La musica di “Nosenzo” e quella storia tutta abruzzese fatta di periferie, riscatto e gioia

Walter Nanni ph 2014di Walter Nanni –

Vi racconto una storia. È una bella storia: parla di musica, amicizia, riscatto, periferie, fatica, vita vera, gioia. Una storia tutta abruzzese nata lungo le strade del quartiere Rancitelli di Pescara, una delle zone più difficili e degradate d’Italia, e finita nelle canzoni di un cantautore di grande talento, un’anima bella. È la storia di Alessandro Nosenzo.

Fino a un anno e mezzo fa conoscevo solo distrattamente Nosenzo, sapevo che era un bravissimo chitarrista, che aveva suonato con tanti bravissimi musicisti anche in giro per l’Europa e che aveva collaborato a diversi progetti artistici insieme con persone che stimo. Niente di più.

Nosenzo - Gatopoulos
Nosenzo
(ph A. Gatopoulos)

Nell’estate del 2013 sono a Pescara per qualche mese e incontro, una sera per caso, Alessandro: mi parla della sua musica e sento una strana alchimia tra noi. Il giorno dopo viene a casa e mi porta, in una pennetta usb, due demo, due sue canzoni: un bellissimo valzer d’amore, una ballata romantica e un brano pieno di energie che s’intitola “Io vengo dal sud”. Io non capisco nulla di musica, nulla, ma credo di aver avuto sempre un buon orecchio e il mio lavoro in questi anni mi ha anche insegnato a riconoscere il talento, quello vero. Il primo ascolto mi sorprende e istintivamente lo esorto a continuare, a insistere con le sue canzoni e a scriverne altre. Il suo modo di usare le parole, la sua capacità di scrivere è molto originale e la sua musica piena di colori e suoni gitani, folk.

Mi rendo conto che mi trovo di fronte a qualcuno che ha qualcosa da dire e questo, in una noiosa giornata d’estate fa la differenza tra un giorno sprecato e uno bello. Gli chiedo da dove nasca Io vengo dal sud; so che le canzoni non vanno spiegate, che si fanno capire da sole quando sono buone, ma ho voglia di saperne di più. La curiosità mi frega, da sempre. “Il sud dove sono nato e cresciuto, il mio quartiere, la mia gente, sono la mia forza e la mia debolezza allo stesso tempo. Anche se sembrerà strano, io amo vivere lì: è un posto che mi stimola in continuazione. A volte però vorrei avere un “maestrale” che mi portasse via perché quello è un posto che rischia sempre d’inghiottirti”.

Non è importante se nasci in una bella città. Conta il tuo quartiere, il tuo microcosmo: è quello che ci condiziona la crescita, che ci forma o ci sforma.

Io Vengo Dal Sud 3
Il videoclip “Io vengo dal sud”

Alessandro è un fiume in piena. Mi parla della sua storia, di sua moglie Chiho (una meravigliosa ragazza giapponese da tanti anni a Pescara), della sua famiglia, delle sue idee sulla giustizia sociale e sulla politica contemporanea. Scopro un ragazzo, un uomo, con dei valori pazzeschi di fronte ai quali perfino le mie granitiche certezze vacillano. Una persona profonda, naturalmente allegra, che nella vita ha dovuto affrontare dolori e difficoltà enormi. Dopo qualche ora lo invito a rimanere a cena da me e scopro che non mangia carne, pesce, latte e derivati, che a casa cura un piccolo orto e che la sua è una scelta precisa e ragionata. Rimetto nel frigo le bistecche da fare alla griglia che avevo tirato fuori e ci buttiamo in una pasta pomodori e peperoni. Continuiamo a chiacchierare, cazzeggiare e scopro di avere un nuovo amico. Di questi tempi una cosa davvero rara.

Melozzi in Frack
Enrico Melozzi (al centro), compositore e produttore discografico

Artisticamente posso fare poco per lui. Ha bisogno di un produttore discografico, qualcuno che lo indirizzi bene. È stato ed è un bravissimo musicista, già formato e affermato, ma per fare canzoni e metterle nel circuito discografico che conta ci vuole altro. Chiamo Enrico Melozzi che conosce già Nosenzo, conosce il suo talento, ha già collaborato per alcune cose con lui in passato. Chiedo consigli e gli parlo delle canzoni che mi ha fatto sentire a casa. Enrico è una persona sensibile: le canzoni non solo le ascolta ma le analizza e decide di provare una eventuale collaborazione, malgrado tutti gli impegni, malgrado le oggettive difficoltà.

Dopo qualche settimana Melozzi decide di arrangiare il disco di Nosenzo e di produrlo, insieme a Valentina D’Ignazio, con la Cinik Records.

Me3lozzi D'Ignazio Nosenzo
Valentina D’Ignazio, Enrico Melozzi e Alessandro Nosenzo al Festival del Cinema di Roma, in un momento di pausa

A distanza di un anno e mezzo da quei giorni, “Dios del dinero”, un brano di Alessandro cantato in spagnolo, finisce nella colonna sonora realizzata da Melozzi per il film “Buoni a nulla” di Gianni Di Gregorio, esce il primo singolo del disco di Nosenzo e viene pubblicato il videoclip “Io vengo dal Sud”.

Nosenzo al Valle
Nosenzo in concerto al Teatro Valle Occupato nella primavera del 2014. A destra si riconosce il fisarmonicista abruzzese Danilo Di Paolonicola

Sì, una bella storia, tutta abruzzese, tutta senza fondi pubblici, senza l’aiuto fin qui di nessuna istituzione. Una storia che parla anche di amore per la propria terra e per i talenti che nasconde, a volte, in quartieri periferici abbandonati da tutti. Nella realizzazione del videoclip, come spesso succede quando l’aria, grazie all’arte, si riempie di energie positive, c’è stata una collaborazione spontanea e gratuita di tante persone senza le quali sarebbe stato impossibile realizzare una cosa bella con costi così contenuti. Loro sono stati il vero motore di tutto: dallo staff tecnico a quello artistico, dai musicisti alle comparse, dal trucco all’organizzazione delle locations. Li trovate tutti lì, nel video e nei titoli. Come una fotografia che ferma nel tempo un momento di felicità, passione, solidarietà. Io mi sono limitato a scattare la foto, niente più. Le immagini sono state girate tra Francavilla al mare, Pescara e Torre di Cerrano.

Io Vengo dal Sud - foto di Walter Nanni
Il videoclip “Io vengo dal sud”
(ph di W.Nanni)

Non so cosa succederà adesso, non so se la musica di Nosenzo arriverà davvero a tanta gente. Lo spero. E spero che i ragazzi ballino tanto su quelle note. Ovunque, in Italia e nel mondo.

So però che Melozzi e la Cinik Records hanno fatto un lavoro enorme, di grandissima qualità.

In questa storia c’ho guadagnato tanto, ci sono cresciuto dentro anch’io. Ho tanti amici veri in più, frequento abitualmente Alessandro, ho conosciuto la musica gitana, tanti aspetti belli che ha il quartiere Rancitelli e spezzato tanti stupidi pregiudizi.

È andata così.

9 Responses to "La musica di “Nosenzo” e quella storia tutta abruzzese fatta di periferie, riscatto e gioia"

  1. Luca Pelusi, Mosciano, Teramo.   2 dicembre 2014 at 22:23

    Penso che ormai in Abruzzo si sia raggiunta una certa maturità artistica ed una ottima capacità di raccontare storie. Lo fa Walter Nanni con i cortometraggi e Nosenzo con le sue canzoni. Si riescono a produrre videoclip molto suggestivi e professionali come questo “Io vengo dal Sud”. Se pensiamo a “Dieci in condotta”, ai “Supplemento Rapido” chi l’avrebbe mai detto che dopo “Verde Tv” (e qui devo ammettere che il palinsesto di quella televisione aveva una freschezza incredibile per la piccola Teramo) ci ritrovassimo Walter Nanni affermato attore comico e Enrico Melozzi compositore di musiche da film.
    Per non parlare di Arturo Valiante a San Remo con Rocco Papaleo.
    Quindi basta scuse, la piccola Teramo si fa sentire.

  2. Alberto   3 dicembre 2014 at 21:10

    Da Abruzzese vi dico di non delirare…l’Abruzzo e’ musicalmente almeno 20 anni indietro all’interno di un paese, l’Italia, che e’ a sua volta almeno 15 anni indietro…quei pochissimi validi musicisti Abruzzesi sono andati via da tempo…non basta fare l’intellettual-musicista scopiazzando musica pseudo folk e pop per parlare di maturità’ artistica abruzzese…giratevi intorno, e vedrete che il 90% dei musicisti o pseudo tali che vive in Abruzzo suona in cover e tribut band…la maggior parte dei chitarristi Abruzzesi sono rimasti ancora al blues e, quando va bene, al rock come concetto musicale e sonoro…per nulla aggiornati sulle nuove tecnologie, e chiusi nel loro giretto di amici e amicchetti che li applaudono perché riescono a fare la cover dei pink floyd o dei queen “uguale al disco”…invece quelli che provano a fare musica originale si perdono in scopiazzamenti di sonorita’ e generi vecchi e sepolti…senza idee e senza originalità’…anzi più’ “somiglia” a qualcosa e a qualcuno meglio dormono la notte…questa e’ la musica in Abruzzo al momento…se poi ce la vogliamo cantare e suonare tra di noi facciamolo pure, ma e patetico…

  3. Il pignolo   4 dicembre 2014 at 11:39

    Quanto fiele, Alberto…

  4. Marco D G   4 dicembre 2014 at 18:43

    Alberto classico commento alla tafazzi.pure quando viene fatta una cosa buona!!

  5. Sandro   4 dicembre 2014 at 22:22

    Alberto, quanto astio nel tuo commento!. Io in Abruzzo ci vedo una realtà musicale interessante e colta e persone che, pur affermandosi anche fuori (e per fuori intendo anche in quel mondo 35 anni avanti che citi tu) rimangono legate orgogliosamente a questa terra. Quando c’è da rendere onore al merito bisogna farlo, se poi invece si vuole solo rosicare e criticare accomodati pure, insieme a tutti gli altri che non ce l’hanno fatta e, con quell’animo, non ce la faranno mai. Concordo appieno con il commento di Luca Pelusi!

  6. alberto   5 dicembre 2014 at 11:35

    Ecco appunto, classiche risposte di chi mette la testa sotto la sabbia e non vuol vedere la realtà… io non ci godo a dire queste cose, dico solo la relata’ dei fatti, ma se non vogliamo vedere e accettare la mediocrità musicale in cui verte l’Italia e in particolare l’Abruzzo non c’e’ alcun margine di crescita. Siamo provinciali, questo e’ il nostro limite, ce la cantiamo e ce la suoniamo tra noi, metre il resto del mondo sta avanti di decenni…il resto del mondo non sa neanche che esistiamo e qui ci eccitiamo per un normalissimo e per nulla originale cantautore o per una cover band dei Queen o di Bon Jovi…ma ci rendiamo conto o no?

  7. fiorella   5 dicembre 2014 at 19:33

    ma leggo che si parla di sonorità…. di musica…già vista, niente di nuovo ecc…io trovo che tutto ciò è uno strumento per far passare dei messaggi, la propria storia, i propri racconti, il proprio modo di vivere, e la vera arte è questa, non è esaminare la musica e vedere se somiglia a questa o a quella, pare che chi critica abbia ascoltato solo la musica….ma le parole? il modo di dire certe cose? i sentimenti che si celano dietro a questo modo di cantare e di raccontare? la musica è una conseguenza naturale di accompagnare un messaggio con quello che si è studiato e conosciuto, Alessandro ha conosciuto mille sonorità vistii suoi studi, ma poi ha scelto quella che più rappresenta la sua forma espressiva, non credo che ci si debba per forza inventare qualcosa per raccontare con arte qualcosa….la musica esiste già, dentro di noi…..

  8. walter nanni   6 dicembre 2014 at 12:17

    La critica di Alberto credo sia legittima anche se non la condivido. Mi rimane però il dubbio che non abbia ascoltato il disco di Nosenzo e forse neanche la canzone di questo videoclip. Grazie a tutti per aver scritto qui.

  9. alberto   8 dicembre 2014 at 18:15

    Adesso non voglio passare per quello che mette in croce Nonsenso, ho ascoltato i suoi brani, dico solo che non trovo nulla di nuovo e di così’ originale…rispetto il suo tentativo di esprimere ciò’ che sente con la musica, dico solo che lo fa “appoggiandosi” su schemi e modi già’ sentiti…ma non e’ solo lui…e’ l’Italia intera che musicalmente e’ ferma da anni e anni…siamo avvitati su noi stessi e nessuno che provi anche per sbaglio a rompere gli schemi…non c’e’ sperimentazione sonora, nulla…ma tanto lo stesso non si guadagna più’ con la musica, tanto vale divertirsi a sperimentare no? e invece tutti a copiare e spesso anche male…se ascoltiamo la musica italiana degli anni 70 e parte degli 80 erano mille anni luce più’ avanti gli artisti dell’epoca che quelli attuali…

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