Chi c’è dietro Teleponte?

Chi c’è dietro Teleponte?

di Christian Francia

Teleponte...in uno dei momenti meno noiosi
Teleponte: e sai cosa vedi

–  Non guardo le televisioni locali perché le ritengo marginali nel panorama mediatico-informativo, però alcune persone anziane (perlopiù non digitalizzate) mi dicono di guardarle. A Teramo la televisione meno sconosciuta è Teleponte, che lo scorso anno ha festeggiato i trenta anni di attività.

Teleponte è una TV familiare dedicata prevalentemente alla terza età, lontanissima per scelta dal giornalismo di inchiesta. Ma chi la guida? Chi è l’editore? Chi la amministra?

Aldo Di Francesco - Il poco raccomandabile editore di TELEPONTE
Bancarottiere e gentiluomo

Cercando sulla rete, si scopre facilmente che il patron dell’emittente è Aldo Di Francesco, presidente onorario della società editrice FinTelevision. Nome poco noto al pubblico, ma non alle cronache giudiziarie.

Aldo Di Francesco, proprietario di Teleponte, è un immobiliarista teramano nonché conclamato bancarottiere, in quanto ha patteggiato nel 2008 una pena ad un anno e cinque mesi di carcere per bancarotta fraudolenta.

Due anni dopo, inoltre, Di Francesco è stato condannato dal tribunale di Giulianova a un anno e sei mesi di reclusione per truffa aggravata per aver acquistato un immobile a San Benedetto del Tronto, del valore di oltre 500.000 euro, senza pagarlo. Di Francesco veniva contestualmente condannato anche a risarcire il danno alla parte civile, da liquidarsi in separata sede, e a pagare 493.000 euro di provvisionale. Lui fece appello per tale ultima condanna, ma non è facile conoscere gli esiti giudiziari di tale gravame, perlomeno sul web.

In ogni caso, si tratta di un tipino poco raccomandabile. E chi amministra l’emittente? Anche qui ci sono sorprese, e non proprio esaltanti.

Mario Schintu fra le fiamme
L’Amministratore delegato di Teleponte

Dallo scorso anno l’editore Aldo Di Francesco ha affidato il ruolo di amministratore delegato di Teleponte ad un tale Mario Schintu, le cui referenze sono di essere stato direttore della comunicazione del Comune di Roma durante l’era Alemanno.

Alla luce della cupola affaristico-mafiosa, relativa proprio a quegli anni, emersa dalle indagini romane, tali referenze mettono qualche brivido lungo la schiena.

Scrive nel marzo 2010 il giornale Prima Comunicazione: “La nomina (da parte del sindaco di Roma Alemanno) a fine dicembre 2009 di Mario Schintu a nuovo direttore del dipartimento Comunicazione (del Comune di Roma) è stata motivo di polemiche all’interno della destra capitolina. È stato lo stesso sindaco Alemanno ad imporre in nome di Schintu”, poiché il suo predecessore veniva “ritenuto poco governabile e troppo indipendente”. Alemanno individuò “in Schintu, con un passato missino nella sede della Balduina, l’uomo giusto”. Lo stesso giornale, però, riferisce che Schintu fallisce nella sua prima operazione comunicativa.

Un paio di mesi dopo, il 19 maggio 2010, è un quotidiano on-line ad occuparsi di Schintu (http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/alemanno-dirigenti-roma-bilancio-orribile-383061/), all’interno dell’articolo titolato: “Alemanno e l’esercito dei 50 dirigenti esterni. Costeranno 5 milioni. Non era l’anno orribile del bilancio”.

Il redattore mette in luce spese esorbitanti e contraddizioni del sindaco: “Cinquanta dirigenti, tutti esterni, sono stati nominati dal sindaco di Roma Gianni Alemanno da quando si è insediato due anni fa. Una spesa che costa, sul bilancio della capitale, cinque milioni di euro. Eppure, proprio il primo cittadino, non più tardi di sabato 15 maggio aveva lanciato l’allarme: “Il 2010 sarà un anno orribile dal punto di vista del bilancio, non solo per il problema del debito ereditato ma anche sul piano dell’equilibrio tra le entrate e le uscite”. Le cinquanta nomine, tutte con contratto a tempo determinato, non danno certo una mano a migliorare la situazione”.

Fra i dirigenti segnalati dal quotidiano on-line compare fra i più costosi proprio “Mario Schintu (comunicazione istituzionale, 119.000 euro)”.

Conclusioni sconsolate dell’articolo: “Alemanno, appena salito in Campidoglio, sembrava voler intraprendere la strada della cinghia stretta: il tempo di accomodarsi e sulle scrivanie di 31 dirigenti di nomina veltroniana si materializzano altrettante lettere di licenziamento. Un nuovo corso all’insegna del risparmio? A giudicare dalle nomine sembra proprio di no”.

Ma è Umberto Croppi, ex assessore comunale della Giunta Alemanno, a spendere le parole di maggiore stima per Schintu. Croppi viene nominato assessore alle politiche culturali e alla comunicazione del Comune di Roma nel maggio 2008, e resta in carica fino all’azzeramento della giunta nel gennaio 2011. L’anno successivo Croppi pubblica un libro dal titolo eloquente: “Romanzo comunale”, il racconto impietoso della gestione del Campidoglio da parte del sindaco di destra.

Romanzo comunale - Umberto CroppiDentro quel testo ci sono considerazioni che, alla luce dei fatti odierni, sono profetiche e coraggiose: “Alemanno è ormai un capitolo chiuso e archiviato sotto una diffusa sensazione di inadeguatezza, sotto il dubbio di una capacità di gestione politica. Schiacciato da vincoli infiniti… Gianni ha gettato la spugna”. L’ex assessore ribadisce concetti pesanti come “l’incapacità di gestire”, “l’inadeguatezza del ruolo”, “l’ennesima conferma delle carenze di Alemanno”. E oggi che quel sistema è nella bufera mediatica, le parole dell’assessore trovano cruda conferma.

Ma dentro il libro “Romanzo comunale” c’è pure una mezza pagina dedicata all’amministratore delegato di Teleponte.

Croppi si lamenta della sostituzione da parte del sindaco Alemanno, a fine del 2009, del dirigente della comunicazione “con un certo Mario Schintu, vecchio amico di famiglia, ex attivista della sezione Balduina, senza nessuna esperienza curriculare specifica, senza la minima conoscenza della pubblica amministrazione, ma con una incontenibile presunzione: si sentiva in missione per conto di Dio. Schintu vede comunisti ovunque, ne è ossessionato, li vuole combattere, favorisce un esodo di dipendenti dal dipartimento che diventa sempre più vuoto di competenze. Sembra un soldato fantasma giapponese. Anche Croppi gli si palesa come un pericoloso bolscevico. Per alcuni mesi rimane chiuso nella sua stanza senza produrre nulla, finché perfino Alemanno, dopo una serie di reprimende, è costretto a prendere atto dell’errore fatto con quella sua scelta affrettata, sbagliata. Schintu è destinato a un altro improbabile incarico, in un fantomatico ufficio emergenze, e le sue tracce si perdono nelle nebbie della burocrazia comunale. La sua busta paga continua però a sommarsi a quelle della schiera di collaboratori esterni che la nuova maggioranza avrebbe drasticamente dovuto ridurre”.

Parole pesanti, che non sono state rilasciate a caldo nella concitazione di un momento difficile, bensì ampiamente meditate, misurate ed inserite in un libro edito dalla casa editrice Newton Compton.

Il blogger Giancarlo Falconi, lo scorso 4 dicembre 2014, scrive su I Due Punti un articolo dal titolo eloquente: “Mafia Capitale….il filone si allarga in Abruzzo e nel Teramano…”, dove si sofferma sulle articolazioni abruzzesi degli affari oggetto delle indagini romane. Eppure lo stesso Falconi non sembra essersi accorto per niente dei trascorsi dei soggetti che posseggono e amministrano la televisione teramana, alla quale egli stesso collabora. Al riguardo, una puntata di “Carta canta” ci starebbe proprio bene.

2 Responses to "Chi c’è dietro Teleponte?"

  1. MARCO   17 dicembre 2014 at 10:36

    e se a ciò si aggiunge la vernecchia teramana che vuole il di francesco un semplice prestafaccia di ben altra famiglia teramana che da anni, di generazione in generazione, siede sugli scranni politici romani e locali?

  2. Walter   18 dicembre 2014 at 16:28

    Di Francesco e’ agonizzante! La Banca di Teramo gli ha chiuso i rubinetti visto che è’ debitore di qualche milione di euro. Teleponte appartiene praticamente alla banca e se lo lasciano ancora fare è perché sperano di poter recuperare qualcosa. Alle strette ci penserà’ il missino della Balduina a trovare investitori giusti per TeleMagliana! Scherziamo naturalmente…..

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