Teatro: Uno splendido “Don Giovanni” interpretato da Alessandro Preziosi a Teramo

Teatro: Uno splendido “Don Giovanni” interpretato da Alessandro Preziosi a Teramo

di Maria Cristina Marroni

Alessandro PREZIOSI - Don Giovanni
Alessandro PREZIOSI nel suo “Don Giovanni” di Molière

–  Davvero da non perdere. Oggi mercoledì 17 dicembre 2014 al Teatro comunale di Teramo ci saranno due repliche (la prima alle 17,00 e la seconda alle 21,00) della commedia “Don Giovanni” di Molière. Una rappresentazione da non perdere, ma non perché il protagonista ha gli occhi azzurri. E nemmeno per la scenografia essenziale ma sontuosa (che da sola varrebbe il biglietto), che incornicia una recitazione rimarchevole di tutti gli attori.

Lo spettacolo è da non perdere perché questa commedia del 1665 è di una modernità talmente esemplare, da essere persino più attuale oggi che 350 anni fa.

La vocazione edonistica del protagonista, con espliciti riferimenti classici a Lucrezio e ad Epicuro, è talmente compiuta nella sua acutezza filosofica e nel suo nichilismo esistenziale, da anticipare di oltre tre secoli il mitico saggio di Christopher Lasch “La cultura del narcisismo” (del 1979).

Il best seller di Lasch, che fece da ancora di salvezza per le società smarrite a causa della fine delle ideologie, spiegava come l’occidente attraversasse un’epoca di narcisismo, orientata alla mera soddisfazione di piaceri banalmente egoistici ed effimeri, e condannata ad inseguire una gratificazione personale in palese indifferenza verso la società.

Tale destino ineluttabile provocava l’incapacità di vivere un’esistenza dotata di significato, riducendosi all’inseguimento di emozioni e di situazioni piacevoli ma caduche che, come nel mito greco di Narciso, confluivano nell’indifferenza e nel malessere.

Questa elaborazione concettuale è insita nel testo di Molière in maniera così perfetta, da lasciare increduli per la sua capacità di dipingere la verità dell’animo umano senza le fronde degli accidenti storici.

Il Don Giovanni si spoglia della sua fama di donnaiolo, e Preziosi lo incarna con una recitazione barocca che ne denuda la fisiologia e l’edonismo, l’ego ipertrofico e lo strabordante desiderio, la perentoria affermazione di sé e lo spirito indomito.

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Alessandro PREZIOSI - DonGiovanni 2
Alessandro PREZIOSI in una scena di “Don Giovanni”

Una lettura religiosa o superficiale del soggetto, volutamente messa in rilievo nel testo, suggerisce il vuoto esistenziale e la deriva patologica che origina da una noia metafisica, ma non c’è nessuna redenzione a chiudere la parabola, nessuna conversione (pure auspicata da tutti i personaggi), nessun pentimento. Ad indicare la scelta ideologica del cinismo come unica via di salvezza per la miseria della mortalità umana.

Sebbene Don Giovanni sia divenuto un paradigma dell’arte della seduzione, nella commedia la perfidia, il cinismo, l’apologia del libertinismo e la centralità dei piaceri carnali si rivelano come tratti di una struttura mentale estremamente consapevole e ferma nelle proprie immutabili convinzioni, tanto radicate quanto filosoficamente raffinate, per cui l’aspetto lascivo è assolutamente riduttivo di un personaggio meravigliosamente poliedrico.

E se Molière tratteggia Don Giovanni come figura esemplare che sia da monito ad ogni trasgressore della morale umana e delle leggi divine, l’empietà viene così vezzeggiata da non poter fare a meno di dedurne che poggi sulla universalità del male che regna nella società dell’epoca (al pari che in quella attuale).

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Alessandro PREZIOSI in una scena di “Don Giovanni”

 

Spogliato delle incrostazioni che ne accompagnano la mitologia, Don Giovanni appare come un esperto oratore, dotato di una dialettica sublime, di una classicità intrinseca, di una comprensione profonda della sofistica, intesa come identificazione del sapere con la convenienza pratica, della soggettività come valore supremo.

Gli artifici retorici del testo, spesso messi in risalto dal servo Sganarello, sono altrettante apologie della scaltrezza, come ad esempio lo stratagemma attraverso il quale Don Giovanni dirime la contesa fra due contadine (entrambe sedotte con la promessa di matrimonio), confermando come veritiere entrambe le promesse e convincendo ciascuna che le parole non hanno significato alcuno.

Colpo di teatro, poi, l’espediente di Preziosi di recitare anche la parte del padre di Don Giovanni che biasima il figlio per la sua vita dissoluta, trovandosi a fare sia da accusatore che da accusato. La tempra del protagonista è d’acciaio, le sue convinzioni inossidabili, il libertino accetta qualunque sfida e non si tira mai indietro dinanzi a nessuno, ostentando la certezza di essere padrone del proprio destino.

Momento toccante è la scena nella quale Don Giovanni finge una totale redenzione, al solo scopo di tessere un intenso elogio dell’ipocrisia: vizio che in realtà è una somma virtù, capacità di indossare una maschera per ogni occasione al fine di ingannare il mondo, in tal modo traendo vantaggi ed evitando di essere esposti al biasimo collettivo.

Don Giovanni rinuncia preventivamente a qualsiasi forma di pentimento, e per tale motivo suscitò grande scandalo all’epoca di Molière, ma è anche una figura che si spinge ai limiti della conoscenza (carnale e intellettuale), che supera gli orizzonti della morale, novello Ulisse, profeta della curiosità e del “multiforme ingegno”, non soltanto apologeta del libertinismo, ma insaziabile esploratore della natura umana.

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