La meglio Teramo: intervista al rapper teramano “Urlo”

La meglio Teramo: intervista al rapper teramano “Urlo”

di Enrico Romagnoli

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Il rapper teramano Francesco Petrella, in arte “Urlo”

–  Se mi ascolti è come se leggessi un libro: ti do l’input e poi tu sviluppi il pensiero. Musica che si visualizza. Tento sempre di dare un taglio più intellettuale ai brani, con l’uso di citazioni, metafore e un lessico che mi aiuti a non ripetermi e non scadere nel banale, non voglio finire a parlare della stessa cosa allo stesso modo in ogni pezzo. Il primo brano, musicato da JDM, è stato “Aghi di monotonia”, brano di cui vado fiero nonostante sia scarno e immaturo. Poi ho continuato lavorando a singoli, senza il prezioso aiuto del mio produttore, con il quale sto però progettando un album che si spera veda la luce per l’estate 2015. Nel frattempo mi sono industriato nel freestyle partecipando a diversi contest fra Abruzzo, Marche e Lazio. Dopo aver suonato in Molise con i bravissimi compagni della Svarionato Crew, ho seguitato a lavorare a diversi progetti riuscendo a contare 7 album in cantiere, uno dei quali è completato e per Gennaio vedrà il suo rilascio. Ciò che mi spinge è solo amore per questa cultura”.

Questa è una parte dell’intervista fatta a Francesco Petrella, in arte “Urlo”, giovane rapper teramano, nato e cresciuto nella cittadina biancorossa. Il ragazzo, classe 1995, ha dimostrato molto talento, infatti, nonostante sia sulla scena dal 2011, ha ricevuto moltissimi consensi, che lo hanno portato ad essere uno dei migliori nel suo campo. A Teramo oramai è una certezza, lo conoscono tutti, sia come Francesco, che come Urlo; con il passare del tempo si sta affermando anche fuori dalla nostra regione.

Perché il rap? Fa parte di una cultura, più precisamente ne è una disciplina fra quattro totali, ovvero l’Hip Hop. Mi sono ritrovato catapultato in quel mondo, era così colorato, pieno di rabbia e al contempo di un amore spropositato per quella musica che aveva salvato la vita agli autori che ascoltavo da piccolo. Mi ha affascinato, amore a prima vista e quindi un perché specifico non c’è, come in ogni storia d’amore che si rispetti.

Urlo
“Urlo” durante un’esibizione

Risponde così quando gli chiedo perché proprio la scelta del rap. Parlandoci si capisce quanto sia importante per lui la libertà di dire ciò che pensa e come lo pensa. Il rap, un po’ come il rock, nasce dalla voglia di tirare fuori una rabbia inespressa, desideri rimasti nel profondo ed è il modo più facile per parlare di se stessi. La libertà, se non lo è già, dovrebbe essere uno dei pilastri fondamentali alla base morale ed etica di ogni uomo, poiché senza di essa non si può vivere. Parla di amore, amore verso la musica, che lo accompagna in ogni giornata e che gli dà la possibilità di farsi sentire.

“L’ho preso in prestito dal libro di Allen Ginsberg, poeta della beat generation attivo negli anni ’50, e scritto come un poema frutto di un flusso di pensiero. Tendo spesso ad accostarmi a quel genere sviluppando testi che siano figurativi e diano all’ascoltatore l’idea dell’immagine che ho in testa facendo sviluppare nell’altro la creatività. Teramo rimane una piccola città dove l’ambiente consta di non molti rappers e dove quindi rimane più facile integrarsi, salvo quelle diffidenze e piccole faide che nascono tra schieramenti eternamente rivali: “vecchia scuola”, che incarna l’anima più pura del rap, e “nuova scuola”, aperta a un sound più facile e fatta persona nelle nuove generazioni. Urlo, cioè me, si pone “oltre” queste etichette, ma non “sopra”, solo defilato da questi scontri, poiché ciò che mi interessa è solo raccontarmi e raccontare ciò che mi circonda, senza paletti, strutture di sorta e cose del genere”.

Sul finire dell’intervista chiedo del nome che ha scelto, perché quando è sul palco diventa Urlo, il suo alter ego. Parliamo proprio di questo nome, della scelta e come fa quello che fa. A pensarci bene, Urlo, oltre che essere il suo nome, è un verbo e prendere questo appellativo è un modo per dire “Io sono qui, ora ascolti quello che ho da dire, questo sono io!” La passione che muove Francesco dovrebbe essere di grande esempio. Oggi sembra che si faccia tutto per un tornaconto, invece c’è chi, come lui, dà un’altra visione e fa capire che è l’amore per ciò che si fa a muovere tutto.

“Prima di iniziare nel 2011 ci sono stati 5 anni di studio, che mi hanno portato ad essere quello che sono. La mia fortuna è di non lavorare da solo, ma di essere affiancato da Marco Cammà, in arte JDM, musicista di gran talento, mio produttore e in primis mio grande amico”.

Spero che molti di voi si possano rispecchiare in lui, ovvero nella voglia di esprimere se stessi e di non farsi condizionare. La sua musica, come la sua persona, è priva di qualsiasi gabbia o circoscrizione, l’unica traccia da seguire sono i suoi pensieri.

Auguro buona fortuna a Francesco, ci alziamo, camminiamo lungo il corso e come al solito, quando hai vent’anni, inizi a parlare di futuro…

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