Teramo Lavoro: una bomba ad orologeria che rischia di scoppiare in mano al nuovo Presidente della Provincia

Teramo Lavoro: una bomba ad orologeria che rischia di scoppiare in mano al nuovo Presidente della Provincia
Renzo Di Sabatino - Pasticcio Teramo Lavoro
Renzo Di Sabatino: socio unico delle patate bollenti

Pur non nutrendo molta stima nel nuovo Presidente della Provincia di Teramo, non possiamo attribuirgli colpe non sue che risalgono alla precedente amministrazione guidata dal bidello di Notaresco, alias Valter Catarra.

Fu il bidello a volere la nascita della società in house Teramo Lavoro e lui ne è stato il socio unico nella sua qualità di Presidente della Provincia.

Oggi il socio unico si chiama Renzo Di Sabatino, che si trova fra le mani una patata bollente da milioni di euro.

Come è noto, la società è stata messa in liquidazione e la Regione non ha riconosciuto alla Provincia 3,3 milioni di euro già spesi da Teramo Lavoro a valere sul Fondo Sociale Europeo, soldi che stanno pagando e continueranno a pagare i cittadini teramani, fino a quando Di Sabatino non avanzerà una azione di responsabilità nei confronti degli autori del disastro. Speriamo si muova in fretta, perché se il ritmo è quello di Matteo Renzi moriremo di vecchiaia prima di vedere qualche risultato concreto.

Altro problema gigantesco sono i 35 ex dipendenti che hanno avviato vertenze giudiziali per l’illegittimità dei licenziamenti, per i risarcimenti danni conseguenti ad inquadramenti scorretti, per mancati pagamenti, ecc. Si stima che potrebbero derivarne danni alla Provincia fra i 3 e i 4 milioni di euro.

È noto altresì che Teramo Lavoro, messa in liquidazione dal febbraio 2014, abbia chiesto di essere ammessa al concordato preventivo, ma il Tribunale di Teramo ha preso il liquidatore a pesci in faccia dichiarando inammissibile la domanda di ammissione al concordato preventivo, in tal modo condannando la Provincia a pagare tutte le passività.

Non sfugge a nessuno che il nuovo Presidente sia esperto proprio di diritto del lavoro, per cui non potrà non preoccuparsi delle cause in essere, specie se è vero – come si vocifera – che vi siano ben quattro sentenze del Giudice del lavoro di Teramo che ordinano la reintegra in servizio presso Teramo Lavoro di quattro ex dipendenti illegittimamente a suo tempo licenziati.

La previsione è che tutti i 35 ricorrenti vinceranno le rispettive cause una dopo l’altra, creando una voragine spaventosa nelle casse esangui dell’Ente Provincia.

Il dramma è che fin quando vi saranno cause pendenti sarà ben difficile liquidare la società, e fino a quando la società non muore i danni continueranno a prodursi perché coloro che hanno ottenuto una reintegra in servizio continueranno a maturare il diritto a vedersi riconosciuto lo stipendio.

Quindi se ne deduce che un Presidente accorto ben potrebbe addivenire ad una transazione con i 35 ricorrenti, onde evitare che il protrarsi dei contenziosi aggravi e di molto l’entità dei danni sulle casse pubbliche.

In alternativa, Renzo Di Sabatino potrebbe decidere la ripartenza della società, riaffidandole dei servizi e riassumendo tutti i 35 ricorrenti, anche in tal caso mitigando le conseguenze economiche dei disastro.

Del resto, dei 110 lavoratori originari solo 35 hanno inteso tutelare i propri sacrosanti diritti dinanzi al Giudice (sacrosanti se si considerano gli errori marchiani compiuti nella gestione, errori che verranno integralmente sanzionati in sede di giudizio), mentre gli altri 75 hanno preferito rimanere all’ombra della politica, rinunciando volontariamente ai propri diritti.

Ma il tempo stringe, e ogni giorno che passa produce danni che verranno calcolati alla virgola in sede giudiziaria. Ogni soluzione è preferibile al continuare ad ammucchiare sul tavolo sentenze favorevoli ai lavoratori. Sentenze nelle quali si narra delle grandi capacità dell’ineffabile ex amministratore unico Venanzio Cretarola (alis Cretola, come era stato registrato presso il Centro per l’Impiego) e dei suoi danti causa politici Eva Guardiani e Paolo Gatti, con Valter Catarra nel ruolo di parafulmine.

Capacità innegabili, che hanno prodotto e stanno producendo circa sei milioni di euro di danni per la collettività teramana. Anche i bidelli potrebbero chiedere i danni per chi infanga la categoria.

One Response to "Teramo Lavoro: una bomba ad orologeria che rischia di scoppiare in mano al nuovo Presidente della Provincia"

  1. Domenico Attanasii   15 dicembre 2014 at 13:23

    Chieda, presidente, a D’Alfonso… in questi giorni, il governatore di tutti gli Abruzzi sta cercando come uscire dall’impasse causata dalla Abruzzo Engineering S.C.p.A., già posta in liquidazione a causa di un presunto deficit di 19 mln di euro, dal dicembre 2010.

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