L’Abruzzo e Teramo sono profondamente corrotti e privi di Senso civico. Pure colpa della Chiesa Cattolica

L’Abruzzo e Teramo sono profondamente corrotti e privi di Senso civico. Pure colpa della Chiesa Cattolica

di Christian Francia

Luciano D'Alfonso - forse non sai che sono un prescritto
Luciano Facile, alias Luciano Ovunque

–  L’Italia è corrotta fino al midollo: lo scandalo del marciume politico-mafioso emerso a Roma è solo l’ultimo di una serie di nefandezze che non sono mai casi isolati, ma sono sempre sistemi complessi di corruzione bipartisan.

L’Abruzzo, nel suo piccolo, non è da meno: basti guardare alle inchieste che si sono susseguite negli ultimi venti anni, dall’arresto della giunta Salini (condannato definitivamente), all’arresto del presidente Del Turco (condannato pesantemente pure lui in primo grado), alle inchieste che pendono sul capo dell’attuale governatore Luciano Facile (alias Luciano Ovunque).

Non mi stancherò mai di ripetere, ancora oggi in splendida solitudine, che:

è stato accertato che Luciano D’Alfonso abbia commesso il reato di finanziamento illecito al partito politico “La Margherita (pag. 195 della sentenza ‘Housework’: “il reato sub S bis è integrato, quand’anche estinto per intervenuta prescrizione”);

è stata dichiarata l’avvenuta prescrizione per le gravi imputazioni di corruzione per l’esercizio della funzione e di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio (“i reati sono estinti per intervenuta prescrizione”).

D’Alfonso, sia per la Procura della Repubblica che ha appellato le sue assoluzioni, sia per i giudici che hanno sancito le due prescrizioni appena ricordate, puzza di mazzette lontano mille chilometri.

Rinnovo ancora alcune imprescindibili domande (che sarebbero normali in un Paese serio e onesto):

1)  Perché D’Alfonso non ha rinunciato alle prescrizioni? Sarebbe stato un gesto necessario per chi ha preteso ed ottenuto dal “popolo bue” la poltrona di governatore.

2) E perché nessuno (meno che mai PD/NCD/FI, e non mi meraviglio né del PD, né dell’NCD, né di FI) gli ha chiesto né gli chiede di rinunciare alle prescrizioni?

3)  Perché Matteo Renzi, che schifa D’Alfonso perché ha capito che soggetto è, ed infatti si guarda bene dal venire in Abruzzo per non farsi fotografare con un figuro che potrebbe finire condannato per corruzione, non impone un commissariamento del Partito Democratico abruzzese (come ha appena fatto per Roma) al fine di creare un cordone sanitario in grado di arginare lo strapotere dalfonsiano (ad esempio adottando, come promesso in campagna elettorale, la Carta di Pisa contenente i codici di condotta etica degli amministratori pubblici)?

4) Perché Renzi, visto che sullo scandalo romano che coinvolge anche il suo partito ha appena dichiarato: “Il Pd non aspetta le sentenze per capire cosa accade”, non decide pure per l’Abruzzo un cambio dei vertici prima che ci siano altre sentenze a parlare?

Domande che restano inevase, ma che pongono nodi che dovranno arrivare al pettine.

Ladri in carcere, corrotti nella gloria - Marco Porcio CatoneDel resto, è evidente il prolasso morale dell’intera società, se è vero come è vero che solo venti anni fa – durante la tempesta di Mani Pulite – nemmeno in un incubo sarebbe stato possibile candidare a Presidente di Regione uno che è sotto processo per corruzione ed ha incassato due prescrizioni per mazzette. Invece, dopo venti anni di annichilente regime mediatico-politico (che convenzionalmente definiamo berlusconiano), oggi nessuno fiata e il servilismo/conformismo dell’informazione locale è agghiacciante.

Per la città di Teramo la situazione è altrettanto spettrale, se si considera l’assoluto rigetto della legalità di cui è alfiere il sindaco Brucchi, se si valuta l’assoluta opacità dei conti della Te.Am. (società pubblico-privata che è causa del raddoppio dei costi della gestione dell’immondizia), se si pensa al dominio incontrastato della “cupola massonica” che il professor Serpentini denuncia da anni, sottolineando che “il 70% degli incarichi pubblici nella nostra città viene assegnato in base all’appartenenza a una loggia”.

Un cancro chiamato corruzioneE allora non si indigna più nessuno se il rapporto “Transparency 2014”, appena pubblicato, pone l’Italia prima in Europa per corruzione, con sorpasso perfino su Bulgaria e Grecia (il rapporto annuale è relativo alle valutazioni degli osservatori internazionali sul livello di corruzione di 175 paesi del mondo).

Non si indigna più nessuno se Danimarca, Finlandia e Svezia sono libere dal cancro della corruzione e noi invece siamo al collasso dell’economia anche perché la percezione del livello corruttivo influisce sugli investimenti stranieri nel nostro Paese, al pari di un termometro per imprenditori che non verranno mai dove la febbre è alta.

Non si indigna più nessuno se la famosa legge anticorruzione Severino non viene applicata e se i nuovi poteri attribuiti all’Autorità nazionale anticorruzione del presidente Raffaele Cantone sono armi spuntate di fronte allo strapotere del malaffare, con scandali a ciclo continuo che azzerano ogni credibilità internazionale, come quelli dell’Expo di Milano, del Mose di Venezia, dei crolli bancari a ripetizione.

L’Italia è completamente sorda alle sollecitazioni dell’Europa in tema di autoriciclaggio, di prescrizione, di falso in bilancio, e via discorrendo. E quel che resta è il generale senso di diffusa impunità per corrotti e corruttori.

A spiegare certi meccanismi ci si è messo pure un prete, Mauro Leonardi, il quale dice in modo netto: “Io, prete, non posso chiudere gli occhi sul fatto che nel nord Europa e negli Usa, dove la matrice religiosa è quella protestante, l’attenzione alla legalità sia infinitamente maggiore che da noi (http://www.huffingtonpost.it/mauro-leonardi/minorenne-senza-patente-travolge-bimbo_b_6249334.html?utm_hp_ref=italy).

Leonardi sottolinea che “in America finisci dentro per un limite di velocità infranto”. Poi però precisa: “Dico America ma penso a quella che parla inglese, perché dal Messico in giù è peggio che da noi. Ed eccola lì la linea di demarcazione: il paese a matrice cattolica ha tanti pregi ma non quello del senso civico.

Il prete si fa l’analisi di coscienza in pubblico: “Sto parlando della raccolta differenziata, di raccogliere la cacca dei cani, del pagare i biglietti dell’autobus, rispettare le file al supermercato, lo scontrino dal tabaccaio, mettere in regola la colf, pagare le tasse, non prendere due ore di malattia per andare a fare un documento in Comune, la ricevuta dal parrucchiere, l’affitto in nero, falsificare le giustificazioni dei figli. Ecco l’elenco dei grandi assenti nelle mie prediche”.

E si morde le mani: “Non so perché, ma a me prete, se devo fare un esempio di peccato, viene subito in mente il sesso: omosessuale, adulterino, adolescenziale, virtuale. In tutte le salse e condimenti”. E invece l’assenza di moralità e di senso civico da parte del popolo non riesce a suscitare altrettanta attenzione, per cui emergono le colpe della religione: “Perché la chiesa cattolica è, per credenti e no, una grande agenzia valoriale”.

L’angoscia cresce non la presa di consapevolezza del fatto che “All’epoca un mio amico girava senza patente e il lago di Como – la mia città – diventava viola, blu, verde, a seconda delle ore in cui lavoravano le tintorie tessili. E le cose sono cambiate grazie a Bruxelles non grazie al Vaticano”.

E allora che può fare la Chiesa per migliorare le cose? “Cambierò le prediche e cercherò di dare buon esempio. Porterò il sacchetto in mano ancora per cento metri fino al cassonetto più vuoto invece che lasciarlo a terra accanto a quello pieno sotto casa. Raccoglierò gli escrementi del cane, differenzierò la raccolta dei rifiuti, farò un giro in più con la macchina, tre giri in più, prima di mollarla con il muso su tre quarti del marciapiede. Lascerò pulito il bagno pubblico, raccoglierò la carta quando non faccio centro col cestino, spegnerò il cellulare al cinema. Lo farò perché sono opere di giustizia e di carità. E sono robe per la civiltà, non solo per la domenica nell’omelia della messa. Soprattutto, ci crederò che le cose possono cambiare e avrò fiducia nel prossimo. Perché se non ci credo che tu arriverai a raccogliere la cacca del tuo cane, che ti metterai il casco, che rispetterai i pedoni sulle strisce e le file al supermercato, se penso che non lo farai, allora mi farò furbo anch’io”.

Leonardi conclude: “Giovanni Paolo II diceva: «Non c’è chi non veda l’urgenza di un grande recupero di moralità personale e sociale, di legalità. Sì: urge un recupero di legalità». Mi manca solo di passare dal parlare al fare. Però non basto io. Ci vuole il noi”.

Proprio così, caro prete, ci vuole il noi, perché se non fosse per noi che non ci indigniamo, gente come D’Alfonso non potrebbe fare il governatore, gente come Brucchi non potrebbe fare il sindaco e vantarsi pubblicamente di violare e calpestare ogni giorno le leggi della Repubblica.

Magari la Chiesa potrebbe iniziare a dire che fanno schifo.

Magari i vescovi e i parroci, durante la messa, potrebbero iniziare a dire che D’Alfonso non ha i requisiti minimi necessari per svolgere il ruolo che riveste, spiegando ai fedeli i problemi e i danni che ciò ha comportato, comporta e comporterà.

Magari i vescovi e i parroci, durante la messa, potrebbero iniziare a dire che Brucchi non si comporta bene, che è disdicevole che il primo cittadino calpesti quotidianamente norme e regole (dando un pessimo esempio anche alle nuove generazioni), e potrebbero spiegare ai fedeli che tale metodo avvelena la società tutta, gettandola nel degrado e nell’abiezione (oltre che nella povertà).

Magari la Chiesa, che è anche “una grande agenzia valoriale”, potrebbe iniziare ad alzare la voce, declinando con dovizia di particolari tutti i vizi che ci portiamo appresso e che ci rendono un Paese in declino. Recupererebbe molta credibilità perduta e forse pure molti fedeli che continuano a dirsi cattolici, ma fuggono dalla messa perché la ritengono inutile e retriva.

One Response to "L’Abruzzo e Teramo sono profondamente corrotti e privi di Senso civico. Pure colpa della Chiesa Cattolica"

  1. Il Pignolo   27 dicembre 2014 at 11:42

    Non c’è speranza. Era così già nell’antica Roma, quindi migliaia di anni fa. Per risolvere, occorrerà qualche secolo (sempre che ci sia la volontà di risolvere).

Leave a Reply

Il Fatto Teramano è l'unico sito che ti permette di commentare senza registrazione ed in forma totalmente anonima. Sta a te decidere se includere le tue generalità o meno. Nel momento in cui pubblichi il tuo commento dichiari di aver preso visione del nostro disclaimer e di accettarne le regole. Per inviare il tuo commento aiuta il sito a verificare la tua esistenza trascinando un'icona secondo le indicazioni e clicca su Commento all'articolo.

 

Your email address will not be published.