Paolo Gatti: il mistificatore assoluto

Paolo Gatti: il mistificatore assoluto

di Christian Francia

Paolo Gatti - Classe Digerente
Paolo Gatti: Classe Digerente

–  Paolo Gatti è nervoso: non comanda più nulla, ha una fila immensa di questuanti fuori dalla porta, non ha più un solo euro di soldi pubblici da gestire, le fila dei suoi pretoriani si vanno rompendo come grissini e le sue arcinote clientele (che gli hanno portato migliaia di consensi) svaporano in cerca di altri padroni in grado di soddisfare gli appetiti. Sic transit “boria” mundi.

Due giorni fa vengo contattato da due miei amici che mi chiedono la stessa cosa: “Ma hai letto cosa ha scritto Gatti su facebook?” Vado a vedere, leggo e mi metto a ridere a crepapelle.

È l’ennesima volta che Paolo Gatti prende per il culo le schiere di innamorati che lo adulano. E per l’ennesima volta sono qui a dire che è un bugiardo mistificatore in assoluta malafede.

Però, siccome il furbetto è scafato e sa come piegare la verità ai suoi biechi fini politici, mi accorgo degli artifici sottili che il gattuccio mette in campo per deliziare il suo ingenuo uditorio.

Intanto una premessa. Paoletto è uno che campa di politica (e vivere di politica è diverso da fare politica, perché la prima è un’esigenza che provoca dipendenza da denaro e potere, fare politica invece è servizio e passione), per cui nessuna meraviglia che usi facebook per imbonire i suoi elettori al fine di continuare a campare di politica alle spalle dei cittadini.

Già che ero entrato nella cloaca della pagina facebook di Gatti, mi sono letto anche alcuni post precedenti, fra i quali uno in particolare del 29 ottobre scorso, cioè lo stesso giorno nel quale pubblicavo un articolo per spiegare il declino politico di un incapace di successo come lui (http://www.ilfattoteramano.com/2014/10/29/paolo-gatti-il-declino-di-un-incapace-di-successo/).

Quello stesso giorno, da vero Lord inglese, Paolo Gatti pubblicava un post del seguente tenore per rispondermi in maniera signorile: L’insulto è la sapienza del cretino”. Ovviamente le schiere dei suoi adulatori, senza mai citarmi per non darmi importanza, concordavano entusiasti, e il più entusiasta di tutti era proprio quel Maurizio Battistelli, notoriamente energy manager del Comune di Teramo senza laurea e senza selezione, il quale rilanciava soavemente citando Oscar Wilde: “Le lodi mi rendono umile, ma quando mi insultano so di aver toccato le stelle”.

Con grave ritardo (del quale mi scuso), replico con minore eleganza (essendo figlio di umile e villica progenie), citando una commedia di Aristofane: Ingiuriare i mascalzoni è cosa nobile: a ben vedere, significa onorare gli onesti”. Fine della premessa.

Veniamo all’arte mistificatoria del nostro eroe. La sera del 28 novembre Paolo Gatti pubblica un post sulla sua pagina facebook del seguente tenore letterale:

“Percentuali di disoccupazione Italia e Abruzzo. 2012: Italia 10,7% Abruzzo 10,8%. 2013: Italia 12,2% Abruzzo 11,4%. Oggi, secondo Istat, Italia 11,8% Abruzzo 12,9%. Mi pare sia ora di ricominciare a fare politiche del lavoro nella nostra Regione, per avere una disoccupazione più bassa o almeno in linea con quella nazionale. Un anno fa eravamo vicini ai dati delle Marche, oggi assomigliamo molto al Molise. Un punto in più della media è tanto, troppo, sono migliaia di posti di lavoro”.

I numeri da lui citati sono corretti, ma l’informazione che viene trasmessa è falsa. In aggiunta c’è la vanitas personale sottintesa: quando c’ero io a comandare la disoccupazione era bassa, oggi che sono all’opposizione la disoccupazione vola. STRONZATE.

Paolo Gatti spara solo e sempre stronzate: stronzate il fatto che lui era bravo, stronzate che le cose andavano meglio quando lui era assessore regionale, stronzate perfino che lui attribuisca gli ultimi pessimi dati sulla disoccupazione alla nuova gestione D’Alfonso, visto che il nuovo governatore è entrato nell’esercizio dei suoi poteri a giugno, mentre i dati che cita Gatti si riferiscono alla disoccupazione italiana e abruzzese del terzo trimestre 2014 (cioè luglio, agosto e settembre).

Quindi, secondo Gatti, D’Alfonso arriva al comando a giugno 2014, e se la disoccupazione di luglio, agosto e settembre è pessima sarebbe colpa dei nuovi arrivati? Ma ci faccia il piacere! La colpa di quei dati disastrosi è tutta sua (che era assessore regionale al lavoro) e dello sciagurato di Gianni Chiodi, che hanno comandato per cinque anni e mezzo di fila combinando disastri a non finire.

Anzi. Sarà sua la colpa dei dati dell’intero anno 2014, perché i primi risultati della nuova gestione potremo verificarli con i dati del 2015.

Gatti bugiardo in RossoQuindi la mistificazione dov’è? Intanto è nell’uso dell’avverbio “Oggi”, perché avrebbe dovuto dire che i dati che lui riferisce ad oggi, sono i dati del terzo trimestre, cioè di questa estate, integralmente attribuibili alle politiche e alla programmazione sul lavoro messa in campo dall’ex assessore Gatti.

In secondo luogo, la mistificazione risiede nell’insinuare delle falsità come la seguente frase: “Mi pare sia ora di ricominciare a fare politiche del lavoro nella nostra Regione”, come se dopo di lui ci sia stato il diluvio e le politiche del lavoro si siano improvvisamente fermate.

In terzo luogo la mistificazione risiede nel prendersi gioco della verità fattuale, insistendo sulle proprie (inesistenti) doti, nel punto in cui asserisce che bisogna ricominciare a fare “per avere una disoccupazione più bassa o almeno in linea con quella nazionale. Un anno fa eravamo vicini ai dati delle Marche, oggi assomigliamo molto al Molise. Un punto in più della media è tanto, troppo, sono migliaia di posti di lavoro”.

L’intento è ovvio: fino a quando la macchina regionale del Lavoro la guidava Gatti, si era vicini alle Regioni del nord, oggi che la guida il centrosinistra siamo vicini alle Regioni del sud. Il vaniloquio di Gatti è figlio della disperazione.

Apri bene occhi ed orecchie, gentile Paolo Gatti, e aprite bene occhi e orecchie voi gattiani e simpatizzanti felini, perché adesso vi spiego come a dei bambini dell’asilo come si leggono i dati dell’ISTAT (a partire da quando Chiodi e Gatti hanno iniziato a governare questa Regione, fino agli ultimi dati relativi all’estate 2014).

Tasso di disoccupazione in ITALIA: 2008=6,7%; 2009=7,8%; 2010=8,4%; 2011=8,4%; 2012=10,7%; 2013=12,2%; 2014: primo trimestre 13,6%; secondo trimestre 12,3%; terzo trimestre 11,8%; per cui la media italiana dei primi tre trimestri del 2014 è pari al 12,56%.

Tasso di disoccupazione in ABRUZZO: 2008=6,6%; 2009=8,1%; 2010=8,8%; 2011=8,5%; 2012=10,8%; 2013=11,4%; 2014: primo trimestre 13,8%; secondo trimestre 11,9%; terzo trimestre 12,9%; per cui la media abruzzese dei primi tre trimestri del 2014 è pari al 12,86%.

Facendo la media dei tre trimestri del 2014, si vede che la media italiana di disoccupazione dell’anno in corso (12,56%) è di 0,3% inferiore alla media abruzzese di disoccupazione dell’anno in corso (12,86%), per cui l’Abruzzo va peggio dell’Italia soprattutto per colpa di Chiodi e Gatti che non hanno saputo indirizzare l’economia e il lavoro regionale, che non hanno incentivato un’economia sana, che non hanno indicato i settori produttivi dove dirigere gli investimenti, che non c’hanno capito niente.

Gatti bugiardo in BiancoMa la cosa più grave, ed è qui la mistificazione assoluta di Paolo Gatti, è che lui non dice che il dato della disoccupazione è un dato insignificante, in quanto si riferisce solo a coloro che sono formalmente in cerca di occupazione (per cui se io non lavoro e non sono formalmente in cerca di lavoro non rientro nella statistica).

Il dato vero ed effettivo, che offre il reale polso della salute del Lavoro, è quello sul numero degli occupati, cioè di coloro che concretamente hanno svolto attività di lavoro nell’intervallo temporale oggetto di analisi. Ecco i dati ISTAT del periodo di gestione Gatti.

Occupati in ITALIA: 2008=23.405.000; 2009=23.025.000; 2010=22.872.000; 2011=22.967.000; 2012=22.899.000; 2013=22.420.000; 2014: primo trimestre 22.172.000; secondo trimestre 22.446.000; terzo trimestre 22.552.000; media italiana occupati nei primi tre trimestri del 2014: 22.390.000. Quindi l’Italia nel 2013 ha perso il 4,21% degli occupati che aveva nel 2008 (cioè all’inizio della gestione Chiodi-Gatti), pari a 985.000 unità lavorative.

Occupati in ABRUZZO: 2008=518.000; 2009=494.000; 2010=494.000; 2011=507.000; 2012=508.000; 2013=490.000; 2014: primo trimestre 475.000; secondo trimestre 464.000; terzo trimestre 474.000; media abruzzese occupati nei primi tre trimesti del 2014: 471.000. Quindi l’Abruzzo nel 2013 ha perso il 5,41% degli occupati che aveva nel 2008 (cioè all’inizio della gestione Chiodi-Gatti), pari a 28.000 unità lavorative.

Se ne deduce che l’Abruzzo ha perso, negli anni dal 2009 a tutto il 2013, l’1,20% in più di occupati rispetto alla media degli occupati in meno che c’è stata in Italia. Questo vuol dire che, se la crisi è mediamente responsabile della perdita del 4,21% degli occupati, la premiata ditta Chiodi & Gatti è direttamente responsabile della ulteriore perdita dell’1,20% di occupati abruzzesi.

In termini numerici questo ulteriore 1,20% equivale a 6.200 lavoratori.

La conclusione è brutale quanto lapalissiana: la gestione regionale di questi incapaci politici, buoni solo a lagnarsi di quanto sia triste la crisi, ci è costata la perdita di ulteriori 6.200 lavoratori in aggiunta ai 22.000 che mediamente la crisi si è portata via dall’Abruzzo.

Questi sono i dati e questa è la lettura oggettiva degli stessi. Gatti la smetta di incensarsi sulla pelle della gente, ammetta di essere stato un asino alla prova dei fatti e si dimetta, ritirandosi definitivamente dalla vita politica.

Del resto, a bastonare le balle spaziali di Gatti ci ha pensato con tempismo perfetto (tre giorni fa, cioè il giorno dopo il post farneticante di Gatti) l’autorevole economista Giuseppe Mauro: “L’aspetto negativo che emerge dalla situazione economica è il crollo dell’occupazione. Rispetto al periodo pre-crisi, la perdita di posti di lavoro tocca le 50mila unità e per una regione piccola è un numero altissimo. Il fatto che induce a riflettere è che, in termini percentuali, questo dato supera la pur grave situazione del Paese. In Abruzzo c’è un vero e proprio crollo della domanda interna”.

Invece di vergognarsi, il mistificatore gigioneggia su facebook e si permette di fare la morale ai nuovi arrivati perché l’invidia della perdita del potere lo corrode dentro e non riesce a smettere di fare campagna elettorale, prendendo per il culo le schiere dei suoi innamorati, che poverini gli crederebbero pure se dicesse che l’Abruzzo era New York e oggi è una favela.

Persino l’infinitesimale partito del PSI, non più tardi dell’altro giorno, si è visto costretto ad esternare pubblicamente la cruda verità: “Le politiche del lavoro in Abruzzo sono state fallimentari e le risorse comunitarie sono state utilizzate da qualcuno solo per propaganda politica personale….”.

Quel qualcuno è Paolo Gatti.

5 Responses to "Paolo Gatti: il mistificatore assoluto"

  1. Il pignolo   4 dicembre 2014 at 11:31

    Mi scusi se le faccio notare che il plurale di fila,nel senso letterale o metaforico di gente incolonnata, è file. Le fila sono le trame (metafora tratta dal linguaggio settoriale del tessitore). Grazie.

  2. colui che non posta più su"i duepunti"   4 dicembre 2014 at 12:40

    O pignolottooooo sei tu certo di ciò che diciii?
    E se ti dicess’io che fila o file per ma pari son?
    Magari in forma un pohino anticaa?
    Ma perchè non posti relativamente all’articolo?

  3. colui che non posta più su"i duepunti"   5 dicembre 2014 at 10:01

    Vedo che non ti è neppure passata per la mente l’idea di consultare un vocabolario.
    O ninii t’avevo detto un pohino antiaa.

  4. marco moschetta   8 dicembre 2014 at 8:35

    Se Paolo Gatti e nervoso anche tu Francia non stai tanto sereno. Hai scritto spaginate di conticini mancando il punto che e il seguente Gatti o Dalfonso non possono fare assolutamente nulla per rilanciare l occupazione in abruzzo che non dipende nemmeno dalle politiche nazionali. Occupazione e disoccupazione in una economia aperta dipendono dai vantaggi di lungo termine all insediamento produttivo. Da quando la Cina e nel Wto intere produzioni prima abruzzesi o comunque locali (tessile in val vibrata, meccanica leggera in val sangro o calzature nel fermano) non riescono piu ad essere competitive e le aziende chiudono. As simple as that. La contabilita antigatti dei mezzi punti percentuali e il semplice frutto del mix produttivo abruzzese e della capacita (vedi casi come globo o acqua e sapone) cmq esistente da parte del abruzzo di riorientare la propria attivita.
    Gatti e tutta la politica italiana se mai hanno fatto finta di ignorare questo concetto che li ha resi irrilevanti a beneficio delle proprie posizioni di rendita. Ma non solo gatti: tutti!

  5. Marco Moschetta   10 dicembre 2014 at 12:24

    Se Paolo Gatti è nervoso Francia non è tranquillo.
    L’occupazione oggi dipende da flussi di investimento, creazione di aziende e chiusure di aziende su cui la politica locale nulla più può, specialmente con il vincolo di bilancio dell’Italia.

    Stare quindi a fare i calcoli minuziosi dei mezzi punti percentuali non serve a nulla: alcune delle competenze storiche dell’Abruzzo (la meccanica leggera, il tessile, il mobile) se ne sono andate per dinamiche di riassesto globali (la Slovacchia è diventata in breve uno dei principali paesi produttori nel settore auto, mentre per il tessile basta vedere cosa vende e dove compra un’altra azienda abruzzese: Globo. Del mobile non parlo, qualcuno è mai stato da Ikea a Sambuceto?).

    La perdita dell’Abruzzo è tutto sommato in linea con la perdita italiana (punto piu o punto meno, se mai bisognerebbe compararla all’Italia centrale) e non cè nulla che ne Gatti ne i suoi successori possono fare – a meno di non voler mettere mano al portafoglio (pubblico) e creare occupazione finta tipo i famosi 14 assunti del comune di Teramo.

    Ma se questo è un modello di sviluppo allora lo dica anche Francia… i cittadini ormai hanno capito che ad ogni euro in più di spreco pubblico corrisponde un euro in più di tasse. E quando ci sono troppe tasse, addio investimenti, addio sviluppo, addio consumi, addio crescita.

    Benvenute clientele.

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