Rubrica “Fermati a riflettere”: La corruzione

Rubrica “Fermati a riflettere”: La corruzione

di Ernesto Albanello

Ernesto Albanello
Ernesto Albanello

–  Credo sia d’obbligo riflettere ed assumere comportamenti conseguenti su questo tumore devastante che sta letteralmente portando il nostro Paese al disfacimento.

Corruzione è tutto ciò che si configura come illecito arricchimento, anche in “ossequio alle leggi dello Stato”, quando l’emolumento riscosso “secondo norma” non trova rispondenza alcuna all’impegno profuso, all’orario impiegato, alla preparazione professionale ed all’ingegno culturale riconosciuti.

Voglio dire, per essere ancora più espliciti, che è fuori da ogni ragionevole approvazione, che una persona, laureata e specializzata, che assume un ruolo di dirigente pubblico fino ad arrivare allo status di Direttore Generale, percepisca emolumenti che oltrepassino i 4/5000 euro mensili, che significa oltre il doppio di quanto percepisce un impiegato d’ordine.

Né è tollerabile che i pubblici dipendenti, in quanto impegnati nella istruttoria di pratiche ove si movimentano considerevoli somme di denaro, comincino a tramare per essere parte destinataria di quella somma, solo perché il disbrigo della pratica, a loro insindacabile discrezione, possa insabbiarsi del tutto o procedere lentamente, velocemente o istantaneamente.

Ma corruzione è anche ritenere che le proprie funzioni si mobilitino a vantaggio di utenti “privilegiati” che praticamente assorbono quasi l’intero orario, riservando a coloro che seguono un “iter onesto” un tempo ridotto al minimo.

Ho personalmente motivo di ritenere che occorra procedere su due linee: sanzioni implacabili per chi trae illecito beneficio e faciliti le sole pratiche “degli amici” e degli “amici degli amici” (quando mi riferisco ad un inasprimento delle pene, penso a misure ben più dure della possibilità di una carcerazione che passi da 4 a 6 anni, come propone il Presidente del Consiglio) così come quando si parla di una restituzione fino all’ultimo centesimo, considero che poi quel soggetto dovrà aggiungere pari entità di suo a quanto riconsegnato perché corrispondente al maltolto.

L’altra linea è quella di premiare i virtuosi, che ci sono eccome! Solo che non fanno notizia secondo il famoso adagio che fa più rumore un albero che cade al suolo che una foresta che cresce.

Quante municipalità corrette, virtuose, rigorose, dove il solo pensare di “fare la cresta a qualcosa o ai danni di qualcuno” è semplicemente inconcepibile per qualsiasi dipendente, dal dirigente all’usciere?

Perché non elogiarle? Perché non portarle sul palmo della mano? Perché non dare spazio a caratteri cubitali ai tanti cittadini che si sentono orgogliosi di far parte di istituzioni assolutamente encomiabili?

È tempo, per le altre istituzioni deplorevoli, che chi sa, denunci e sottoponga il malaffare all’occhio del pubblico, realizzando una vera e propria gogna mediatica senza sconti!

Né è possibile che ci siano sempre comode “scuciture” per i potenti e che da ruberie che hanno ulteriormente impoverito quei cittadini che avrebbero dovuto servire in spirito di trasparenza e onestà, se la cavino con qualche ammaccatura.

Tuttavia è tempo che si instauri una cultura della correttezza e della volontà di prodigarsi a beneficio dell’altro, che è il minimo richiesto, se si occupa un ruolo di servizio. Giorni fa il Sindaco de L’Aquila Cialente ebbe a dire che non avrebbe esitato a sanzionare ogni suo collaboratore che non avesse conferito con il pubblico con gentilezza ed in spirito di disponibilità.

Bene! Massimo Cialente venga preso a modello! Si esorti al sorriso, si veda in ogni cittadino che conferisce ad un determinato servizio, la persona da trattare con cortesia e volontà di interpretare il reale bisogno che ha quel cittadino perché anche il rispondere bruscamente o, peggio, con villania è un cancro che va estirpato, subito!

L’Italia è un Paese troppo bello per non liberarsi, una volta e per sempre delle sue zavorre! Mafia Capitale dovrebbe aver insegnato che non è tanto importante che ai posti di responsabilità ci siano solo italiani se poi costoro sono “pendagli da forca”. Ben venga una Capitale multietnica con persone agli uffici amministrativi che provengono dallo Sri Lanka o dal Senegal, anziché da Frascati o da Tor Bella Monaca, se questo significa far risorgere dalle ceneri del malaffare il Campidoglio.

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