La nostalgia di un Natale che non c’è più

La nostalgia di un Natale che non c’è più

di Sergio Scacchia

Natale 2014 - Piazza Martiri a Teramo
Natale 2014 – Piazza Martiri della Libertà a Teramo

–  La piccola chiesa è gremita fino all’inverosimile. Stipati, in ogni ordine di posti, ci sono proprio tutti: il macellaio, l’assessore comunale, l’erbivendolo, l’emigrante che ha fatto soldi in America, il pastore. Il coro di voci bianche intona canti natalizi accompagnati dal vecchio organista.

I chierichetti in tunica rossa e cotta bianca, fieri di poter essere sul presbiterio, si muovono sinuosi; fanno oscillare il turibolo, spandendo fumi variopinti d’incenso profumato. Il vecchio parroco sull’altare sembra avere il sorriso soddisfatto di chi ama la chiesa colma. Ai piedi dell’officiante un piccolo presepe dove ci sono tutti, da San Giuseppe, alla Madonna, dal bue all’asinello. Manca solo il Bambino che presto arriverà…

Vi racconto di un Natale che non c’è, magari in una Teramo immersa non più nella gioia continua in attesa della Luce del mondo, ma nell’indifferenza e nell’ansia del consumismo sfrenato di uomini che sentono sempre più il bisogno di recitare il Natale, con sempre meno Natale dentro di loro. Vi propongo una storia senza tempo di una meravigliosa festa che unisce i Vangeli a tradizioni e cultura.

Un tempo lontano, quando lungo Corso De Michetti a Teramo risuonavano le dolci melodie degli zampognari con ciaramelle e cornamusa, i loro mantelli a ruota, i polpacci stretti nelle liste dei sandali, venuti dai monti a rallegrare gli animi in attesa dell’Eterno che si fa neonato nel mattino della vita.

Zampognaro per le vie di Teramo
Zampognaro per le vie di Teramo

Lo scrittore Fernando Aurini li ricordava in un suo scritto, davanti al piccolo portale di Santa Caterina in corso Cerulli a Teramo, mentre Don Vincenzino Santarello, tra nubi d’incenso, intonava il “Tantum Ergo” al quale rispondeva il coro biascicante delle “bizzoche”, avvolte in grandi fazzoletti sul capo.

Pare ancora di vederli i bambini, avviluppati nelle loro sciarpe e nelle mantelline, con gli occhi assonnati ma sgranati per la curiosità antica, i nasini all’insù rossi per il freddo, felici di assistere alla veglia natalizia alla quale mai si sognerebbero di mancare.

Come dimenticare sotto le cappe, l’accensione dei ceppi di legno presenti in ogni casa, a scongiurare tempeste e malefici, simbolo del fuoco davanti al quale la Madonna asciuga le fasce del Bambino? Che bello sarebbe ritrovarsi attorno al focolare, recitando un rosario e raccontando storie di un tempo che fu, mangiando noci e lupini con vino novello.

Il capofamiglia, piace immaginarlo ancora lì, all’ora di messa, che tira da parte la brace, spazza la pietra del focolare, con dodici chicchi di grano, quanti sono i mesi dell’anno, a leggere il bene e il male, i buoni e cattivi raccolti. La mamma intenta ancora a preparare gli asciugamani di canapa e lino e i filati per gli usi della chiesa, che entravano, nella notte santa, nel corredo parrocchiale.

Se guarderemo bene sulle tavole, amici miei, forse troveremo le famose nove portate, in memoria dei mesi di gestazione di Maria: i fedelini con sarde e tonno, la zuppa di cavolfiori, lenticchie, fagioli, ceci, l’anguilla, il baccalà, i fritti di verdura, la frutta, i dolci a base di mandorle e fichi, i taralli, le neole, i calgionetti, la pastuccia di fichi secchi, olio, zucchero.

E se tenderemo l’orecchio verso le dieci di sera della notte magica, insieme al festoso scampanio delle campane ascolteremo anche spari di mortaretti e campanelli gioiosi di ragazzi alla luce delle fiaccole, che grideranno di porta in porta che è ora di messa.

Natale a Porta Reale-Porta Madonna
Natale a Porta Reale

Altri tempi! O forse no! L’atmosfera e il mistero del Natale sono fra le poche cose che hanno serbato intatto nel corso dei millenni il loro incanto e la loro poesia. Basta saper percepire ancora i profumi e la magia e condividere tradizioni e leggende. Non facciamo scomparire usanze antiche ma belle! Riscopriamo il Natale di un tempo!

Le ansie per concepire in casa un presepe che sia più bello del precedente anno. La ricerca di pietre sulla riva del fiume, di sugheri, legni, stagnola, cartoni, per creare tutta l’ossatura del favoloso teatro; l’apparato di monti, valli, anfratti, gole, grotte, quasi una nuda creazione di uno spicchio del mondo che deve rimanere integro negli anni che passano inesorabili. Che gioia scoprire tutti di nuovo coinvolti da questo momento magico.

scacchia miniatura
Sergio Scacchia

Rendiamo di nuovo possibile toccare con mano lo spirito di solidarietà e di amicizia. Torniamo a far sì che la Notte di Natale riacquisti la dignità di ricorrenza più attesa e sognata, di simbolo dell’unione familiare. Auguri!

http://paesaggioteramano.blogspot.it/

One Response to "La nostalgia di un Natale che non c’è più"

  1. Mauro Di Girolamo   23 dicembre 2014 at 10:29

    Grazie di cuore Sergio, per il tuo appello descritto così bene che spero stimoli e incuriosisca soprattutto le nuove generazioni. Buon Natale e tanti auguri ai tuoi cari, ai lettori e ai curatori de “Il fatto teramano”!

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