ogni chitarrista.

pino4Ci vorrebbe troppo tempo per ricordare tutti i pezzi più belli di Pino. Ci vorrebbe una vita intera. Posso solo dire che l’ho ascoltato dal vivo qualche giorno fa a Roma. Si notava che qualcosa non andava. La voce rotta. Le parole a volte si dimenticavano in un accordo. Lo spettacolo non fu un bello spettacolo. Ma non dimenticherò mai il suono della sua chitarra elettrica. Quel suono, che non riascolteremo mai più, era un suono nuovo. Quella sera ho sentito un suono nuovo che Pino non aveva fatto mai. Ed era stupendo. Struggente. Graffiava. Ruggiva. Come solo un blues man sa fare.

Ciao Pino.

 

Mi mancherai davvero. Sono sincero.

Enrico

http://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_Melozzi

E cerca ‘e me capi’
è tanto tempo che non ti vedevo
eppure so’ cuntento
‘o ssaje m’hanno fottuto
e viaggi e l’autostrada
tutto chello c’aggio passato
e mo’ nun credo cchiù
nun credo cchiù.

E torno a casa stanco muort
o e nun voglio fa’ niente
sto cu’ ll’uocchie apierte
e sento ‘e suna’.

E pruove a vede’
cu’ dint’a ll’uocchie ‘o sole
e c’o cazone rutto
a parla’ ‘e Rivoluzione
e cride ancora e cride ancora.

E pruove a vede’
chi t’ha attaccato ‘e ‘mmane
e nun te può gira’
pecché te fanno male
e cride ancora e cride ancora…
E cerca ‘e me capi’
vorrei strappare mille occasioni
e poi fuggir lontano
me so’ scucciato ‘e parla’
e dire ogni volta
quel che ho dentro
e poi star male
e poi suonare.

Ma torno a casa stanco muorto
e nun voglio fa’ niente
sto cu’ ll’uocchie apierte
e sento ‘e canta’.

E pruove a vede’
cu’ dint’a ll’uocchie ‘o sole
e c’o cazone rutto
a parla’ ‘e Rivoluzione
e cride ancora e cride ancora.

E pruove a vede’
chi t’ha attaccato ‘e ‘mmane
e nun te può gira’
pecché te fanno male
e cride ancora
e cride ancora…

 

 

5 Responses to "E’ morto Pino Daniele: l’ultimo Menestrello"

  1. Milo   5 gennaio 2015 at 5:26

    C’è il fortissimo sospetto che sia una bufala!
    Questa volta fatta benissimo. Hacker sono entrati sul pagina FB di Eros Ramazzotti che con un post di addio sarebbe stato il primo a dare la notizia. Ma la stessa è stata rimossa.
    Sembrerebbe quindi una bufala. Ed io lo spero.

  2. Milo   5 gennaio 2015 at 5:47

    E invece purtroppo sembra vero.
    Ora la conferma del manager Salzano.
    L’aver rimosso la notizia sulla pagina FB da parte di Ramazzotti, prima e fino a poco fa unica fonte, aveva fatto sperare.
    E invece… 🙁 🙁 🙁

  3. Il Pignolo   5 gennaio 2015 at 12:26

    Addio, Pino. Eri un po’ in ribasso, d’accordo, ma siamo tutti certi che se fossi vissuto più a lungo e in salute avresti presto avuto una nuova stagione. Una splendida stagione. Come è accaduto a tanti altri artisti di genio…

  4. Mauro Di Girolamo   5 gennaio 2015 at 19:00

    Io c’ero a quel concerto. Avevo 17 anni. Era la prima volta che vivevo un’esperienza del genere. Il biglietto mi costò 5.000 Lire. Confermo quello che ha raccontato Enrico sull’invito di Pino Daniele ad avvicinarsi al palco. Il cancello che chiudeva il varco per il campo era chiuso perché non era stato permesso al pubblico di stare intorno al palco. Dopo l’appello di Pino Daniele gli spettatori raccolsero il suo invito e come una fiumana molti scavalcarono e piegarono la recinzione, altri, tra i quali il sottoscritto, aspettarono l’apertura del cancello. Purtroppo ci furono danni alla recinzione e alle infrastrutture dello stadio che costarono qualche milione di lire e che portò il Comune alla decisione di non metterlo a disposizione per manifestazioni future. Esperienza indimenticabile sentire dal vivo la miglior band di sempre con le presenze di due bravi strumentisti come Tony Esposito e James Senese! Ricordo che tra il pubblico c’erano alcuni ragazzi che vendevano collanine colorate fosforescenti. Ero innamorato di “Nero a metà”, un magico LP! Le canzoni che amavo allora e che amo ancora erano “Quanno chiove”,”E so cuntento ‘e sta’”, “Musica musica” e “A me me piace ‘o blues”. Si sentiva che il suo Sound portava una ventata nuova nel mondo della canzone italiana che in quel periodo ristagnava. Molti artisti internazionali si accorsero di lui e le collaborazioni con questi sono state numerose. Pino Daniele è volato in cielo e le canzoni che ci ha regalato saranno ricordate per sempre. Ciao Pino!

    P.S. Ciao Enrico, grazie per l’articolo e buon 2015!

  5. Domenico Attanasii   5 gennaio 2015 at 21:00

    Ero là, al Comunale. E mi ricordo ancora l’ira di Marchese quando i ragazzi si mossero per abbattere la frontiera generazionale, che separava come il muro di Berlino la fantasia della gioventù divenuta oggi mente programmata per solerti bancari.

    Non ci fu una irrispettosa considerazione della cosa pubblica; al contrario, Pino Daniele allargò le braccia per un abbraccio figurato a un pubblico intrappolato.

    La trappola però funzionò male. Le reti caddero e si cantò la notte accovacciati.

    In quegli stessi anni, in un campeggio a Tortoreto Lido, il mio amico Marcello scavalcò un cancello aperto per rientrare in tenda. E fu pure redarguito – erano le una di notte passate – da un metronotte che aveva la fondina della pistola che gli pendeva in cinta dal lato del braccio monco.

    Esattamente come oggi: tutti con il culo per terra in questa città disarmata d’ingegno da notabili che temono l’intelligenza.

    Il recinto segna esattamente il punto in cui un giovane deve saltare oltre.

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