Riceviamo e pubblichiamo: La piazza di San Silvestro

Riceviamo e pubblichiamo: La piazza di San Silvestro

L’ultima notte del 2014 ci ha riservato la Piazza Martiri più gelida, deserta, sepolcrale degli ultimi anni. Né più e né meno. Non la fine di un’epoca né un inizio di cambiamento, ma solo la continuazione del grigio deserto civile, culturale e politico in cui questa città è imprigionata da anni. Perché la piazza non è solo né tanto un luogo fisico, ma piuttosto un contesto immateriale che incarna, o almeno dovrebbe incarnare, l’anima culturale, civile, politica di una collettività. Sempre ammesso che ne esista una.

E la piazza del Capodanno 2015 rappresenta senza dubbio il medesimo vuoto pneumatico ed insultante dei tanti Aperistreet, delle esibizioni muscolari a base di cyclette ed altri ammennicoli sportivi, delle porchette e discodance, della sagra paesana all night long alle quali ci è toccato assistere negli ultimi anni. Le presenze, i numeri, le cento braccia alzate e i culi danzanti non fanno alcuna differenza! Nei giorni scorsi avevamo provato a proporre al sindaco di Teramo ed alla cittadinanza un Capodanno diverso: non tanto un artista (e meno che mai una agenzia di spettacolo…) ma una idea costruita intorno al talento ed alla teramanità di Ivan e Filippo Graziani. Un’idea che avrebbe parlato al cuore dei teramani consentendo, nel contempo, di ridurre notevolmente le spese (meno di 10.000 euro invece dei 36-40.000 o più buttate dal Comune).

Avevamo suggerito anche di destinare all’ormai fu Castello della Monica – un pezzo di storia che con le sue finestre rotte grida da anni, inascoltato, quello stesso vuoto – i proventi in eccesso derivanti da finanziamenti e sponsorizzazioni. Tutto vano, ma diciamolo chiaro: se la politica, prevedibilmente, ci ha sbattuto in faccia la sempiterna indifferenza fatta di fantomatici accordi o impegni già presi, se Brucchi e company possono continuare ad elargire a piene mani il loro presuntuoso nulla cosmico dilapidando risorse pubbliche e private è solo a causa di una cittadinanza che continua ad accettare con la medesima, supina indifferenza, questa subalterna mediocrità.

E non ci illudiamo che possa essere una piazza vuota a cambiare le cose o, meno che mai, a sancire la fine di un sistema di potere. Il mutamento implica impegno e fatica e passa per una rivolta civile, di cittadini consapevoli. Noi ci abbiamo provato e continueremo a farlo anche nel 2015, con più forza e determinazione, accompagnando sempre la critica feroce a questo modo degenere di fare politica con idee e proposte concrete di cambiamento. Ci aspettiamo un risveglio civile della Città.

Comitato cittadino “Maledette malelingue”

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